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Mittal, depositato recesso. Conte diviso su scudo penale con il M5S. Di Maio: chi fa disastri, paga
Nuovo incidente in fabbrica

Il premier invita ad aprire un "cantiere Taranto", per un rilancio generale della città

Ex Ilva, sindacati: anomalie su assunzioni e esuberi

Col fiato sospeso sul futuro dello stabilimento ex Ilva di Taranto dopo l’addio formalizzato dalla multinazionale ArcelorMittal, gli operai del siderurgico hanno dovuto affrontare anche un incidente che ha provocato «fiamme altissime» che hanno quasi raggiunto i tubi del gas all’interno della 'Acciaieria 2'. Intanto, mentre il governo lavora a una soluzione che possa far restare ArcelorMittal a Taranto, valutando anche il reintegro dello scudo penale purché non ci siano i cinquemila esuberi necessari secondo la multinazionale per andare avanti, l'Usb ha proclamato lo sciopero generale per venerdì 29 novembre, con una manifestazione nazionale a Taranto. 

I legali di ArcelorMittal hanno depositato all’iscrizione a ruolo in Tribunale a Milano l’atto di citazione per il recesso del contratto di affitto, preliminare all’acquisto, dell’ex Ilva. Ora il procedimento passerà al presidente del Tribunale Roberto Bichi che provvederà ad assegnarlo ad una delle due sezioni specializzate in materia di imprese. Sembra che l'assegnazione avverrà già domani.

E Giuseppe Conte, mentre già studia un «piano B», prepara l’ultima trattativa con Mittal, in vista di un tavolo che però non è ancora convocato. A complicare le cose ci si mettono i parlamentari pugliesi del M5s, che fanno muro contro l’ipotesi di un nuovo «scudo» penale. «Se fai un disastro ambientale paghi», dice anche Luigi Di Maio. E si alza la tensione con il premier e gli alleati: «senza una voce unica» si rischia di sbattere, torna ad avvertire il Pd.

DI MAIO SU SCUDO: SE PROVOCHI DISASTRO, PAGHI - «Se provochi un disastro ambientale, si deve pagare». Lo ha detto Luigi Di Maio, ministro degli Esteri e capo politico del M5S a «Fuori dal coro», che andrà in onda stasera alle 21.30 su Rete 4, parlando dell’ex Ilva, a proposito dello scudo penale. E ha aggiunto: «Non esiste la bacchetta magica, serve il tempo che serve per mettere a norma quell'impianto».

«Dire oggi sì alla nazionalizzazione - ha aggiunto - significa dire agli indiani ve ne potete andare. Bisogna dire invece che non se ne possono andare. Noi andremo contro di loro in giudizio con un cautelare che presenteremo nei prossimi giorni». 

UN PRESIDIO ANTI ILVA DAVANTI ALLA FABBRICA - Un presidio di mamme, cittadini e rappresentanti di associazioni del fronte anti-Ilva - che chiedono la chiusura della fabbrica, le bonifiche con il reimpiego degli operai e la riconversione economica del territorio - è annunciato per domani davanti la Portineria D (ingresso lavoratori) dello stabilimento siderurgico ArcelorMittal di Taranto. Una nuova iniziativa, spiegano i promotori, «in difesa del diritto alla salute dei tarantini. In queste ore cruciali per il futuro di Taranto il Governo non può ignorare la voce e le rivendicazioni dei cittadini».

NUOVI PRESIDI SANITARI SUL TERRITORIO - E’ allo studio del ministero della Sanità, a quanto si apprende, un rafforzamento dei presidi del servizio sanitario nazionale sul territorio di Taranto. Il ministro Roberto Speranza potrebbe portare la proposta, su cui si sta lavorando in queste ore, sul tavolo del Consiglio dei ministri di giovedì, nel quale il premier Conte vuole avviare una discussione sul cosiddetto «cantiere Taranto».

IL RECESSO NON FERMI IL CONFRONTO - I sindacati dei metalmeccanici "esprimono valutazioni diverse» da ArcelorMittal sul sussistere delle condizioni per rescissione del contratto e retrocessione dei rami d’azienda dell’ex Ilva. Lo scrivono all’azienda ed ai commissari straordinari i segretari generali delle organizzazioni dei metalmeccanici, Fiom, Fim e Uilm, indicando  come «urgente l’incontro ed il confronto per discutere sulle prospettive e sul rispetto degli accordi e degli impegni assunti». Auspicano che la sede sia il ministero dello Sviluppo.

Fiom-Cgil, Fim-Cisl e UIlm-Uil rispondono formalmente alla lettera del 5 novembre con cui ArcelorMittal ha comunicato ai sindacati l’avvio della procedura prevista per il trasferimento d’azienda, che nel caso è legata all’intenzione di 'retrocederè l’ex Ilva ai commissari straordinari. I tre segretari generali, Francesca Re David, Marco Bentivogli e Rocco Palombella, «esprimono - si legge nella lettera - valutazioni diverse» da quelle sostenute da ArcelorMittal «sulla sussistenza delle condizioni giuridiche per la rescissione del contratto di affitto e quindi per la procedura di retrocessione dei relativi rami di azienda in capo a Ilva, come già espresso dai Commissari straordinari. "riteniamo in ogni caso - proseguono - urgente l’incontro ed il confronto per discutere sulle prospettive e sul rispetto degli accordi e degli impegni assunti. Auspichiamo inoltre - concludono - che tale incontro si svolga presso il ministero dello Sviluppo economico» dove ha avuto luogo la procedura «che si è conclusa con l’accordo del 6 settembre 2018».

BOCCIA: L'ITALIA NON PUO' FARE A MENO DELL'ILVA - L’Ilva «potrebbe tra l’altro essere una grande occasione per riparlare di sviluppo del Paese e del Mezzogiorno» . Lo afferma il presidente di Confindustria Vincenzo Boccia sottolineando che «non si può fare a meno dell’Ilva, perché è una parte fondamentale della siderurgia italiana». «Serve molta parte dell’industria italiana - ha aggiunto - e se vogliamo mantenere una posizione di rilievo della questione industriale europea, essendo noi tra l’altro la seconda manifattura d’Europa, (l'Ilva) è un elemento imprescindibile». 

PRODUZIONE FERMA A CRACOVIA - ArcelorMittal ha già deciso di procedere con il blocco della produzione a Cracovia. Lo annuncia l’azienda sul suo sito polacco, ricordando che si tratta di una decisione presa a maggio scorso e che sarebbe dovuta partire a settembre, ma che era stata rinviata. ArcelorMittal Polonia, si legge nella nota, «è costretta a interrompere temporaneamente le operazioni primarie a Cracovia il 23 novembre». Si ripartirà, prosegue la nota, «quando le condizioni del mercato miglioreranno» a sufficienza.

«In precedenza - si legge ancora nella nota - l’azienda aveva rimandato la decisione originaria di interrompere le operazioni da settembre, prendendo misure eccezionali per adeguare la capacità dei tre altiforni, uno a Cracovia e due a Dabrowa Gornicza, ai livelli più bassi della domanda». Si tratta di una decisione già presa in passato, spiega ancora l’azienda: tra agosto 2010 e marzo 2011 le operazioni furono fermate e «successivamente ripartirono una volta che il mercato migliorò».

«Le nostre tre fornaci - spiega l’a.d. di ArcelorMittal Polonia Geert Verbeeck - stanno al momento lavorando al loro minimo tecnico, quindi non possiamo ridurre ulteriormente i volumi di produzione. Dal momento che la situazione del mercato dell’acciaio continua a deteriorarsi e le previsioni restano cupe, purtroppo non abbiamo altra scelta». Stando ai dati dell’azienda, infatti, «il settore dell’acciaio globalmente sta registrando una enorme sovrapproduzione, eccedente i 400 milioni di tonnellate. Secondo Eurofer, la domanda di acciaio in Europa è attesa in calo del 3,1% nel 2019, contro le previsioni precedenti di una flessione dello 0,4%. Tutto ciò a causa dell’incertezza, delle tensioni sui dazi e di questioni geopolitiche che pesano sugli investimenti e sul commercio». ArcelorMittal cita in particolare le difficoltà dell’industria dell’auto.
Quanto alla forza lavoro, spiega l’azienda, «abbiamo individuato soluzioni per tutti i dipendenti coinvolti in questa decisione».

SINDACATI: SI BUCA CALDAIA, FIAMME ALTISSIME - Nel reparto Acciaieria 2 dello stabilimento siderurgico Arcelor Mittal di Taranto una 'siviera' (una caldaia di colata che contiene metallo fuso) appena uscita dal 'Convertitore 1' si sarebbe bucata «sversando acciaio in fossa e procurando fiamme altissime che hanno raggiunto alcune tubazioni di gas». È quanto denunciano Fim, Fiom e Uilm, precisando che «solo l’intervento tempestivo dei vigili del fuoco che hanno gestito l’emergenza in maniera professionale ha evitato il peggio».

«Oltre al grave episodio - rilevano i sindacati - nell’intervento emerge una mancanza inaudita, la completa assenza della distribuzione d’acqua della linea d’emergenza che doveva essere utile al reintegro delle cisterne e di supporto a tutta l’acciaieria in caso di incendio». Le Rsu di Fim, Fiom e Uilm ritengono «intollerabile l’intero accaduto a dimostrazione che l’Acciaieria 2 e tutti gli altri impianti necessitano di interventi immediati, e di una seria manutenzione ordinaria e straordinaria sino ad oggi solo annunciata senza nessun effettivo intervento».
I sindacati chiedono «un incontro urgente per trovare una soluzione definitiva, atta ad evitare ulteriori episodi, attraverso l’impiego concreto di attività manutentiva».

SCIOPERO IL 29 NOVEMBRE - L’Usb ha proclamato lo sciopero generale nazionale per tutta la giornata di venerdì 29 novembre, con manifestazione nazionale a Taranto, «perché il ricatto che si vuole far ingoiare ai lavoratori dell’ex ILVA è lo stesso ricatto che usano contro tutti i lavoratori ogni giorno». Lo annuncia un comunicato il sindacato secondo cui «a Taranto va in scena l’ennesima rapina utilizzando il ricatto del lavoro. Come già accaduto nelle ferrovie, nelle autostrade, nelle tlc e come sta accadendo in Alitalia si vogliono regalare miliardi pubblici alle multinazionali italiane o straniere, facendo perdere al paese quel poco che rimane della sua vocazione industriale». «Si vuole costringere una città a piangere altri morti e a continuare a sopportare i fumi e le polveri omicide dell’ex ILVA - è detto - pur di salvaguardare l’occupazione, e nemmeno tutta. Di fronte al fallimento dei finti piani di risanamento ambientale e allo smascheramento degli intenti di rapina di A.Mittal non si può piegare ancora la testa, come vorrebbero Cgil, Cisl e Uil in cambio di qualche esubero in meno».

GUALTIERI: SI DEVE CONTINUARE A PRODURRE - «Vogliamo il ripristino degli approvvigionamenti, l’Ilva deve continuare a produrre e il governo è impegnato collegialmente per questo obiettivo». Lo ha detto il ministro dell’Economia Roberto Gualtieri nel corso dell’audizione sulla manovra in Senato, sottolineando che «gli obiettivi di bonifica sono tanto più realizzabili quanto più va avanti il piano industriale, sono strettamente legati». Il tema all’ordine del giorno per l'Ilva non è la nazionalizzazione, ma «il rispetto degli accordi e l’individuazione di una soluzione sostenibile di mercato e di rilancio, anche per il conseguimento degli obiettivi di bonifica. Piano industriale e ambientale sono strettamente collegati, si deve puntare al ripristino degli approvvigionamenti e che l’Ilva continui a produrre. Il governo è impegnato collettivamente e collegialmente a questo obiettivo». Sulla ex Ilva «c'è un lavoro importante condotto dal premier in persona, che testimonia l'importanza che il governo dà alla vicenda». Lo ha detto il ministro dell’Economia, Roberto Gualtieri, in commissione bilancio. C'è la «necessità di impegnarsi per garantire il conseguimento degli obiettivi del piano ambientale, che spettano ad ArcelorMittal. Occorre avviare un dialogo. Il governa deve mettere in campo strumenti una siderurgia a Taranto moderna, competitiva e ambientalmente sostenibile».

CONTE AI MINISTRI: FATE PROPOSTE PER RIGENERARE TARANTO - Non solo l’ex Ilva, Taranto versa in «una più generale situazione emergenziale», di fronte a cui "reputo necessario aprire un 'Cantiere Taranto', all’interno del quale definire un piano strategico, che offra ristoro alla comunità ferita e che, per il rilancio del territorio, ponga in essere tutti gli strumenti utili per attrarre investimenti, favorire l’occupazione e avviare la riconversione ambientale». È quanto scrive il premier Giuseppe Conte in una lettera ai ministri, il cui testo è riportato su Repubblica.

«Il rilancio dell’intera area necessita di un approccio globale e di lungo periodo. La politica deve assumersi la responsabilità di misurarsi con una sfida complessa, che coinvolge valori primari di rango costituzionale, quali il lavoro, la salute e l’ambiente, tutti meritevoli della massima tutela, senza che la difesa dell’uno possa sacrificare gli altri», evidenzia Conte, che chiama i ministri a presentare subito proposte.

In vista del prossimo Consiglio dei ministri di giovedì 14 novembre li invita, infatti, nell’ambito delle competenze di ogni singolo dicastero, ad elaborare e a presentare proposte, progetti, soluzioni normative o misure specifiche, sui quali avviare, in quella sede, un primo scambio di idee. La discussione - spiega - proseguirà poi «all’interno della cabina di regia che ho intenzione di istituire con l’obiettivo di pervenire, con urgenza, a soluzioni eque e sostenibili».
Conte aggiunge che già il ministro della Difesa Lorenzo Guerini «ha comunicato l’intenzione di promuovere un intervento organico per il rilancio dell’Arsenale», e il ministro per l'Innovazione Paola Pisano «ha rappresentato la volontà di realizzare un progetto di ampio respiro, affinché Taranto possa diventare la prima città italiana interamente digitalizzata».

EMILIANO: SU DECARBONIZZAZIONE AVEVO TUTTI CONTRO - «Sono quattro anni che ripeto con pazienza che l’Ilva va decarbonizzata, in un contesto in cui inizialmente avevo tutti contro, avevamo contro chi voleva chiudere Ilva e chi voleva mantenerla così com'è. Il Partito democratico che aveva una posizione completamente diversa, perché sosteneva che Ilva doveva funzionare così com'era, evidentemente ha cambiato posizione». Lo ha detto il presidente della Regione Puglia, Michele Emiliano. «Ieri - prosegue - è stato approvato dall’assemblea del Pd di Taranto un documento che individua nella decarbonizzazione unica strada possibile. E’ la stessa posizione del governo nazionale che noi stiamo supportando in tutte le maniere, il lavoro del premier Giuseppe Conte è determinante per una riconnessione tra l'industria e la salute delle persone, un percorso difficile perché avremo ancora fischi e problemi ma l’unità che si è realizzata, anche ieri sera qui in Regione, non si era mai verificata prima». «L'innovazione degli impianti - ha concluso - può essere finanziata da piani da 100 miliardi pronti dell’Unione Europea. E’ adesso il momento per dare il colpo di reni e uscire da questa catastrofe»

LANDINI: SERVE TAVOLO CON AZIENDA E SINDACATI - «Abbiamo detto con molta chiarezza che c'è bisogno che venga convocata dal governo non solo ArcelorMitral ma che si apra una discussione anche con i sindacati, con cui l’accordo è stato firmato. Stiamo chiedendo che l’accordo» di settembre 2018 «venga completamente applicato». Così il segretario generale della Cgil, Maurizio Landini, a margine di una iniziativa sulla previdenza, sostenendo che «non è nei tribunali che si discutono questi problemi ma al tavolo di trattativa». E rilanciando l’idea per cui «sarebbe utile che il governo mettesse sul tavolo la disponibilità ad una presenza pubblica». "Abbiamo detto all’azienda di ritirare la revoca e di sedersi al tavolo e al governo di muoversi ripristinando le regole legislative», ha proseguito. Per quanto riguarda i 5mila esuberi, Landini ha rimarcato che «a noi non è stato comunicato dall’azienda, che non ha parlato con le organizzazioni sindacali». Comunque parlare di «numeri di quel genere vuol dire mettere in discussione gli impegni scritti che ArcelorMittal ha preso verso di noi, verso il paese, verso il governo. Non è accettabile che qualcuno si svegli la mattina e dica che fa saltare l’accordo». Dunque, ha rimarcato Landini, «bisogna far applicare l’accordo e far cambiare idea all’azienda».

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