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FOGGIA - Territorio estremamente ingannevole quello foggiano, ricco di corsi d’acqua e di dirupi perennemente asciutti ma che si riempiono all’improvviso provocando il disastro e purtroppo lutti. Quando accade sono dolori e non parliamo più di fenomeni occasionali: l’ultima alluvione sul Gargano risale al settembre scorso, negli ultimi anni gli allagamenti hanno colpito la piana fra Foggia e i monti dauni (2016) e ancora varie volte il promontorio. La Capitanata piange le sue vittime: il 7 settembre 2014 il giovane Antonio Facenna, 21 anni, rimase intrappolato e morì annegato nella sua auto nell’attraversare il letto di un torrente che non vedeva acqua da decenni. Un piano di emergenza per evitare rischi lo stanno ora mettendo a punto le Ferrovie del Gargano. È un piano che si basa sull’esperienza delle recenti alluvioni, uno schema “in progress” riveduto e corretto in relazione alle massicciate e alle traverse delle linee ferrate divelte dalla furia di detriti e acqua come avvenuto anche nel settembre scorso. «Ci siamo organizzati con l’analisi del rischio, studiando il comportamento delle tratte in presenza di tali fenomeni - ha detto l’ingegner Daniele Giannetta, direttore di esercizio di FerGargano - poi riferiamo alla Protezione civile». «Le prime correzioni al percorso sono state già attuate tenendo conto di questi suggerimenti - ha aggiunto l’ingegner Corrado Pedale, responsabile esercizio dei servizi automobilistici - da San Marco in Lamis non transitiamo più, abbiamo aperto la variante per Apricena. E questo per evitare l’effetto-colata di detriti che si abbattono in determinate zone, dall’effetto devastante. Riusciamo a fare queste correzioni durante i mesi invernali, approfittando della diminuzione di passeggeri sulle linee».

Della gestione del piano d’emergenza se n’è fatto carico la Piccola Industria di Confindustria che ha promosso un incontro nella sede delle Ferrovie del Gargano alla presenza di una scolaresca dell’istituto Notarangelo di Foggia. «Un’iniziativa che ci permette di tenere aperto un contatto tra imprese e territorio», ha detto Teresa Sassano vicepresidente nazionale e responsabile regionale della Piccola Industria. «È un progetto a carattere nazionale - ha aggiunto Maria Pia Liguori della Piccola industria provinciale - promosso in sinergia con la Protezione Civile per sostenere le imprese e le popolazioni colpite da calamità naturali, volto anche alla prevenzione e alla ripresa delle attività produttive». Una tematica, quella della fragilità del territorio foggiano, che «si lega a questioni di più ampia portata - rileva il presidente di Confindustria Foggia, Gianni Rotice - quali il dissesto idrogeologico e le infrastrutture, fortemente attenzionate dalla nostra azione associativa». Il controllo del territorio avviene anche attraverso l’ausilio di telecamere: «Una sala operativa tiene sotto controllo la ferrovia, creando uno storico - aggiunge Giannetta -. A monte dell’analisi del rischio valutiamo anche il pericolo di nuove frane: è il caso della linea, oggi interrotta, di San Nicandro Garganico che necessita di ulteriori valutazioni». La prevenzione passa per «interventi sistematici e che coinvolgano più territori».

L’ingegner Marco Muciaccia, direttore del Consorzio di bonifica del Gargano, ricorda gli interventi eseguiti sul «torrente Iana, nei pressi di San Marco in Lamis, con la creazione di vasche di laminazione che permettono di riportare l’acqua nel torrente quando la piena è passata». Non ugualmente efficaci le misure di contenimento adottate sul torrente Romondato, nei pressi di lido del Sole (Rodi), lavori eseguiti con un finanziamento dell’Unione europea anno 2000: «In quest’ultimo caso - rileva Muciaccia - furono attuati interventi limitatamente al confine di Ischitella così oggi i danni delle alluvioni finiscono per riversarsi su Rodi Garganico». Fare prevenzione del territorio significa coordinare l’azione dei Comuni e del Parco del Gargano, l’ente sovracomunale che vigila non con poca fatica sull’enorme neo dell’abusivismo edilizio: «L’elenco degli edifici da abbattere è lunghissimo - ha ammesso il vicepresidente Claudio Costanzucci, sindaco di Cagnano - è anche un problema culturale. L’ultimo tentativo di aprire una strada in località a Zaiana lo conferma: gli anni passano, i divieti si moltiplicano, ma gli abusivi non dimenticano e ci riprovano sempre».

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