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Foggia, riaperto il cantiere del Gino Lisa: la pista rifatta per intero

 Foggia, riaperto il cantiere del Gino Lisa: la pista rifatta per intero

Operai già al lavoro, l’Enac «corregge» Adp: la pista dovrà essere rifatta

08 Luglio 2020

Massimo Levantaci

FOGGIA - Operai già al lavoro da ieri mattina al Gino Lisa, sono riprese di gran carriera le operazioni dell’impresa De Bellis sul complesso cantiere che vede al centro l’allungamento della pista dell’aeroporto foggiano, dopo la sospensione decisa il 23 marzo. Dopo questa ripresa i lavori dovrebbero terminare nel prossimo inverno, quando Aeroporti di Puglia stima di consegnare la nuova pista ai foggiani con i relativi collegamenti. Questo almeno negli auspici, perché gli imprevisti sono sempre dietro l’angolo quando c’è di mezzo il Gino Lisa, anche stavolta la «regola» non ha fatto eccezione.

D’accordo, stiamo parlando di un cantiere complesso, qui non si tratta soltanto di allungare una pista. L’intervento comporta almeno altri due livelli di attività, connesse al cantiere principale ma del tutto differenti: al prolungamento della pista (quando sarà pronta misurerà 2000 metri), si dovrà affiancare adesso la demolizione dei caseggiati sugli 11 ettari di aree espropriate sul versante via Castelluccio, la strada che sarà inglobata dall’aeroporto. Su quella stessa strada, ancora percorsa dalle auto, si dovrà inoltre intervenire per spostare i sottoservizi (condotte idriche, rete fognaria, linee di telecomunicazione): normali operazioni di cantiere, si dirà, ma sono stati proprio questi impedimenti a determinare la sospensione delle attività di cantiere causata, come precisa in una nota Aeroporti di Puglia, «anche per il Covid».

I livelli di intervento in realtà diventano tre con la patata bollente delle bonifiche da ordigni bellici (ne riferiamo a parte), dopo gli otto ritrovamenti di bombe della Seconda guerra mondiale nel sottosuolo. Una bonifica più decisa e finalmente più completa sull’intero sedime aeroportuale che Aeroporti di Puglia si è decisa ad attuare solo dopo il sollecito di Enac che chiede di smantellare la vecchia pista per l’intera sezione (45 metri) e non soltanto sui 16 metri centrali, ovvero il punto di battuta degli aerei: evidentemente in Adp escludono che al “Lisa” il vento possa turbare le manovre di atterraggio.
Insomma il progetto, complesso per tutte le complicazioni fin qui affrontate, ha subito durante la pausa del Covid una radicale rivisitazione anche per alcune evidenti contraddizioni. L’impressione è che i tecnici di Adp si siano resi conto solo in corso d’opera del variegato ordine di difficoltà e dei prevedibili pareri dell’Ente nazionale aviazione civile. Il contrattempo rivelerebbe anche l’idea da “braccino corto” che il management di Aeroporti di Puglia avrebbe dello scalo foggiano, ovvero puntare solo al massimo risparmio sui costi anche a fronte di un intervento epocale come il rifacimento della pista. Un’impostazione, ci permettiamo, non appropriata per un ente gestore che dopo aver allungato la pista dovrebbe anche darsi da fare per riattivare i voli di linea (indagine che sarebbe dovuta già partire).

La pressione della politica non è mancata, c’è voluto l’intervento del presidente Michele Emiliano e dell’assessore al Bilancio, Raffaele Piemontese - secondo alcune indiscrezioni - perchè si arrivasse al dunque della ripresa lavori. La circostanza viene sottolineata, sia pure con toni sfumati, dal comunicato di Adp a proposito dell’impiego di tutte le risorse disponibili (14 milioni): «Al fine di monitorare l’andamento delle attività e la conclusione delle stesse e anche al fine di consentire al territorio foggiano di superare le carenze infrastrutturali che ancora ne compromettono lo sviluppo economico, turistico e industriale, la Regione Puglia ha condiviso gli interventi descritti e auspicato l’impiego di tutte le risorse, peraltro già presenti nel quadro economico complessivo dei lavori, necessarie a realizzare gli stessi». Aeroporti di Puglia comunica che al marzo scorso, la «percentuale di avanzamento lavori era pari al 55%» e che i «lavori prevedono interventi su due aree distinte e separate: la maggior parte, all’interno dell’attuale sedime aeroportuale, gli altri sulle nuove aree acquisite attraverso i numerosi e complessi espropri». «Giovedì (domani: ndr), pertanto, gli operai dell’Ati incaricata rientreranno nel cantiere dello scalo dauno per le attività di ripresa dei lavori», ma i movimenti di cantiere, come detto, erano cominciati già ieri mattina: non c’è più tempo da perdere.

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