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Essere umano e IA, connessioni al di là della superficie

Essere umano e IA, connessioni al di là della superficie

 
Antonio Derinaldis

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Antonio Derinaldis

L’intelligenza artificiale? Regolamentiamola, o sarà lei a «regolare» noi

Una nuova frontiera di ricerca e riflessione per sempre meglio costruire la società della conoscenza con l’AI come strumento e non obiettivo per nuove alleanze «generative»

Sabato 28 Settembre 2024, 14:15

Rileggendo più volte l’opera della ricercatrice di scienze cognitive Margaret A. Boden dell’Università del Sussex, su che cosa è l’intelligenza artificiale, la stessa dice: «L’intelligenza non è una sola dimensione, ma è piuttosto uno spazio riccamente strutturato di diverse capacità di elaborazione dell’informazione. Di conseguenza, l’IA utilizza varie tecniche, che affrontano molti compiti differenti. Ed è ovunque».

Oggi come la stessa Boden ammette il tema in primo piano è la «singolarità», ovvero il presunto momento in cui le macchine diventano più intelligenti degli esseri umani. Si tratta quindi di gestire il tempo dell’AI transaction nel migliore dei modi con al centro quello che Papa Francesco definisce lo sviluppo umano integrale della persona. Lo studioso americano Ethan Mollik ha coniato la definizione di intelligenza artificiale come una «co- intelligence» quindi AI come un «co-worker, creative, tutor, coach», un nuovo teorema che unisca il modello sociale di living e di working con l’AI.

Ricerche socio-tecnologiche e meta-filosofiche per dire AI come una persona? Anche il metaverso finisce con l’essere un «co-habitat», una «co- society», una co-realtà. «Un metaverso è una raccolta di realtà, che include un mondo reale oppure un mondo domestico e una serie di altri mondi che la società infonde di significati» (Herman Narula da Virtual Society). C’ è una fenomenologia sociale che si interroga nel profondo sull’interfaccia tra l’umano e il non umano, o meglio tra la persona umana e l’intelligenza artificiale, tra l’entità persona e le reti neurali artificiali. Un mix di sociologia della conoscenza, di psicologia sociale connettivista e filosofia della mente che inizia un nuovo cammino di esplorazione. Possiamo già introdurre quello che io definisco il «meta.dihum - meta digital interface human union model», cioè il modello di unione oltre l’interfaccia tra il digital human e la persona umana. Questo concetto o dimensione dell’essere sociale suggerirebbe una connessione profonda e «oltre» la superficie tra l’entità digitale e l’essere umano.

La fenomenologia sociale dell’interfaccia persona - reti neurali artificiali attraverso il meta.dihum apre a riflessioni sociofilosofiche. Quale è la natura dell’interazione tra l’umano e l’AI, il digitale, il metaverso, etc…? Quali sono i confini dell’identità quando si supera l’interfaccia? L’esplorazione ci porta direttamente a quella che Paolo Benanzi chiama «algoretica» per contrastare l’algocrazia. Ma temi come l’autocoscienza digitale, l’etica dell’interazione, la percezione dell’identità divengono elementi per indagare e scientificamente rilevanti. Come influisce l’interfaccia «metadihum» sulla psiche umana? Come cambiano le relazioni sociali quando l’interazione avviene attraverso l’interfaccia AI? Una nuova fenomenologia sociale che ci vedrebbe concentrati sugli effetti sull’autostima, sull’empatia e la comprensione reciproca.

L’interfaccia persona umana – reti neurali artificiali attraverso il meta.dihum potrebbe avere impatti su settori come l’educazione, l’etica dell’AI e la progettazione delle interfacce.

Una nuova frontiera di ricerca e di riflessione per sempre meglio costruire la società della conoscenza con l’AI come strumento e non come obiettivo per nuove alleanze «generative». La ricerca psicosociologica si ritroverà dinanzi altre forme di relazioni umane quale quelle con l’AI cioè le «Human.AI Affairs». Semanticamente questa dimensione cattura l’essenza di un’intensa interazione tra l’umano e le reti neurali artificiali. «Potrebbe essere un nuovo capitolo nella nostra comprensione delle connessioni tra queste due sfere. (da Copilot - Bing). Il punto Il punto è: questo mindset ci induce a sostenere che l’AI «treat it like a person» come ci dice Ethan Mollik?

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