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In Puglia e Basilicata

operazione Cronos

La Cassazione: «Processo da rifare ai capoclan foggiani»

La Corte di Cassazione

I giudici rinviano gli atti in Procura: «Fatti diversi da quelli contestati»

20 Settembre 2022

Redazione Foggia

FOGGIA - Mai nome di blitz fu più profetico, «Cronos». Sono trascorsi 15 anni dall’operazione del 4 settembre 2007 che col fermo di 9 foggiani pose fine alla quinta guerra della Società (in 3 mesi 1 omicidio e 3 agguati falliti, si affrontarono i clan Moretti/Pellegrino e Sinesi), e non si è ancora arrivati alla sentenza definitiva per i 4 imputati principali, bisognerà ricominciare daccapo. Dopo 8 processi in attesa di giudizio per mafia ci sono ancora il capo clan Rocco Moretti, 72 anni, detto «il porco»; il figlio Pasquale, 45 anni; Vincenzo Antonio Pellegrino, detto «Capantica», 70 anni, storico uomo di fiducia di Moretti; e Gianfranco Bruno, 44 anni, soprannominato «il primitivo». Attualmente sono detenuti per altre vicende.

Furono condannati per mafia a Foggia, assolti in appello a Bari, sentenza annullata in Cassazione; nuovo processo d’appello e condanne per mafia, annullate dalla Suprema corte; terzo processo d’appello con assoluzioni, sentenza ancora cassata in Cassazione. Al quarto processo d’appello i giudici hanno deciso di inviare gli atti alla Procura «essendo il fatto» (il reato di mafia) «diverso da quello contestato». Se quindi l’accusa riformulerà l’imputazione, ci saranno avviso di conclusione indagini, richiesta di rinvio a giudizio, udienza preliminare, poi processo di primo grado a Foggia.

La Dda, sulla base di intercettazioni e pentiti, sostiene che la guerra della primavera/estate 2007 fu causata dall’esclusione del gruppo Moretti/Pellegrino dall’affare del caro estinto gestito dai Sinesi insieme al boss Federico Trisciuoglio ex loro rivale con imposizione di un pizzo di 500 euro alle agenzie di onoranze funebri per ogni funerale. Pellegrino tornato libero a dicembre 2006 chiese conto dell’esclusione della propria batteria, ponendo le basi della conflittualità. Il clan nemico giocò d’anticipo e tentò di far fuori prima lo stesso Pellegrino il 5 maggio 2007 in via San Severo, e «Capantica» si salvò perché la pistola del killer s’ inceppò; quindi il 16 luglio Pasquale Moretti, ferito a una gamba dai colpi esplosi da 2 sicari al rione Candelaro. Tra questi 2 agguati falliti s’inserisce la morte di Franco Spiritoso, presunto paciere della «Società» ucciso vicino al Tribunale il 19 giugno da 2 pistoleri rimasti ignoti. La risposta del clan Moretti/Pellegrino – prosegue l’accusa - fu il tentato omicidio in corso Roma la sera del 12 agosto di Alessandro Aprile (vicino ai Sinesi) e di un amico minorenne, per il quale è stato condannato in via definitiva Gianfranco Bruno quale esecutore, mentre Pasquale Moretti è stato assolto dall’accusa d’esserne il mandante. Il 4 settembre il blitz «Cronos» col fermo di 9 persone ritenute vicine ai Moretti pose fine alla guerra, evitando anche che proprio quel giorno venisse ucciso un foggiano vicino ai Sinesi.

In 16 furono imputati a vario titolo di mafia, 2 tentati omicidi, droga, armi, ricettazione e resistenza. I processi si sdoppiarono tra abbreviato e rito ordinario: 3 assoluzioni, 1 non luogo a procedere per morte dell’imputato, 9 condanne definitive per droga, armi e tentati omicidi (inflitti 12 anni inflitti a Gianfranco Bruno, per il quale resta in piedi l’imputazione di mafia), 4 posizioni ancora sub judice. Imputato di mafia era anche Rodolfo Bruno, cognato di Gianfranco, ammazzato il 15 novembre 2018.

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