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Contro lo sfruttamento dei braccianti la scelta Princes: «Solo lavoro etico»

La scelta dell'azienda foggiana Princes di comprare solo da cooperative che pagano il giusto il lavoro dei braccianti agricoli

«Siamo il più grande stabilimento d’Europa produciamo il 100% di pomodori pugliesi e il 100% di pomodori etici»

braccianti agricoli

Quest’anno raggiungerà il 100% la produzione di pomodoro con certificazione etica. La Princes detta la linea in Capitanata, con gli «inglesi» si lavora solo con le carte in regola. Ma i produttori foggiani ce l’hanno fatta. Non tutti, anzi un buon 50% di tutti i coltivatori che lavoravano con il colosso della Mitsubishi oggi sono fuori. L’obiettivo è stato comunicato ieri durante un convegno agli agricoltori che fanno capo a 26 cooperative.

«Sono i nostri fornitori, con loro condividiamo il rispetto delle regole e non lucriamo sul prezzo», dice alla Gazzetta Gianmarco Laviola amministratore delegato di Princes Industrie alimentari. Si è parlato di filiera etica ieri al Regio hotel di Manfredonia, ospiti tra gli altri il procuratore della Direzione distrettuale antimafia Cataldo Motta, il presidente nazionale di Coldiretti, Roberto Moncalvo e Iolanda Rolli, il prefetto nominato un anno fa dal governo per mettere ordine nel disordine dei ghetti in provincia di Foggia. La Princes ha dato un taglio netto, qualche anno fa, nel marasma di cooperative, organizzazioni di prodotto che conferivano il prodotto.

«Siamo il più grande stabilimento d’Europa - dice Laviola - produciamo il 100% di pomodori pugliesi e il 100% di pomodori etici». La svolta è del 2015, quando l’ente di certificazione Eti (ethical trading initiative) pubblicò il report sull’abuso dei lavoratori migranti nell’agricoltura italiana.

«Princes, unica azienda italiana, presenziò al lancio del report - ricorda Laviola - e stabilì contatti con l’Eti inglese e norvegese. Tra il 2015 e il 2016 furono recepite tutte le raccomandazioni». La svolta sui numeri delle aziende che conferiscono a Princes fu subito significativa: si è passati dalle 48 cooperative e 620 coltivatori del 2015, alle 27 coop e 341 coltivatori della campagna 2017 (87% di certificazione etica).

Una svolta che ha il suo prezzo in termini di sostenibilità economica per le imprese, ma l’agricoltura, dice Moncalvo, ha tutto da guadagnare: «La filiera è un rapporto di dare e avere - sottolinea il presidente di Coldiretti - stabilire un prezzo equo che consenta di fare programmazione a lungo termine è importante. La Princes questo lo fa. La sostenibilità sociale - aggiunge - è un sistema che dà lavoro a 1,2 milioni di lavoratori».

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