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Bari, al via la campagna «Ogni vita conta»: omaggio ai medici caduti

Manifesti sono stati affissi in città e in provincia. L'iniziativa è promossa dalla Fnomceo (Federazione nazionale degli Ordini dei Medici) e lanciata dall’Ordine dei medici di Bari

Bari, al via la campagna «Ogni vita conta»: omaggio ai medici caduti

BARI - «Ogni vita conta. Oltre un milione i guariti dal Covid. Grazie anche a centinaia di medici che hanno dato la vita per salvarli». È questo il copy della nuova campagna, promossa dalla Fnomceo (Federazione nazionale degli Ordini dei Medici) e lanciata dall’Ordine dei medici di Bari in questi giorni attraverso una serie di affissioni nelle strade del capoluogo pugliese e della provincia.  «La campagna ‘vuole rendere omaggio agli oltre 280 medici che finora hanno dato la vita per combattere l'epidemia di Covid-19», spiega Filippo Anelli, Presidente della Fnomceo e dell'Omceo Bari.

«Quei medici che hanno giurato di difendere la vita e non si sono risparmiati, permettendo a quasi un milione e duecentomila persone di guarire, sono gli stessi che vorrebbero abbandonare il servizio pubblico, perché profondamente insoddisfatti della loro condizione di lavoro. - continua Anelli -. La loro tentazione di fuggire - verso l’estero, il privato, il pensionamento anticipato - documentata dal sondaggio di Anaao-Assomed, è una sconfitta per l’intero Servizio Sanitario Nazionale e un pericolo che mette a rischio la tenuta di tutto il sistema».

L’indagine, condotta dal sindacato Anaoo Assomed “Il lavoro in ospedale ai tempi del Covid”, condotta tramite la somministrazione di un questionario agli iscritti, parla chiaro: solo il 54% dei medici si vede ancora in un ospedale pubblico tra due anni e il 75% ritiene che il proprio lavoro non sia stato valorizzato.

“Non si può fare la sanità senza i medici! – tuona Anelli -. E il disagio della Professione non nasce oggi, così come non nasce oggi la nostra denuncia: la pandemia di Covid ha solo messo in luce e amplificato carenze e zone grigie che erano già in atto, frutto di decenni di tagli lineari e di politiche che vedevano la salute e i professionisti come costi su cui risparmiare e non come risorse sulle quali investire”.

“La pandemia di Covid, però, ha impietosamente messo in luce carenze organizzative che erano ormai strutturali. Carenze di personale, che ha dovuto fare turni anche di 24 ore di seguito per poter gestire i pazienti che continuavano ad affluire senza sosta. Carenze a livello edilizio, con l’impossibilità, in molti ospedali, di separare i percorsi ‘sporco’ e ‘pulito’. Carenze strumentali, di posti letto, delle terapie intensive. Carenze nella sicurezza, che hanno portato molti medici a contagiarsi, alcuni a pagare con la vita il loro impegno. Nonostante tutto, i medici hanno continuato a svolgere il loro lavoro, moltiplicando i sacrifici e le rinunce: oggi più che mai possiamo dire, a ragion veduta, che sono loro, il vero tessuto connettivo che tiene in piedi il Servizio Sanitario nazionale – aggiunge Anelli -. A ognuno va il nostro personale ringraziamento per non smettere mai di assistere i loro pazienti, va il ringraziamento dei cittadini e quello della Politica”.

“Ma non basta – argomenta il Presidente Fnomceo -. Ora è il momento dell’azione e della ricostruzione: occorre riconoscere e valorizzare l’impegno di tutti i medici. Non solo adeguando finalmente le loro retribuzioni – e le loro condizioni di lavoro – agli standard europei. Ma anche coinvolgendoli, come richiedono a gran voce, nei processi decisionali: chi, meglio di un medico, sa cosa occorre, ai medici e ai pazienti, perché il sistema di cure funzioni con efficienza, efficacia e qualità?”.

“L’indagine dell’Anaao si conclude con una nota positiva, che è poi quella scintilla che porta tutti noi ad andare avanti, e che sostiene il Servizio sanitario Nazionale: pur demotivati, pur scontenti del loro ruolo, pur incompresi e non valorizzati, i medici non perdono la passione per la Professione – termina Anelli -. Per quella Professione che è una formula magica, una miscela unica fatta di conoscenze, competenze e valori: di sapere, saper fare, saper essere. Sarebbe un peccato gettare alle ortiche questo patrimonio comune. I medici hanno detto tanti sì, in questa pandemia: ai pazienti, ai principi del loro Codice, del loro Giuramento. Li hanno detti senza esitare, senza pensare un momento se anteporre i loro interessi al bene ultimo della Salute pubblica. Ora è tempo che la Politica risponda sì alle loro legittime istanze”. 

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