Sabato 13 Agosto 2022 | 14:28

In Puglia e Basilicata

La nostra crisi

Caso «Gazzetta»: dopo la richiesta di fallimento, rischio di manovre speculative

Caso «Gazzetta»: dopo la richiesta di fallimento, rischio di manovre speculative

Sull’ultimo bilancio della Edisud il peso delle svalutazioni. L'esercizio provvisorio è la richiesta per continuare le pubblicazioni

17 Maggio 2020

Massimiliano Scagliarini

Agli atti del procedimento di Catania che ha portato al sequestro – poi revocato – del patrimonio dell’imprenditore catanese Mario Ciancio Sanfilippo c’è una perizia che stima il valore netto della «Gazzetta del Mezzogiorno» tra gli 1,7 e i 4 milioni di euro. È per questo che l’istanza della Procura di Bari che ha chiesto il fallimento della Edisud (società editrice di questo giornale) e della Mediterranea (la concessionaria di pubblicità, che ne possiede anche la testata) si propone di «scongiurare che oggi intervengano manovre speculative al ribasso»: ovvero che qualcuno, a fronte di debiti accertati per 44 milioni di euro, possa appropriarsi per quattro soldi di «un patrimonio culturale indispensabile del Sud Italia». Un giornale, con la sua storia e il suo peso nella comunità.

Il procuratore aggiunto Roberto Rossi, con i pm Lanfranco Marazia e Luisiana Divittorio, ha dunque chiesto che intervenga il Tribunale fallimentare di Bari, facendo in modo però che la «Gazzetta» non cessi le pubblicazioni. Per tutelare, come è giusto, i creditori delle due società (in massima parte sono le banche, l’erario e i lavoratori), ma anche per evitare che il bene-giornale venga svenduto. Nel fascicolo aperto alcuni mesi fa (per ora, senza indagati) la consulenza dei periti Massimiliano Cassano e Michele Danza ha del resto evidenziato ciò che emerge dalla domanda di concordato preventivo cui Edisud ha rinunciato: in particolare l’enorme mole di perdite accumulata nell’ultimo bilancio approvato (quello del 2018), anche attraverso la svalutazione delle partecipazioni societarie che sono scese in un colpo di 13 milioni di euro.

Edisud controlla il 99% della Mediterranea, che ha a sua volta in pancia la proprietà della testata e della storica sede della «Gazzetta»: il palazzo di via Gorjux a Bari, bene appetibile per il mercato come dimostrano le offerte ricevute, tuttavia «ipotecato per debiti di Edisud spa». Nel 2018, a fronte di una situazione debitoria rimasta pressoché inalterata rispetto al passato, le perdite di esercizio di Edisud spa sono salite improvvisamente a 16,8 milioni dai 3,9 milioni di euro dell’anno precedente. Un risultato dovuto non al mercato asfittico della pubblicità né alle vendite calanti (come ci si potrebbe aspettare oggi nei conti di una società editoriale): secondo le parole del collegio sindacale dell’azienda, la perdita è stata «fortemente influenzata dalla svalutazione di partecipazioni». Cioè da una volontaria manovra di bilancio. Ecco, ancora una volta, da dove emerge il sospetto di «manovre speculative al ribasso» segnalato dalla Procura, i cui consulenti hanno invece ritenuto di valutare 25 milioni di euro la testata del giornale: una sostanziale differenza rispetto alla forchetta individuata dalla perizia di parte reperita agli atti.

La Fallimentare di Bari deciderà il 9 giugno. Quello che emerge dalle analisi contabili svolte dai consulenti della Procura è l’esistenza di un marchio forte (la «Gazzetta», appunto) ingabbiato in una società debole: «le criticità economico-finanziarie compromettono la capacità reddituale dell’impresa e ne erodono il valore aziendale», è detto nelle istanze di fallimento che parlano di «reiterato mancato pagamento di debiti essenziali per l’esercizio dell’attività d’impresa» e chiedono al Tribunale di autorizzare l’esercizio provvisorio. Ovvero di fare in modo che il giornale resti sul mercato per il tempo necessario a completare le procedure concorsuali (quelle previste dalla legge), per evitare il «danno grave» derivante dall'interruzione dell'attività economica. Se le rotative si fermassero si perderebbe l’avviamento valutato appunto in 25 milioni di euro: un danno enorme – anche per i creditori - «superiore alle ipotetiche perdite che si avrebbero nel periodo necessario a vendere il complesso aziendale». Con la stessa identica procedura (istanza di fallimento, esercizio provvisorio, vendita all’asta) i Tribunali italiani hanno salvato aziende grandi e piccole, spesso simboli dei propri territori come lo sono le squadre di calcio: anche un giornale appartiene alla comunità di cui è voce. 

© RIPRODUZIONE RISERVATA

Lascia un commento:

Condividi le tue opinioni su

Caratteri rimanenti: 400

Carica altre news...

 

PODCAST

 

PRIMO PIANO

 
 
 
 

BLOG

- News dai Territori -
 
Editrice del Mezzogiorno srl - Partita IVA n. 08600270725