Mercoledì 20 Novembre 2019 | 18:30

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Il caso Gial Plast

San Nicandro Garganico, licenziati «per mafia»: nei guai 30 lavoratori

I dipendenti erano addetti alla raccolta dei rifiuti nel comune di San Nicandro. L’intervento della Prefettura di Lecce ha effetti anche nel Salento

Gallipoli, ex lavoratori della Gial Plast si incatenano in aula consiliare

FOGGIA - Licenziati dalle conseguenze di un’interdittiva antimafia che ha raggiunto l’azienda presso la quale lavorano da sei anni. Ma ora a seguito di un ricorso l’azienda ha ricevuto la sospensiva, mentre loro - i lavoratori che sostengono di non c’entrare nulla con quell’interdittiva - sono ancora senza lavoro. È la beffa che ha colpito trenta lavoratori foggiani della Gial Plast, azienda leccese del settore ambientale, da circa un anno titolare dell’appalto per la raccolta dei rifiuti a San Nicandro Garganico. I lavoratori sono tutti ex dipendenti della vecchia azienda che si occupava del servizio, passati nel novembre 2018 sotto le dipendenze della GialPlast. I guai per loro cominciano però qualche mese più tardi, quando la ditta viene colpita da una interdittiva antimafia spiccata dalla Prefettura di Lecce, con la conseguente “cancellazione dall’elenco dei fornitori, prestatori di servizi ed esecutori di lavori non soggetti a tentativo di infiltrazione mafiosa (White List)”.
«Il 26 marzo - afferma un lavoratore portavoce dei trenta che ha riferito la sua testimonianza alla Gazzetta - ricevevo una contestazione disciplinare nella quale veniva menzionata l’interdittiva antimafia che ha visto destinataria la GialPlast, con la conseguente “cancellazione dall’elenco dei fornitori, prestatori di servizi ed esecutori di lavori non soggetti a tentativo di infiltrazione mafiosa”, misura dettata da circostanze anche a me direttamente imputabili. Pertanto si disponeva la sospensione cautelare dal servizio con effetto immediato».
«La sospensione - aggiunge il lavoratore della GialPlast - si è protratta per ben 39 giorni per poi ricevere, il 4 maggio 2019, un licenziamento senza preavviso con effetto retroattivo. I reati contestatimi sono agli articoli 485-491 e 648 del Codice penale. Si tratta di un assegno depositato che poi si scoprì fosse clonato, ricevuto in seguito ad una prestazione da imbianchino nel 2011».
«È da allora - aggiunge sconfortato il lavoratore - che io ed altri 30 miei colleghi, fratelli ormai, non sappiamo come andare avanti e non solo economicamente. Siamo stati accusati di essere la causa di un’interdittiva antimafia e noi, tutti, con la mafia centriamo nulla! Siamo tutti padri di famiglia, eravamo tutti lavoratori..e adesso?». La GialPlast nel frattempo ha fatto il suo ricorso alla Prefettura di Lecce e ottenuto la sospensione dell’interdittiva potendo, così, gareggiare per nuovi appalti e tornare alla sua normalità pur in amministrazione giudiziaria. I lavoratori foggiani hanno presentato ricorso nei confronti dell’azienda, due le udienze finora tenute a Foggia il 23 luglio e il 17 settembre. «Dopo mesi pieni di ansie, sgomento e rabbia - aggiunge il portavoce dei lavoratori - il 22 ottobre, il capo di gabinetto della Prefettura di Lecce dott.ssa Mariano ci scrive: “GialPlast ha in piena autonomia deciso il licenziamento sul quale sono in corso giudizi al Giudice del Lavoro. (…) e per altro, ribadisce che la fondatezza del provvedimento non vede nei precedenti dei lavoratori un elemento decisivo”. «Lavorare bene è un dovere, ma avere un lavoro è un diritto e non lo si può perdere in questo modo!», l’amara conclusione dei lavoratori.

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