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Il Policlinico Riuniti di Foggia si è dotato di macchina Ecmo (Extra Corporeal Membrane Oxygenation) per consentire ai pazienti critici affetti dal Coronavirus il trattamento con ossigenazione extracorporea. È il secondo ospedale oltre a quello di Bari che si è dotato di questa tecnologia estremamente indispensabile per il supporto alla cura dei degenti, con una tecnica invasiva considerata una vera e propria terapia salvavita indicata in pazienti con un elevato rischio di mortalità se affetti da severa insufficienza respiratoria e/o cardiaca facilitata dal virus della SARS COV-2.

Il ricorso all’ECMO risulta un’importante terapia di salvezza poiché si è in grado di trattare in maniera avanzata sia shock cariogeni sia insufficienza respiratoria che non rispondono al trattamento ordinario. È una macchina ad assetto completo e di backup ubicata nell’unità di Terapia intensiva in modo che sia prontamente disponibile e in prossimità di sale operatorie cardiochirurgiche con la capacità di istituire bypass cardiopolmonari h24.

«La circolazione extracorporea nel paziente con ARDS (sindrome da distress respiratorio acuto) – spiega la prof.ssa Gilda Cinnella, direttrice dell’Unità operativa complessa Anestesia e Rianimazione universitaria del Policlinico Riuniti - rappresenta oggi una possibilità di trattamento per i casi con patologia grave in cui le comuni pratiche cliniche falliscono. Le complicanze legate alla procedura e le questioni etiche rappresentano dei limiti importanti che richiedono l’expertise di centri selezionati. L’Ecmo è considerata una terapia salva-vita per i pazienti affetti da grave insufficienza respiratoria con compromissione degli scambi gassosi e che rappresenta una delle più comuni cause di ricovero in terapia intensiva. L’ECMO, infatti, permette la
completa ossigenazione del sangue e l’eliminazione della CO2: più della metà dei pazienti ammessi da noi sviluppa un’insufficienza respiratoria acuta durante il ricovero. Il tasso di mortalità è superiore al 34% ed aumenta significativamente con l’età, le preesistenti comorbidità e la presenza di shock o insufficienza d’organo multisistemica»

«Si è pensato all’avvio di un progetto ECMO in vista dell’apertura della cardiochirurgia – illustra il prof. Domenico Paparella, prossimo direttore della Unità operativa complessa di Cardiochirurgia universitaria del Policlinico Riuniti - perché si ottimizzano le risorse già presenti in struttura come la Cardiologia e la Rianimazione aggiungendo dei percorsi di cura avanzati: con l’ECMO è possibile intervenire in caso di shock cardiogeno e in ambito respiratorio nelle insufficienze refrattarie al trattamento convenzionale. Tutto ciò si realizza grazie alla giusta sinergia fra Rianimazione, Cardiologia e Cardiochirurgia rendendo altrettanto avanzato il trattamento di cura che ogni reparto da solo può offrire».

COME FUNZIONA – Tramite una cannula ed una pompa, il circuito preleva sangue dal paziente e lo immette nel polmone artificiale. Qui il sangue subisce un processo di ossigenazione con contestuale rimozione di anidride carbonica e successivamente viene reintrodotto nel circolo del paziente. Il prelievo del sangue avviene sempre nel circolo venoso, mentre la reintroduzione del sangue ossigenato può avvenire sia nel circolo venoso (ECMO veno-venoso) sia in quello arterioso (ECMO veno –arterioso). In pratica con tale procedura è possibile affidare temporaneamente le funzioni di cuore e polmoni a un macchinario esterno e nel frattempo intervenire con un trattamento medico sul paziente.

«Abbiamo fatto un importante sforzo economico e organizzativo per dotarci di questa importantissima opportunità terapeutica – specifica il Direttore Generale del Policlinico Riuniti Dott. Vitangelo Dattoli -: è fondamentale poterne disporre in loco per tutti i pazienti che possono ottenere giovamenti da questo trattamento evitando onerosi e faticosi trasporti da un ospedale all’altro e a volte anche fuori regione come è avvenuto in passato. Si tratta di un progresso tecnologico e sanitario così di peso e dal considerevole impatto sull’evoluzione della ripresa dei pazienti che la direzione strategica del Policlinico Riuniti ha studiato
la creazione di un ‘TEAM ECMO’ formato dai professionisti sanitari delle Unità operative complesse di Cardiochirurgia e Anestesia e Rianimazione per dare sostanza e competenza a questo ambizioso progetto su cui la Puglia adesso può fare affidamento».

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