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Lotta al caporalato

Di Maio: «Dichiariamo guerra al lavoro nero con l'aiuto dei Forestali»

Così il vicepremier e ministro dello sviluppo economico al termine del tavolo convocato nella Prefettura di Foggia contro il caporalato

Di Maio

Foto Maizzi

FOGGIA - «E' stato un tavolo molto importante. Oggi dichiariamo ancora una volta guerra al lavoro nero e al caporalato. Emanerò una direttiva per utilizzare i carabinieri forestali contro le illegalità nel lavoro». Lo ha annunciato il vicepremier e ministro dello sviluppo economico, Luigi di Maio, al termine del tavolo convocato nella Prefettura di Foggia contro il caporalato.
«Questa settimana - ha aggiunto - conoscerete il nuovo responsabile dell’ispettorato del lavoro. È finita l’epoca solo dei numeri ma è arrivato il momento di combattere l'illegalità».

«Il caporale non è altro che un bracciante atroce e illegale che incrocia domanda e offerta per un disperato. Se funzionano i centri per l’impiego il caporalato verrà sconfitto». Ha sottolineato il vicepremier al termine del tavolo.
«E arrivata l’epoca - ha aggiunto - in cui bisogna iniziare ad aggredire le illegalità e lasciare in pace gli imprenditori onesti senza vessarli con inutili balzelli. E’ un modello culturale da cambiare quello dello Stato che vuole tenere le carte apposto. Oggi bisognerà lavorare ad un programma con un piano triennale. Repressione sì, ma anche prevenzione e in primis, bisogna far funzionare i centri per l’impiego». «Mi ha colpito molto - ha aggiunto - l’espressione il caporale è uno che chiavi in mano ti fa trasporti e lavori in poche ore. Come tutte le illegalità anche questa si annida lì dove lo Stato non ha un servizio efficiente». «E il momento di fare sistema - ha concluso - e di mettere insieme tutte le energie dalle parti sociali alle forze di polizia alle regioni».

IL CAPORALATO NON E' SOLO UN PROBLEMA DEL SUD -  «Il caporalato non è solo un problema delle regioni del Sud, motivo per cui ho convocato a questo tavolo tutte le Regioni di Italia. Noi dobbiamo riuscire nell’operazione di far sopravvivere le imprese che si comportano correttamente e tirar fuori dalle minacce mafiose e premiare quelle virtuose». «Bisogna poi considerare - ha proseguito - anche il tema dei prezzi, perché «non può una bottiglia di salsa di pomodoro costare più del contenuto». «Se i prezzi dei nostri prodotti sono così bassi - ha poi concluso il vicepremier - è perché si è permesso di fare cartello alla grande distribuzione e si è permesso di fare entrare con trattati scellerati derrate alimentari nel nostro mercato».

EMILIANO: «PASSI AVANTI» - «Crediamo che questa giornata di lavoro con il ministro, che ha reso stabile il tavolo dandogli una programmazione triennale, sia un passo avanti molto importante. E soprattutto la cosa importante è che abbia riconosciuto l’importanza della legge sul caporalato fatta dal precedente Governo: questo dimostra una oggettività di giudizio anche sull'attività di diverse maggioranze di Governo che fa onore al Ministro». Lo ha detto il presidente della Regione Puglia, Michele Emiliano, a conclusione del tavolo contro il caporalato che si è tenuto nel pomeriggio nella prefettura di Foggia con il vicepremier Luigi Di Maio.

Rispondendo alle domande dei giornalisti Emiliano ha detto poi che «per le aziende agricole pugliesi scegliere di organizzare autonomamente il trasporto del personale potrebbe corrispondere a una mancanza nei confronti delle organizzazioni criminali che gestiscono il caporalato. Quindi significa che, probabilmente, chi si avventura su questa strada rischia di non trovare poi nessuno che vada a lavorare nei suoi campi e nelle sue aziende». «E quindi - ha detto - bisogna assistere le imprese che si comportano bene, colpire quelle che si comportano male e per far questo ci vogliono soldi. La Regione Puglia ha investito quasi 7 milioni di euro per la strutturazione delle foresterie più i fondi a disposizione del trasporto». «Naturalmente - ha detto ancora - è una competenza che spetterebbe allo Stato nazionale e non alle Regioni, lo abbiamo fatto consapevoli di dover far partire il meccanismo». «Adesso - ha concluso - ci auguriamo che alle parole del ministro seguano i fatti e gli interventi. Le idee sono chiare: repressione di chi si comporta male, sostegno alle imprese che si comportano bene e vogliono rispettare la legge, luoghi sani e legali dove far risiedere le persone e non ghetti. Questi tre pilastri della politica del Governo sono condivisi dalla Regione Puglia». 

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