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Emiliano, fascicolo su caso Spina anche alla Corte dei Conti

Per la nomina in InnovaPuglia si ipotizza l'abuso d'ufficio

Emiliano, fascicolo su caso Spina anche alla Corte dei Conti

L’inchiesta che riguarda la nomina di Francesco Spina nel cda di InnovaPuglia, che ha portato la Procura di Bari a notificare un avviso di proroga delle indagini al presidente Michele Emiliano, è partita da una richiesta della Corte dei conti. Ed è davanti ai giudici contabili che potrebbe tornare se l’Autorità nazionale anticorruzione dovesse confermare che la scelta dell’ex sindaco di Bisceglie era vietata dal decreto Severino.

È questa la tesi in base a cui il pm Chiara Giordano ipotizza (a carico di Emiliano, di Spina e di un dirigente regionale) il reato di abuso d’ufficio. Con la proroga, che ha reso noti i nomi delle persone indagate, l’accusa ha altri sei mesi per portare avanti gli approfondimenti e potrà, eventualmente, chiedere l’archiviazione del fascicolo. Ma il piano penale è distinto da quello contabile: anche la Procura regionale della Corte dei conti ha infatti delegato alla Finanza uno specifico approfondimento, con gli tessi documenti posti alla base dell’indagine penale. Questo perché il Dlgs 39/2013 è molto chiaro sulle nomine: «I componenti degli organi che abbiano conferito incarichi dichiarati nulli sono responsabili per le conseguenze economiche degli atti adottati». Tutto questo non ha tolto il buonumore a Emiliano. «Per me - ha detto intervenendo in un convegno a Bari - non è la giornata giusta per parlare di questioni giuridiche. Abbiamo una controversia sull’interpretazione di alcune norme che sta facendo il giro d’Italia».

L’incarico di Spina vale 20mila euro lordi l’anno. Il 2 agosto 2017, quando l’assemblea dei soci ha formalmente proceduto alla nomina sulla base della delibera di giunta regionale del mese precedente, Spina era ancora in carica come sindaco di Bisceglie. Questo è il motivo per cui, in base al decreto Severino, l’ex esponente di centrodestra transitato nel Pd era in condizione di inconferibilità: doveva infatti trascorrere almeno un anno. Ma era inconferibile anche in quanto presidente di un «Gal», e lo era anche perché titolare di vecchi incarichi di difesa legale affidati dalla Regione peraltro finiti (per sua volontà) in contenzioso. Situazioni che Spina avrebbe dovuto dichiarare e che - per la Procura - ha omesso: per questo gli viene contestata l’ipotesi di falso.

Intanto, nell’ambito dell’altro fascicolo che vede indagato Emiliano, quello relativo al finanziamento delle primarie Pd del 2007 da parte di due società, la Ladisa di Bari e la Margherita srl di Foggia, proseguono le indagini. Il 29 maggio - si è appreso ieri - la Finanza si è presentata negli uffici dell’assessorato al Lavoro per chiedere informazioni su eventuali finanziamenti concessi nel settore della formazione e su eventuali provvedimenti di ammissione alla cassa integrazione. Una delle ipotesi, nel fascicolo coordinato dalla pm Savina Toscani, è l’induzione indebita a dare utilità: la Procura vuole insomma verificare se per caso, in cambio del pagamento delle fatture per la campagna delle primarie, le due imprese abbiano ottenuto qualche vantaggio dalla Regione

DA AVVOCATO CHIESE SOLDI PER ATTIVITA' MAI SVOLTE - Con un decreto ingiuntivo da 60mila euro, che gli è stato revocato, Francesco Spina chiese alla Regione soldi per attività legale mai svolta. Lo dice una sentenza del Tribunale di Trani, rivista al ribasso in Appello, ora all’esame della Casssazione. «Risulta, tuttavia, erroneamente indicata e conteggiata per entrambi i giudizi - scrive il giudice Paola Cesaroni - la partecipazione ad una udienza camerale, con discussione in camera di consiglio, risultando (...) che tale udienza venne celebrata, per entrambi i giudizi, in un momento anteriore al conferimento dell’incarico».

Di quei 60.305 euro, il giudice di primo grado ne ha riconosciuti solo poco più di 10mila (con l’Appello sono diventati 6.981). «Parimenti - ha scritto il primo giudice - devono escludersi dal conteggio dei diritti le voci inerenti la richiesta di notifica (non essendo stata operata alcuna notifica), l’esame del dispositivo e della motivazione (essendo contestuali), la partecipazione all’udienza (non tenutasi nella specie)». Spina aveva insomma presentato una parcella chiedendo di essere pagato per attività mai svolte.

Quando è stato designato nel cda di InnovaPuglia, come la «Gazzetta» ha raccontato ieri, Spina era dunque in contenzioso con la Regione, e in base a una delibera di giunta approvata dallo stesso Michele Emiliano (che esclude chi ha lite pendente con la Regione) non poteva proprio essere nominato. Non una, ma ben due cause proposte contro la Regione per le parcelle di vecchi incarichi risalenti agli Anni ‘90. Con il secondo decreto ingiuntivo, l’avvocato di Bisceglie chiedeva 42.342, il Tribunale di Trani gliene ha riconosciuti 6.555 più spese. L’Appello ha confermato, adesso si pronuncerà la Cassazione. Ma nel frattempo il presidente della Regione ha fatto una nomina che per le stesse regole da lui stabilite non poteva fare. 

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