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Un pranzo di gala per capire dove va l’Italia del potere

Tra la vecchia repubblica e lo «stil novo» della politica 3.0

Un pranzo di gala per capire dove va l’Italia del potere

La rivoluzione, come diceva Mao, non è un pranzo di gala né un’opera letteraria, un disegno o un ricamo. Ma è spesso un pranzo di gala, con la magnanimità della disposizione dei posti a tavola, il riguardo verso gli invitati, perfino il tintinnio dei calici di champagne, a definire lo stato della politica dopo una rivoluzione. Per capire come cambia l’Italia del potere - se ci saranno crisi o elezioni e chi giocherà da titolare lasciando l’ex alleato in panchina - bastava dunque fare un giro nel verde scenografico dei Giardini del Quirinale dove sabato sera si festeggiava la Repubblica fra finger food, frittini, pan cake alla panna acida e tramonto mozzafiato sulle bellezze della Città Eterna. Gli invitati c’erano praticamente tutti, ma erano ormai poco più che comparse malgrado gli abiti di chiffon delle signore o le impeccabili cravatte regimental degli uomini. Gli attori protagonisti erano davvero pochi. Da una parte, il mondo della vecchia Repubblica che si metteva in coda per stringere la mano a Sergio Mattarella - una folla gelatinosa e profumata dove si notavano tanto per dirne due Mario Monti ed Emma Marcegaglia- e dall’altra, lo stil novo della politica 3.0 rappresentato in maniera iconica da un sol uomo, il vicepremier Matteo Salvini.

Provate a immaginare anche voi che non c’eravate due blocchi visivi: un serpentone grigio noir composto da vecchi politici, boiardi di Stato, generone romano che ondeggia fra il buffet degli antipasti e il cordone rosso quirinalizio e un tavolo appartato nel verde dove Salvini, circondato dalla fidanzata Francesca Verdini e da pochi amici, si gode la splendida vista del Quirinale sorseggiando beatamente un prosecco. Per la prima volta nella storia il vincitore non è a capotavola, servito da camerieri in livrea e guanti bianchi, ma si alza e se ha fame guadagna i tendoni candidi decorati da gerani rosso ciliegia per assaggiare una tartina. Salvini - questa è la notizia - viene praticamente salutato a distanza, amore sí, ma forse anche timore dell’uomo solo al comando che, si sa, non è circuibile con alcun tipo di lusinga. Matteo, autosufficienza e pragmatismo, sovverte i canoni confermandosi leader del popolo proprio perché sostanzialmente «estraneo» a quel pranzo di gala del Quirinale a cui mai la gens comune verrebbe invitata. Di majo è già diverso. Giovanissimo ma più convenzionale, presenta la fidanzata Virginia Saba in società e si compiace degli sguardi di ammirazione del presidente di Confindustria Vincenzo Boccia o di Giulio Anselmi.

Salvini, invece, ovviamente saluta ambasciatori, grandi imprenditori, camerieri e magistrati senza lasciare mai la sua Francesca, giovane, più bella e innamorata (basta guardarla). È questione di consapevolezza. Il ministro dell’Interno e leader di una Lega che nei sondaggi post europee vola al 37, sa perfettamente di essere il vincitore e si concede perciò la bonomia dell’uomo appagato e consapevole. Guarda tutto e forse un po’ si diverte perché due anni fa nessuno avrebbe scommesso che sarebbe finita così. Intorno a lui si agitano i capelli rossi di Monica Maggioni e la stola cipria di Antonella Boralevi mentre Mara Carfagna si illumina di immenso nel suo tubino panna sotto il ginocchio, eppure Salvini rimane serafico al suo posto, la mano che stringe quella di Francesca la più fotografata nel suo abito nero a balze e tacco Valentino con borchie dorate. Lambiscono quel potente tavolo dove siedono le fedelissime salviniane Giulia Buongiorno, Pina Castiello e Barbara Saltamartini, anche Sarah Varetto e Annalisa Chirico. Bionda la prima, mechatissima la seconda con pantalone, scarpa bassa e accompagnatore galante (il giornalista Roberto Arditti). A Enrico Mentana - in gran spolvero accanto alla compagna Francesca Fagnani, una delle più brave giornaliste attualmente in tv, riesce il selfie in tandem Matteo-Di Maio.

È una tregua, non è la pace né si può ripartire così, da qui, senza chiarimento. Si deciderà dopo il 9, alla luce dei ballottaggi ma l’orientamento è a non staccare la spina al governo. I mercati potrebbero prenderla male e i mercati sono più crudeli dell’Europa di Moscovici. Tanto il vincitore non è tipo da fare prigionieri. Permaloso, ma leale. Ricorda però non punisce, almeno nell’immediato. Salvini è un galantuomo. Lo ha capito finalmente anche Di Maio che avrà certamente apprezzato il baciamano di Matteo alla sua fidanzata Virginia. Complimenti alla più bella, ha commentato Salvini tagliando corto sulla gara alla miglior first lady della soireé. Chapeau, la rivoluzione non sarà un pranzo di gala ma la classe non è mai acqua. Semmai è prosecco, italiano of course.

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