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Commissione Finanze

Mittal, bocciato emendamento per immunità. Senatori M5S: fiducia a Patuanelli, ma no scudo

Inammissibile la richiesta di Italia Viva e Forza Italia: con c'entra con il dl fisco. FI: faremo ricorso

Conte: «Mittal chiede 5000 esuberi, inaccettabile». Governo disponibile a discutere immunità

La commissione Finanze della Camera ha giudicato inammissibili gli emendamenti presentati da Italia Viva e Forza Italia per reintrodurre lo scudo penale per l’ex Ilva. In base a quanto si apprende la motivazione sarebbe l'estraneità di materia. Gli emendamenti erano stati presentati al dl fisco. Le forze politiche ora possono fare ricorso: l’esito dovrebbe arrivare in giornata. Sia l'emendamento di FI sia quello di Iv chiedevano la reintroduzione dell’esonero «da responsabilità penale e amministrativa per le condotte di attuazione del Piano ambientale di Ilva». Il capogruppo di Fi alla Camera, Maristella Gelmini, ha annunciato che farà ricorso.

Intanto, il presidente del Tribunale Bichi ha assegnato il procedimento alla sezione A delle materie delle imprese non perché il caso ArcelorMittal-Ex Ilva sia una materia compresa nella competenza funzionale prevista dalla legge, ma perché a Milano la quattordicesima sezione ha anche competenze su materie ordinarie tra cui le cessioni di azienda per le quali il giudice è monocratico.
E’ quasi certo che sarà lo stesso presidente Marangoni a occuparsi della causa che, come si legge nell’atto di citazione della società franco-indiana, è fissata per il 6 maggio 2020.

«Questa mattina con i capigruppo in commissione del MoVimento 5 Stelle alla Camera abbiamo deciso di affrontare i nodi della questione ex Ilva in un incontro - che si terrà questa sera stessa - tra i nostri portavoce a Montecitorio e il ministro Patuanelli. La nostra stima e la fiducia nel lavoro del ministro e del presidente Conte, unitamente alla nostra profonda conoscenza delle tante implicazioni della questione Ilva, troveranno una sintesi utile per tutelare al contempo la salute e il lavoro dei cittadini di Taranto. Individueremo, come sempre attraverso il dialogo e il confronto, le soluzioni migliori e ogni decisione sarà assunta in maniera collegiale». Lo afferma il capogruppo vicario del Movimento 5 Stelle alla Camera Francesco Silvestri.

LE PAROLE DI PATUANELLI

«Non c'è un diritto di recesso come sostiene ArcelorMittal. E’ una convinzione profonda del Governo, dice il ministro Stefano Patuanelli della posizione di ArcelorMittal sull'ex Ilva. «Non mi sembra che ci sia stata una modifica alle norme che
renda impossibile il piano industriale», sottolinea in conferenza stampa al ministero dello Sviluppo.

«Stiamo valutando qualsiasi cosa», risponde poi a chi gli chiede se il governo stia valutando anche altri partner per l’ex Ilva, a margine del question time alla Camera.

«Rischio di chiusura degli altiforni a Taranto? «Credo non si debba arrivare a quel punto che sarebbe una complicazione per qualsiasi scenario post Mittal, ma io non voglio che si arrivi ad uno scenario post Mittal”, dice il ministro dello Sviluppo economico, Stefano Patuanelli, ribadendo che il Governo ritiene che il gruppo non ha diritto di recesso dal contratto per l’ex Ilva. È una cosa che «si chiarirà». «E’ la stessa ArcelorMittal, dice, che dovrà portare avanti il lavoro di rilancio avviato per l’ex Ilva ed in particolare per l'acciaieria di Taranto».

«Sarebbe la battaglia legale del secolo, e noi speriamo che ci sia un barlume di saggezza che porti ArcelorMittal a più miti consigli», dice il ministro dello Sviluppo economico, Stefano Patuanelli, del confronto sull'ex Ilva.
«Riteniamo che sia interesse anche di ArcelorMittal: anche se è uno dei più grandi gruppi siderurgici al mondo non credo che faccia bene neanche alla stessa ArcelorMittal quello che sta facendo in questo Paese».

REGIONE PUGLIA: MORSELLI ASSICURA PAGAMENTI INDOTTO 

«Il presidente e amministratore delegato di Aminvestco Italia, Lucia Morselli, ha rassicurato il presidente della Regione Puglia, Michele Emiliano, sul rispetto degli impegni di pagamento nei confronti delle aziende dell’indotto» dell’ex Ilva di Taranto. Lo comunica la Regione Puglia precisando che «nel pomeriggio Emiliano ha incontrato a Bari Morselli».

SENATORI M5S VOTANO FIDUCIA A PATUANELLI MA NO A SCUDO

I senatori M5s hanno detto sì, solo con 5 voti contrari, ad un documento in 4 punti sulla vicenda A.Mittal. Il documento - si apprende da diversi partecipanti - dà piena fiducia alla trattativa di Stefano Patuanelli e non collega la vicenda ex Ilva alla fiducia al governo Conte. Nel testo,inviato ai deputati, si sottolinea che lo scudo penale non è tema di discussione. E che se per ragioni legali dovesse riproporsi, l’argomento deve essere sottoposto all’assemblea dei parlamentari alla presenza del presidente del Consiglio.

CONTE: SAREMO DURISSIMI IN BATTAGLIA GIUDIZIARIA 

«C'è la vertenza con Arcelor Mittal: saremo durissimi sotto il profilo legale del contrasto e della battaglia giudiziaria. Stiamo adesso valutando dal punto di vista tecnico e produttivo che prospettive reali e concrete ci sono». Lo ha detto a Camerino il premier Giuseppe Conte rispondendo alle domande dei giornalisti. «L'emergenza non è l’ex Ilva - ha precisato - parlo di Cantiere Taranto», un "dossier più ampio. Quello che è chiaro, se parliamo anche di questo capitolo importante del dossier, è che noi vogliamo che questa sia la chance per realizzare il piano di risanamento ambientale forse più cospicuo più serio, efficace ed efficiente che sia stato mai realizzato in Italia».

«Adesso siamo subentrati - ha osservato Conte -. Ho chiesto a raccolta il sistema Italia: non il presidente del Consiglio, non il Governo, ma tutta l’Italia deve dimostrarmi cosa è capace di fare in termini di risanamento ambientale, come riesce a coniugare salute, tutela dell’ambiente e lavoro. Vedrete - ha assicurato - sono confidente che il sistema Italia sarà all’altezza».
Sulla necessità di trovare un equilibrio nel governo, il premier ha minimizzato: «Non c'è da raggiungere un equilibrio... - ha risposto ai giornalisti - ho letto tante ricostruzioni sui quotidiani, io ero protagonista. Avrei da raccontare una diversa versione». «Ieri - ha riferito - ho incontrato alcuni parlamentari del Movimento 5 stelle, tarantini e pugliesi, ovviamente sono disponibile a incontrare altri parlamentari. Mi è stato chiesto dai parlamentari pugliesi perché non li ho potuti incontrare quando sono stato a Taranto e volevano un ragguaglio, un aggiornamento. Sono disponibile - ha concluso - a incontrare tutti in qualsiasi momento, salvi gli impegni istituzionali».

DI MAIO: NON CREDO SI ARRIVERA' AL VOTO SULLO SCUDO - 

La decisione del no allo scudo appare in linea con le dichiarazioni rese questa mattina a Radio 24 dal ministro degli Esteri e capo politico del M5S, Luigi Di Maio: «Non credo che si arriverà al voto sullo scudo perchè il tema degli alibi poteva valere due mesi fa ma adesso, in pieno contenzioso, non ha senso. Quando noi impugneremo l’atto non ha senso inserire lo scudo. Se siamo in una trattativa, introdurre uno strumento che, secondo la stessa multinazionale, non impedirebbe di avere
cinquemila persone in mezzo alla strada, non ha senso».

«In una trattativa oggi, prima si siedono al tavolo, poi si parla di soluzioni - ha proseguito Di Maio -. In generale, questa multinazionale sta abbandonando tante acciaierie, Sudafrica, Polonia, Spagna. C è un problema con l’acciaio che viene dalle guerre commerciali tra Trump e la Cina e i dazi di Trump sull'Europa. Questo non ha consentito di vendere l’acciaio che avevano previsto, e questo sta purtroppo facendo rischiare di avere 10 mila persone sulla strada. Noi dobbiamo tutelare queste persone, e tutelare i cittadini di Taranto, che devono respirare.

Il leader dei Cinquestelle ha quindi replicato a chi ha accusato gli ultimi governi di aver creato un quadro giuridico non chiaro, che ora l’Arcelor userebbe come scusa per andarsene. "C'era un quadro giuridico non chiaro anche in Sudafrica e in Polonia? Oppure forse questa multinazionale aveva fatto conti sulla vendita di acciaio che non corrispondevano al vero due anni fa? D’ora in poi - ha affermato - quando arriva un privato che presenta un piano industriale, va analizzato con più attenzione, da strutture più forti. Noi l’abbiamo potenziato, ma prima c'erano tre persone a fare le valutazioni. Qui delle due l'una: o Arcelor ha sbagliato i conti sull'acciaio che voleva produrre, e non bisognava aspettare un anno per capire che i dazi di Trump avrebbero condizionato il settore, oppure ha fatto una guerra di posizione: cioè ha comprato gli stabilimenti per chiuderli, perchè così continua a produrre in India o in altre parti del mondo. Io spero nella prima ipotesi, perchè nella seconda ci sarebbe il dolo».

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