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Foggia, omicidio Tizzano: il pg chiede tre condanne

A 70 anni complessivi per i due cugini Sinesi e Villani. Il 29 ottobre 2016 i killer fecero irruzione nel bar di via S. Severo e spararono 9 colpi con fucile e pistola. Nella circostanza fu ferito Bruno

Foggia, omicidio Tizzano, il pg chiede tre condanne

FOGGIA - Il pg Carmelo Rizzo ha chiesto la conferma delle condanne a 70 anni di reclusione complessivi nei confronti di Francesco Sinesi, 35 anni, foggiano; del cugino e coetaneo Cosimo Damiano Sinesi, anche lui del capoluogo dauno; e di Patrizio Villani, 42 anni di San Marco in Lamis.

Sono accusati di concorso nell’omicidio premeditato e aggravato anche dalla mafiosità di Roberto Tizzano, 21 anni, e del tentato omicidio dell’amico e coetaneo Roberto Bruno, avvenuto a Foggia nel bar «H 24» di via San Severo alle 3 di pomeriggio del 29 ottobre 2016. Due sicari incappucciati e armati di fucile e pistola esplosero 9 colpi e fuggirono in auto; sparatoria collegata alla guerra di mafia del 2015/2016 (9 agguati con 3 morti e 9 feriti/miracolati) tra il clan Sinesi/Francavilla con il quale sono ritenuti schierati i tre imputati; e la batteria rivale Moretti/Pellegrino/Lanza con le vittime vicine per parentele e frequentazioni a esponenti del gruppo mafioso.

Al termine della requisitoria davanti ai giudici della corte d’assise d’appello di Bari, il procuratore generale ha chiesto la conferma delle pene inflitte dal gup di Bari il 24 luglio 2018 che celebrò il giudizio abbreviato con conseguente sconto di un terzo delle condanne: 20 anni a Francesco Sinesi, ritenuto il mandante dell’omicidio che avrebbe organizzato per vendicare il ferimento del padre Roberto, al vertice del clan Sinesi/Francavilla, avvenuto il 6 settembre precedente; 20 anni a Cosimo Damiano Sinesi, ritenuto colui che indicò ai sicari le persone da uccidere; e 30 anni a Villani, che è considerato il killer armato di fucile che fece irruzione nel locale. Contro la sentenza di primo grado ci fu l’appello della sola Procura, ma non anche dell’accusa che aveva chiesto 3 ergastoli (significa che in caso di condanne non potranno essere inflitte pene superiori a quelle del verdetto di primo grado).

I due Sinesi sono detenuti in carcere per questa vicenda dal 19 luglio del 2017 quando furono arrestati da carabinieri e squadra mobile; Villani era stato fermato il 31 dicembre precedente. I 3 imputati si dicono innocenti: assistono al processo in videoconferenza dalle carceri dove sono rinchiusi. Rispondono oltre che di omicidio pluriaggravato, anche di porto e detenzione illegale delle armi usate per l’agguato; e di ricettazione e incendio della «Lancia Delta» usata per la fuga, che fu rinvenuta bruciata poco dopo l’omicidio nelle campagne tra Apricena e San Nicandro Garganico.

Dopo la requisitoria del pg hanno preso la parola gli avvocati di parte civile Umberto Forcelli e Franco Carosielli, costituitisi per i genitori di Tizzano, che hanno chiesto a loro volta la conferma del verdetto di primo grado; e sono cominciate anche le arringhe difensive (vedi articoli a fianco ndr) che proseguiranno nella prossima udienza fissata a giugno: non è ancora noto se quel giorno sarà pronunciata la sentenza d’appello oppure se sarà riservata una ulteriore udienza per la camera di consiglio.

Il processo d’appello è iniziato lo scorso 5 febbraio. La corte d’assise d’appello di Bari accogliendo parzialmente la richiesta della Procura generale di acquisizione di nuove prove, aveva riaperto l’istruttoria dibattimentale e disposto l’interrogatorio dei pentiti Carlo Verderosa di Foggia e Pasquale Pignataro di Trani, ascoltati in vieoconferenza nell’udienza del 6 maggio: hanno riferito d’aver appreso da terze persone (quindi de relato) del coinvolgimento dei tre imputati nell’omicidio nel bar di via San Severo.

L’accusa contro i cugini Francesco e Cosimo Damiano Sinesi e Villani poggia sulle rivelazioni di tre pentiti; su decine di intercettazioni ambientali anche di altre indagini sulla «Società foggiana»; e riprese video effettuate il giorno del delitto sotto casa di Francesco Sinesi al rione Candelaro, dove l’accusa ritiene che ci sia stato un summit per decidere l’agguato, e da dove i tre imputati si sarebbero mossi in direzione del bar teatro dell’omicidio e del tentato omicidio. Ricostruzione contestata dai difensori.

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