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Puglia, «stop al carbone» si punta ad aumentare le fonti rinnovabili

Verso il nuovo Piano energetico: cambiano le regole sul fotovoltaico. Pannelli solari solo in determinate aree e via alle autorizzazioni semplificate

fotovoltaico

BARI - Una revisione del Piano energetico regionale, per far entrare ufficialmente il tema della decarbonizzazione in un atto programmatorio della Regione. Ma anche per rivedere i cardini su cui si basa lo sviluppo delle rinnovabili: che restano fondamentali, ma che devono crescere di pari passo con una riduzione del ricorso alle fonti fossili e con un controllo più stretto dei profili ambientali.

Tra qualche settimana, la Regione lancerà le attività per la scrittura partecipata del nuovo Pear, che sostituirà quello adottato dalla giunta Vendola nel 2007. Sul tavolo, il documento preliminare predisposto dal gruppo di lavoro coordinato dal direttore del dipartimento Ambiente, Barbara Valenzano. Un lavoro che affronta molti aspetti, compresa la compatibilità delle politiche energetiche pugliesi con gli obiettivi di rispetto della salute e del paesaggio. Quello che ne emerge, oltre che l’idea - già espressa più volte dal presidente Michele Emiliano - di abbandonare progressivamente il carbone a beneficio del gas, è anche l’ipotesi di porre un tetto al «boom» delle rinnovabili, con la Puglia già leader italiana. Un primato conquistato però ad un costo altissimo in termini di territorio.

Ecco perché, sul fronte del fotovoltaico, si pensa a meccanismi per disincentivare le installazioni a terra, quelle che consumano grandi quantità di suolo (in particolare agricolo). L’idea è puntare su aree produttive dismesse e su «quelle già compromesse da preesistenti attività produttive, eventualmente valorizzabili con l’installazione di campi solari», ma anche su installazioni effettuate «senza precludere l’uso agricolo dei terreni (ad esempio impianti rialzati da terra)». Per l’eolico, ormai considerato saturo, l’idea è il revamping degli impianti: sostituire gli aerogeneratori con modelli più avanzati, che producano più energia, per far così diminuire il numero di pale e l’affollamento del territorio. Ma c’è anche il progetto di puntare sulla geotermia, da rendere obbligatoria in determinate categorie di edifici (si tratta di impianti che sfruttano il calore del suolo per produrre energia), e di incentivare il ricorso al solare termodinamico. Sul fronte delle autorizzazioni, l’idea è di rovesciare la attuale logica con un percorso semplificato: la perimetrazione delle aree idonee a ciascuna tipologia di impianto, con una corsia più rapida per i progetti che rispettano i requisiti di sostenibilità richiesti.

Ma il punto politicamente centrale riguarda i capisaldi della strategia di Emiliano, quelli già portati all’attenzione della Commissione Ue. Ovvero la decarbonizzazione, che ha avuto un ruolo particolare nella battaglia su Ilva, e la partecipazione alle decisioni sulle opere energetiche di interesse nazionale, in cui riecheggiano le polemiche sull’approdo del gasdotto. Per quanto riguarda il primo punto, il Piano energetico dovrà provare a definire «scenari e politiche di transizione» dalle fonti fossili a quelle rinnovabili o a più basso impatto ambientale, con la progressiva rinuncia alle centrali tradizionali (l’Enel di Cerano). I grandi impianti dovranno «prevedere l’impiego del gas naturale o di altri combustibili eco-compatibili per la transizione energetica», e dovranno essere introdotte «soluzioni innovative per la decarbonizzazione dei cicli energetici (produzione e consumi)». Le autorizzazioni ambientali per le infrastrutture lineari energetiche (come ad esempio Tap) dovranno poi contenere un «set di misure compensative-tipo» per il territorio, come ad esempio opere accessorie per minimizzarne l’impatto sull’ambiente.

Il documento preliminare al Pear è stato approvato dalla giunta prima della pausa estiva. Il progetto per la predisposizione del nuovo documento dovrebbe partire il mese prossimo (l’iniziativa di partecipazione «Build up your Pear» è stata già presentata al ForumPa) per concludersi, entro gennaio, con la Valutazione ambientale strategica e l’approvazione definitiva.

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