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Tap, l'ira del ministro Lezzi contro Potì: «È un teppista. Torno a casa quando voglio»

Il ministro per il Sud replica alle accuse del sindaco di Melendugno e attacca Emiliano, Calenda e Forza Italia

Barbara Lezzi, dal caso rimborsi a ministro del Sud

Barbara Lezzi

«Le maniere da teppistello con le quali il sindaco di Melendugno mi intima di non tornare lì non mi fanno paura perché non ho niente da temere». Lo dice il ministro per il Sud, Barbara Lezzi su Fb, dopo le proteste dei no Tap. Riferendosi al sindaco di Melendugno Lezzi ha detto: «non può dirmi dove andare, a casa mia ci torno quando e come voglio, perché non ho nulla di cui vergognarmi e vado a testa alta».

Il ministro ha poi commentato in un lungo post su Facebook la bufera in cui i pentastellati sono finiti a causa delle polemiche attorno al Tap: «Il Movimento 5 Stelle non ha dato nessuna autorizzazione a Tap, noi ci ritroviamo ora nella condizione di non poter fermare una procedura già chiusa: avviata, svolta e conclusa dal governo precedente». 

I No Tap «non hanno mai calcato i nostri palchi» durante la campagna elettorale «né condiviso la battaglia con noi. Questo è legittimo ma allora sono gli ultimi a poter chiedere le mie dimissioni», ha aggiunto la Lezzi, sottolineando di non voler rispondere al portavoce dei No Tap Gianluca Maggiore. «Durante e prima della campagna elettorale sono stata contestata dai No Tap, con i quali non ho mai avuto un buon rapporto» ha aggiunto per poi concludere: «non ho dato alcuna autorizzazione a Tap e mi trovo purtroppo a dovere decidere se bloccare l’opera facendo ricadere dei costi esorbitanti sul Paese».

A chi le rimprovera invece che sapeva tutto sul trattato internazionale dal 2013 Lezzi replica: «Certo, l’ho sempre detto e abbiamo cercato l’aiuto di tutti i partiti politici per bloccare quella follia nel 2013. Abbiamo chiesto l’aiuto di chi oggi si straccia le vesti dicendo che lì il gasdotto non andava fatto» ma «quando era approdato al voto del Parlamento quel trattato, sono stati tutti zitti. Tranne noi che abbiamo detto di 'no'».

«Il percorso di Tap - ha ricordato il ministro - parte molte anni fa e man mano le condizioni cambiano, ma a febbraio 2018 a Melendugno dico durante la campagna elettorale che sarebbe stato difficile fermare Tap perché erano passati ormai anni dalla ratifica del trattato ed erano subentrati dei contratti di acquisto e di vendita del gas che ci sottopongono a costi esorbitanti. Nel trattato si parlava già dell’approdo proprio a San Foca. Perché lì? Non lo sappiamo, c'erano interessi che non conosciamo di Vittorio Potì, zio dell’attuale sindaco che insite che vuole proprio lì l’approdo di Tap», ha aggiunto la Lezzi. 

«Il Partito Democratico ha messo le mani ovunque e ora parlano. Parla Emiliano che dice di sentirsi tradito. Tradito da cosa e da chi? Tradito dal tuo partito che ha voluto lì quell'approdo e tu ancora sventoli la bandiera del Pd. Dimettiti, in piena contestazione con il tuo partito quel gasdotto e lo ha voluto lì a San Foca», ha aggiunto il ministro. Durante e prima della campagna elettorale sono stata contestata dai NoTap con i quali non ho mai avuto un buon rapporto. Non hanno mai calcato i nostri palchi né condiviso la battaglia con noi e questo è legittimo ma allora sono gli ultimi a poter chiedere le mie dimissioni. Non rispondo di certo a un Gianluca Maggiore», conclude poi riferendosi al portavoce dei No Tap.

L'ATTACCO A EMILIANO E CALENDA - «Per noi questo è un grande dolore. Dobbiamo prendere atto dell’impossibilità di fermare questo grande dolore, che è prima di tutto per noi che abitiamo quel territorio». Cosi il ministro per il Sud Barbara Lezzi si è rivolta agli abitanti di Melendugno ribadendo che sarà impossibile fermare la realizzazione del Tap sottolineando però che il M5s al sud ha «preso i voti anche per il Tap ma non solo».
Il ministro va poi all’attacco di esponenti del Pd e di Forza Italia. Sul cambio di approdo della Tap a Brindisi come richiesto dal presidente della Puglia Michele Emiliano, Lezzi replica sostenendo che «alla richiesta, seppur tardiva, di far diventare il comune di Melendugno sito di interessa comunitario, Emiliano ancora non agisce, sta fermo, sono tutti bravi a parlare dopo». Critiche anche per l’ex ministro dello Sviluppo Economico Carlo Calenda. «con che coraggio parla ancora? - dice - Venga in Puglia a parlare nelle piazze dopo quello che ha combinato. Le sa le cose: oggi ha detto che ci sono i risarcimenti. Ma li ha letti prima però, e perché non li ha detti e non ne ha parlato?». Quanto a Forza Italia, «dov'era quando si decideva di fissare Melendugno per l’approdo del Tap? A votare sì - afferma il ministro - Poi arrivano le elezioni, Berlusconi si sveglia e dopo 5 anni dice 'forse non sarebbe il caso di non farlo a Melendugnò. Dove era lui e Forza Italia in questi anni, si erano addormentati?» Critiche, infine, anche ad uno dei manifestanti che ha dato fuoco alla bandiera del M5s. «È Alfredo Fasiello - conclude Lezzi - e sappiamo tutti che promuoveva Massimo D’Alema alle ultime elezioni. Lui voleva d’Alema e siccome ci sono io e il Movimento allora non gli va bene e brucia le bandiere»

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