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Foggia, il caso dei 25 lavoratori
fuori dal subappalto «Leonardo»

lavoratori

di MASSIMO LEVANTACI

FOGGIA - «Fumata grigia», dicono i sindacati, sulla ricollocazione in fabbrica dei 25 lavoratori in somministrazione licenziati a fine anno dalle aziende del subappalto Leonardo. Nessuna soluzione per loro, solo due mesi di sterili parole e di silenzi inquietanti anche in merito a precise denunce su come vengono gestite oggi le dinamiche del subappalto in un’azienda di Stato qual è la fabbrica aeronautica di Incoronata da mille dipendenti. Il tavolo tecnico in Prefettura c’è stato, anche in due riprese, ma la montagna di incontri (c’era stato anche un confronto qualche giorno prima tra i sindacati) ha partorito il classico topolino. Solo la Fata, azienda del gruppo Leonardo, ha detto di potersi impegnare a richiamare in fabbrica solo il 25% dei venticinque operai messi alla porta e ad assumerne altri due in siti nazionali del gruppo in altre regioni italiane. Un po’ poco per i sindacati che hanno «preso atto» della disponibilità manifestata al tavolo, rispedendo al mittente quella striminzita proposta.

«E’ comunque un passo avanti, ma non sufficiente», hanno dichiarato a fine incontro le segreterie generali di Cgil, Cisl e Uil e delle categorie Fiom, Fim, Uilm, Nidil, Felsa, Uiltemp. Immediata è partita la richiesta di convocazione alla Regione: la task-force per l’occupazione e l’assessore al Lavoro, Sebastiano Leo, nei prossimi giorni saranno sollecitati a intervenire per individuare una diversa strategia di approccio da mettere in campo con i sindacati. Il problema, infatti, non va circoscritto solo al licenziamento dei 25 lavoratori dipendenti di Etjca, società di somministrazione lavoro che aveva assegnato le maestranze alla “Mrx”, altra azienda presente nel subappalto di Leonardo ma poi uscita di scena insieme ai lavoratori.

Quadro molto più complesso, i sindacati a questo punto vogliono vederci chiaro su come vengono assegnati gli appalti nell’ex Alenia, sulle modalità di reclutamento dei lavoratori e cose di questo genere. Perchè i sospetti aumentano di fronte alle «non risposte» al tavolo del prefetto. «Ci aspettavamo - sottolineano le segreterie sindacali in una nota - che Leonardo facesse chiarezza sulle dinamiche legate agli appalti, tema posto al tavolo, ma che non ha avuto nessuna risposta e che desta anzi motivo di preoccupazione sopratutto quando si parla di un’azienda che all’80,6% è detenuta da soggetti istituzionali». I sindacati si aspettavano anche una maggior disponibilità da parte delle altre aziende dell’indotto che spartiscono con Fata (azienda in house di Leonardo) la torta del subappalto. «Uno sforzo ulteriore da parte di “Leonardo”, “Fata” e “Renzullo” che, almeno finora, non c’è stato».

A margine del doppio incontro anche una punta di insoddisfazione tra i sindacati su come è stata gestita la vertenza al tavolo prefettizio, sul ruolo forse eccessivamente neutro e di terzietà svolto dall’organo di rappresentanza del governo pur a fronte della delicatezza dei temi toccati (trasparenza nelle assunzioni e negli incarichi alle imprese in un’azienda a partecipazione pubblica). «Ci chiediamo adesso cosa succederà a venticinque padri di famiglia», s’interrogano adesso le sigle che non nascondono nella nota trasmessa agli organi di stampa e nelle dichiarazioni informali raccolte dal cronista, un senso di disagio per non essere riusciti a scalfire la granitica volontà delle imprese coinvolte di decidere in proprio senza tener conto di dinamiche esterne. «Se non dovessero esserci soluzioni soddisfacenti chiederemo anche l’intervento del Governo», cercano di alzare il tono dello scontro i sindacati. Ricorrendo, se il caso lo richiederà, anche a forme di protesta più forti: «Se le condizioni non dovessero mutare siamo già pronti a forme di mobilitazione più incisive: quella in gioco è la dignità di un intero territorio».

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