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Sentenze di appello

Gargano, a Vieste e San Nicandro
per i giudici «opera la mafia»

Rivista in secondo grado con l'aggravante del metodo mafioso una decisione del tribunale di Foggia sulla criminalità viestana. Altra sentenza per San Nicandro

Gargano, a Vieste e San Nicandroper i giudici «opera la mafia»

A Vieste e San Nicandro Garganico la criminalità non è comune ma mafiosa. L'ennesimo sigillo che conferma la mafiosità delle organizzazioni operanti sul Gargano è arrivata con una recente sentenze della Corte di appello di Bari che ha riformato n parte una sentenze del tribunale di Foggia riconoscendo l'aggravante mafiosa per Luigi e Giuseppe Notarangelo, rispettivamente cugino e fratello del boss Angelo «cintaridd» ucciso a Vieste tre anni fa, e Gerolamo Perna. I tre (inizialmente erano quattro ma Angelo Notarangelo è morto) furono coinvolti nell'indagine ribattezzata  “Tre Moschettieri” condotta dai Carabinieri del Comando Provinciale di Foggia nel luglio del 2012.

È la seconda volta in poco tempo che la magistratura barese riconosce, in sede di appello, l’aggravante della mafiosità nell’ambito della malavita viestana. Nel luglio 2017, infatti, è stato condannato a 7 anni e mezzo di carcere Giambattista Notarangelo, cugino del defunto boss Angelo, nell’ambito del processo “Medioevo”, riguardante il racket delle estorsioni ai danni di alcuni imprenditori turistici viestani, commesse avvalendosi del metodo mafioso. Anche in questo caso la Corte di Appello ha ritenuto esistente l’aggravante di mafia esclusa dal giudice di primo grado.

E’ di pochi giorni fa, inoltre, un’altra importante decisione che riconosce l’aggravante di mafia nell’area garganica: si tratta della sentenza emessa dal Tribunale di Foggia, nell’ambito del processo “Remake”, a carico di Gennaro Giovanditto (già condannato con sentenza definitiva alla pena dell’ergastolo per mafia, omicidio e altro, in qualità di appartenente al Clan LI BERGOLIS) e Michele Scanzano, condannati rispettivamente alla pena di anni 8 e mesi 6 di reclusione e alla multa di 8.500 euro e alla pena di anni 8 di reclusione e alla multa di 8.000 euro per estorsione con l'aggravante del metodo mafioso: hanno costretto una impresa un’impresa che aveva stipulato un contratto quinquennale con il Comune di San Nicandro Garganico per la gestione dei rifiuti solidi urbani, a consegnare in loro favore una somma di denaro a titolo di tangente.

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