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L’ipotesi è che Michele Nardi, l’ex gip ora in carcere con l’accusa di essere il capo della cricca che truccava processi in cambio di denaro, possa essere intervenuto sul Tribunale di sorveglianza di Bari per evitare che Flavio D’Introno finisse in carcere. L’imprenditore di Corato, considerato il corruttore dei giudici tranesi, aveva ed ha sulle spalle una condanna definitiva a cinque anni e mezzo per usura. E questo intervento sulla Sorveglianza fa parte dei nuovi accertamenti avviati dalla Procura di Lecce dopo la chiusura del primo troncone dell’inchiesta.

Ne ha parlato lo stesso D’Introno, nei nuovi interrogatori di cui la «Gazzetta» ha già dato conto. E l’argomento è saltato fuori, nella penultima udienza dell’incidente probatorio, durante l’esame dell’ex pm tranese Antonio Savasta. «Nardi - è la domanda posta a Savasta dal pm Roberta Licci - le ha mai riferito di suoi interventi presso la Sorveglianza che si doveva occupare dell’esecuzione della sentenza di D’Introno?».

«Sì - è la risposta dell’ex pm -, genericamente [Nardi] mi disse bisogna vedere anche lì, dalla Sorveglianza, se c’è la possibilità di aiutare il D’Introno così magari con il discorso di qualcosa di alternativo rispetto alla detenzione il D’Introno poteva evitare di parlare». Il problema di Nardi e Savasta, nei giorni che hanno preceduto l’arresto di gennaio, era infatti convincere D’Introno a non collaborare con la Procura di Lecce come invece l’imprenditore ha fatto registrando con il cellulare gli incontri con Savasta. D’Introno, che aveva speso due milioni per tentare di non farsi condannare, era invece ossessionato dall’idea di finire in carcere. Cosa poi non avvenuta perché, come lui stesso ha raccontato durante l’incidente probatorio, D’Introno ha ottenuto la sospensione dell’esecuzione per motivi medici.

Ecco perché la pm Licci incalza, chiedendo a Savasta se Nardi «ne parlò genericamente oppure ne parlò più nel dettaglio». «Io mi ricordo genericamente - è la risposta -. Non parlò di giudici o di cose, parlò presso la Sorveglianza». L’accusa fa riferimento al colloquio con Savasta che D’Introno registra il 1° novembre 2018, quello (finora coperto da omissis) in cui l’ex pm dice «No è che è in regressione perché Nardi ha detto alla Sorveglianza, ha detto alla Maffei... Ha detto che lui invece ha tentato di aiutarti». «Volevo capire che cosa le disse Nardi in proposito», chiede la Licci a Savasta. «Nardi - è la risposta - mi disse soltanto che avrebbe provato a vedere sul discorso della sorveglianza. Di parlare bene di D’Introno. Però posso dire anche che lì [nel colloquio registrato] aggiungevo, nel senso di rassicurare D’Introno perché anche D’Introno diceva “io finisco dentro”. Accentuavo il fatto che Nardi potesse intervenire per aiutarlo perché non volevo creare una situazione nella quale il D’Introno ad un certo punto dicesse “basta, vado dai Carabinieri e chiudiamo la storia”. Quindi dicevo anche di più di quello che Nardi in effetti mi aveva detto».

Tra le domande della Licci a Savasta ce n’è anche una su Nicola Pappalettera, il commercialista rinviato a giudizio a Trani per infedeltà patrimoniale nel caso dell’hotel Salsello di Bisceglie. Un’altra vicenda (la «Gazzetta» l’ha riassunta ieri) finita nel mirino della Procura di Lecce. «Il dottor Pappalettera è stato per un periodo il commercialista mio, personale», ha detto Savasta, raccontando di essersi fatto assistere per «l’affitto della masseria intorno al 2010». Pappalettera è il liquidatore del Salsello, e l’ex pm Scimè aveva chiesto per due volte l’archiviazione di una querela nei suoi confronti sulla base di una perizia di un altro commercialista, Massimiliano Soave, su cui oggi si concentrano le verifiche.

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