«Non vanno per divertirsi, specialmente loro. Io quando andavo, andavo per divertirmi, per bere un cocktail. Loro no, bevevano solo Red Bull ed acqua, ed erano sempre attenti a guardare... Era una sfida di potere: chi entrava con più ragazzi nella discoteca, chi faceva più tavoli, chi stappava più bottiglie». Michelangelo Maselli detto Milo, 32 anni, è uno dei tanti pentiti che hanno raccontato alla Dda di Bari quello che accade nelle discoteche pugliesi: posti dove quelli normali vanno per ballare e invece loro, con la pistola, sono sempre pronti a fare fuoco.
Le guerre tra i giovani rampolli della mafia barese hanno sempre più spesso come sfondo i locali notturni. Lo hanno raccontato le inchieste degli ultimi anni, compresa quella sull’omicidio di Lello Capriati, nipote del boss di Bari vecchia, che probabilmente fu ammazzato la sera del 1° aprile 2024 per essere intervenuto a difesa di alcuni esponenti del clan, forse dei suoi figli. E lo hanno confermato i pentiti, ai quali i pm della Dda hanno chiesto di raccontare il mondo delle discoteche dopo l’omicidio di Antonella Lopez, la 19enne uccisa per errore nel 2024 al Bahia di Molfetta.
Maselli, uomo dei Palermiti, si è pentito poco dopo l’arresto nel blitz Codice Interno di febbraio 2024. E ha raccontato che portare l’arma era un’abitudine, tanto quanto nasconderla in macchina. «Al Divinae - ha detto - non potevano entrare armi perché c’erano due poliziotti... due carabinieri... e quindi le occultavano in macchina e se succedeva qualche lite li aspettavano fuori, succedevano sempre fuori i casini»...













