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Puglia, visite private in ospedale: il mistero del guadagno dei medici

Trasparenza negata: la Asl non fornisce i dati. Record al Policlinico, un chirurgo ha percepito 180mila euro che si sommano ai 100mila di stipendio

sanità medici salute

L’attività intra-moenia dei medici è prevista dalla legge e permette ai professionisti dipendenti del servizio sanitario di svolgere visite ed esami privati in ospedale, versandone una quota all’azienda pubblica. I redditi dei medici, che nell’ordinamento italiano sono dirigenti, sono pubblici. Eppure le Asl pugliesi, violando gli obblighi di trasparenza, non rendono noti oppure «nascondono» i proventi dell’intra-moenia. Senza eccezioni.
A partire dal Policlinico di Bari, che ha aggiornato quei dati per l’ultima volta nel 2016: chi volesse conoscere le somme versate ai medici per l’attività libero-professionale (detta anche Alpi) dovrebbe ricostruirle attraverso le determine di liquidazione, ma non avrebbe comunque il dato complessivo della retribuzione. E non saprebbe, per esempio, che il direttore della chirurgia ospedaliera del Policlinico, Leonardo Vincenti, un oncologo di indiscutibile valore, nel 2016 è stato il professionista più pagato tra i medici del servizio pubblico: due anni fa ha percepito 181mila euro per visite intra-moenia, che portano la retribuzione lorda a 280mila euro, oltre il limite di 240mila euro fissato per i dipendenti pubblici (per avere un metro di paragone più recente, agiugno il Policlinico gli ha riconosciuto 6.900 euro lordi di intra-moenia, saliti a 9.200 per il mese di luglio). Altri medici del principale ospedale pugliese, il gastroenterologo Antonio Pisani e l’ortopedico Giovanbattista Lacalendola, anche loro considerati tra i migliori nel loro campo, nel 2016 hanno percepito somme intorno ai 70mila euro
Le somme percepite a titolo di intra-moenia, calcolate dalle amministrazioni degli ospedali, rientrano - come detto - nelle regole di funzionamento del servizio sanitario, dunque non ci sono dubbi sul fatto che si tratti di un diritto del medico: l’attività libero-professionale è svolta fuori dall’orario di lavoro. Ed evidentemente, come negli esempi che abbiamo fatto, il numero di visite fatte in intra-moenia è anche indice della «bravura» del medico: tutti vogliono essere operati da lui, e pagano per questo. In generale, tuttavia, va anche detto che ci sono dei limiti previsti sempre dalla legge sul numero delle prestazioni effettuate in intra-moenia, che non può superare il numero delle prestazioni istituzionali: non sempre è possibile effettuare questa verifica.
Anche nell’altro policlinico pugliese, i «Riuniti» di Foggia, evitano di pubblicare i dati aggiornati sulle retribuzioni dei medici e nascondono le determine di liquidazione. Anche qui, dunque, si dovrebbe procedere mese per mese, se i dati non fossero fermi a sei anni fa. In Asl Bari, gli ultimi dati sulle retribuzioni sono quelli del 2016, e la ricostruzione delle somme erogate per intra-moenia è resa impossibile dal loro accorpamento con le altre voci accessorie della retribuzione. La ricostruzione mese per mese è altrettanto difficile, sia per l’enorme numero dei medici sia perché la liquidazione avviene per singolo ospedale o distretto: in ogni caso nessuno supera la soglia dei 45mila euro lordi l’anno di attività professionale intramuraria.
In Asl Lecce risolvono il problema alla radice. L’ultima volta che sono stati pubblicati i dati sulle retribuzioni, quelle del 2014, risale al 2016: stessa cosa nella Asl Bat. La Asl di Brindisi pubblica i dati del 2016 ma, come Bari, accorpa tutte le indennità accessorie. La Asl di Taranto non va oltre i dati del 2015.
Va detto che le aziende sanitarie dovrebbero avere un margine positivo dall’attività Alpi dei propri medici. Anche qui, i dati disponibili non consentono di effettuare valutazioni definitive, nonostante l’obbligo di tenere una contabilità separata. Ci ha provato alcuni mesi fa il consigliere regionale Fabiano Amati. Il Policlinico di Bari, ad esempio, nel 2017 ha incassato 11 milioni di Alpi e ne ha retrocessi 7,8 ai medici, ma sommando costi diretti, costi generali e Irap si vede che ricavi e costi si equivalgono. Asl Taranto e Asl Bari espongono invece una «quota azienda» positiva per circa 350mila euro. Nulla, confrontato alle somme in gioco.

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Commenti all'articolo

  • dmimmo

    02 Settembre 2018 - 09:58

    si arricchiscono sulla salute dei malati, senza tener conto che esiste il giuramento di IPPOCRATE

    Rispondi

  • MONELLE

    02 Settembre 2018 - 09:22

    COME AL SOLITO SIAMO NOI PAZIENTI/CONTRIBUENTI A PAGARE

    Rispondi

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