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«Scenari preoccupanti, perdiamo posti di lavoro e sicurezza»

Cara di Borgo Mezzanone, arrestato rifugiato

FOGGIA - Dove andranno i circa duecento ospiti del Cara, una volta chiuso il centro richiedenti asilo come prevede il decreto Sicurezza? La domanda sembra avere una risposta univoca ora che il governo ha chiuso l’omologo centro di accoglienza di Mineo in Sicilia (e di Castelnuovo di Porto ancor prima), e si appresta ora a fare altrettanto a borgo Mezzanone. Chi frequenta i migranti, quanti tra sindacalisti e operatori culturali conoscono le dinamiche di un fenomeno dalle proporzioni bibliche anche in Capitanata, non ha dubbi: gli ospiti del Cara si riverseranno sulla pista dell’adiacente centro di accoglienza (abusivo) a Mezzanone oppure troveranno riparo nel ghetto di Rignano già rifugio di migliaia di irregolari. Di certo c’è che centinaia di persone senza più meta saranno lasciate al loro destino, libere di trovarsi un qualunque rudere o anfratto della campagna foggiana oppure si riverseranno nelle città alla ricerca di un posto dove poter trascorrere la notte. Facile prevedere per queste persone un ricovero nei tanti ghetti sparsi per la provincia a seconda delle etnìe (sette quelli allo stato censiti). Quella africana, la più numerosa, si divide appunto fra il ghetto di Rignano e la pista di Mezzanone.

Non è però solo un problema di accoglienza, la chiusura del Cara. I sindacati da giorni hanno lanciato l’allarme sui 70 dipendenti del centro di accoglienza per richiedenti asilo che vedono seriamente minacciato il posto di lavoro. I lavoratori si occupano nel Cara dei servizi di assistenza, assicurano la pulizia degli ambienti e la refezione degli ospiti. Un appalto già di per sè ridimensionato, ricordano in una nota le sigle di Cgil, Cisl e Uil. «Le organizzazioni sindacali in questi mesi - viene ricordato in una nota - hanno cercato, nel massimo rispetto delle regole e soprattutto dei contratti nazionali di lavoro di riferimento, di evitare licenziamenti e riduzioni orarie individuali ai lavoratori e lavoratrici che hanno assunto, in questi anni di lavoro, professionalità e competenze che consentono il mantenimento di un servizio quanto mai importante e strategico per il territorio, spesso in carenti situazioni di sicurezza e benessere, a contatto con gli ultimi e spesso anche con donne e minori». È un problema sociale e occupazionale quello del Cara, un problema sul quale le sigle sindacali invocano l’intervento delle istituzioni: «C'è bisogno di un'assunzione di responsabilità di tutte le parti sociali coinvolte: Istituzioni, enti ed associazioni - scrivono i sindacati - perché le conseguenze del Decreto Sicurezza non possono riguardare esclusivamente i sindacati per la parte dei lavoratori e le forze dell'ordine per la regolarità degli immigrati. Il Decreto Sicurezza provocherebbe, per paradosso l’insicurezza per i cittadini del capoluogo e per gli ospiti stessi, che sarebbero a breve espulsi dal centro, ed insicurezza per i 70 lavoratori del Cara di Borgo Mezzanone che perderebbero il posto di lavoro con conseguenti ricadute su un già martoriato territorio».

Gli scenari sono «molto preoccupanti»,i segretari di Fisascat Cisl, Sgobbo, Fp Cgil, Ricucci e La Vecchia e di Uiltucs Uil, Dota, preannunciano «una serie di iniziative, anche ad evidenza pubblica, perché gli scenari che si prospettano sono molto particolari e preoccupanti, per la sicurezza e per l'occupazione, per le persone e per il lavoro». 
 
 

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