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Strage di clandestini preso scafista a Lecce

Strage di clandestini preso scafista a Lecce
Eytode Akinnibosun, nigeriano 30enne, è stato arrestato a Trepuzzi, dove si trovava presso lo Sprar (Sistema di protezione per richiedenti asilo e rifugiati), e condotto nel carcere di Lecce. Secondo le indagini, coordinate dalla Procura della Repubblica di Siracusa, durante una traversata (dall'Africa in Sicilia), Akinnibosun fece una strage di nigeriani. Furono gettati vivi in acqua perché - emerge dalla testimonianze di 40 sopravvissuti - vennero ritenuti "indemoniati". Arrestato anche un altro extracomunitario che avrebbe istigato Akinnibosun

28 Aprile 2009

ROMA - Stremati, non più in grado di stare seduti per le piaghe, di pregare o di trattenere le feci, così durante la traversata della speranza 13 clandestini sono finiti in mare, gettati vivi di notte nelle acquee perché additati come "indemoniati" dagli scafisti che li stavano trasportando verso le coste siciliane, troppo deboli in realtà tanto da diventare un peso da scaricare in mare. 

Una tragedia avvenuta in uno dei tanti viaggi delle carrette che partono dal Nord Africa alla volta della Trinacria, ma i 59 clandestini nigeriani che l’11 settembre dell’anno scorso sono riusciti a sopravvivere da quel viaggio dell’orrore hanno raccontato agli uomini della Gdf che li hanno soccorsi a largo delle coste di Portopalo di Capo Passero, la loro agghiacciante odissea, denunciando le morti dei loro compagni, gettati in mare dagli scafisti. Cinque i fermi. Ma le indagini svolte dal Gruppo interforze di contrasto all'immigrazione clandestina della Procura della Repubblica di Siracusa hanno poi portato a identificare e arrestare anche due nigeriani, chi condusse l’imbarcazione e chi "istigò" quelle morti, scegliendo chi doveva essere getatto in mare.

I due sono stati identificati e arrestati in esecuzione di una ordinanza di custodia cautelare in carcere emessa dalla procura di Siracusa il 24 marso scorso. Il primo scafista Eytode Akinnibosun, nigeriano 30enne, è stato arrestato a Trepuzzi, dove si trovava presso lo Sprar, Sistema di protezione per richiedenti asilo e rifugiati, il 2 aprile e condotto nel carcere di Lecce. Ma la notizia è stata divulgata soltanto ora, per volontà della Procura di Siracusa, perché l'indagine era ancora in corso e si mirava ad un complice: George Ofagie, 31enne, nigeriano, rintracciato e arrestato a Torino dagli agenti della squadra mobile di Torino e Siracusa il 23 aprile, accusato di essere stato lui al timone dell’imbarcazione durante la traversata degli orrori. 

Eytode Akinnibosun invece è ritenuto responsabile di aver provocato, in concorso con altre persone, la morte di tredici cittadini extracomunitari. Avrebbe selezionato e indicato le persone da "eliminare", le più deboli ed indifese, ai propri complici, i quali avrebbero poi provveduto a gettarli in acqua ancora vivi durante la navigazione, dal 7 all’11 settembre 2008 in acque territoriali internazionali, durante un viaggio dalla Libia all`Italia. Da qui le aggravanti: l’aver agito con crudeltà verso le persone, approfittando anche dell`oscurità, circostanza che non ha consentito alle vittime nè di difendersi nè di avere una speranza di salvezza. 

Le indagini - spiega un comunicato della procura - hanno accertato che Akinnibosun sceglieva le vittime con la giustificazione di non compromettere il buon esito della navigazione, e dopo averle individuate le indicava a i suoi complici perché le gettassero in acqua. Ma gli "indemoniati" erano solo quei passeggeri stremati dalle estenuanti condizioni di viaggio, durato nove giorni. Persone costrette ad espletare i propri bisogni nei pantaloni, non più in grado di pregare e cantare, o ancora, a seguito delle piaghe causate dai jeans bagnati, incapaci di rimanere sedute. 

Nei giorni successivi allo sbarco, però, alla direzione del Cara, Centro di accoglienza richiedenti asilo, di Cassibile, in provincia di Siracusa, arrivò una lettera a firma la "voce di tutti i nigeriani", in cui si rivelava che durante la traversata molti cittadini stranieri erano stati gettati in mare ancora vivi. Da qui l`avvio delle indagini, coordinate dalla Procura della Repubblica di Siracusa, per ascoltare nuovamente circa 40 tra i sopravvissuti alla navigazione. I nigeriano furono interrogati nella stazione dei carabinieri di Cassibile da parte di personale della Comando provinciale carabinieri di Siracusa, del Gruppo interforze di contrasto all`immigrazione clandestina e della Sezione operativa navale della guardia di finanza di Siracusa. 

All'esito dell'attività di polizia giudiziaria furono emessi cinque fermi a carico dei presunti responsabili degli omicidi commessi in mare. Le indagini non si fermarono lì, però, perché tramite intercettazioni telefoniche ed ambientali, si celebrò un lungo incidente probatorio nel quale vennero riascoltati più della metà dei cittadini stranieri già sentiti ed interrogati ripetutamente i cinque stranieri arrestati. Gli elementi raccolti hanno accertato - spiega la Procura siracusana - il coinvolgimento di Akinnibosun in qualità di concorrente morale ed istigatore delle tredici uccisioni. 

I carabinieri di Campi Salentina individuarono il 30enne nigeriano nella struttura di accoglienza di Trepuzzi già nell'ottobre 2008, ed iniziarono così a monitorarne gli spostamenti, fino all'emissione della misura cautelare eseguita il 2 aprile scorso: quando l’uomo è stato prelevato e portato in carcere a Lecce. La stessa indagine ha condotto all'arresto del secondo uomo, George Ofagie, 31enne, anch'egli nigeriano, rintracciato e identificato a Torino lo scorso 23 aprile. I corpi delle vittime non sono mai stati ritrovati.
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