Mercoledì 04 Febbraio 2026 | 14:32

Le imprese esecutrici vittime sacrificali di un Pnrr mal gestito

Le imprese esecutrici vittime sacrificali di un Pnrr mal gestito

 
Pasquale de Marco

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Pasquale de Marco

Il Pnrr va rimodulato ma è da irresponsabili rinunciare a quei fondi

Il sistema ha scaricato sulle imprese esecutrici il peso delle inefficienze amministrative, trasformandole nelle vere vittime sacrificali di un progetto nato con le migliori intenzioni

Mercoledì 04 Febbraio 2026, 12:20

Il PNRR sarebbe dovuto essere il grande motore della rinascita italiana dopo la pandemia. Un’occasione irripetibile per modernizzare il Paese, rilanciare l’economia, colmare i ritardi storici.

Eppure, a distanza di anni dal suo avvio, ciò che emerge è un quadro ben diverso: un Sistema che ha scaricato sulle imprese esecutrici il peso delle inefficienze amministrative, trasformandole nelle vere vittime sacrificali di un progetto nato con le migliori intenzioni.

La corsa contro il tempo per presentare i progetti ha generato studi di fattibilità approssimativi, spesso insufficienti persino a definire con chiarezza gli interventi da realizzare. Ciononostante, l’Italia ha ottenuto circa 250 miliardi di euro, vincolati a scadenze serrate e milestone, da rispettare entro il 2026. Una sfida impegnativa, certo, ma resa quasi impossibile da una burocrazia che ha arrancato fin dall’inizio.

Le gare per progettazioni ed esecuzioni dei lavori da realizzare sono partite in ritardo, gli ordini di attivazione sono arrivati con tempi irragionevoli e, per recuperare, si è chiesto ai progettisti di lavorare in condizioni proibitive.

Il risultato? Progetti lacunosi, validati comunque pur di non perdere i finanziamenti. E quando finalmente si è arrivati alla fase esecutiva, gli ordini di avvio dei lavori sono stati emessi mesi – talvolta anni – dopo le aggiudicazioni, scaricando sulle imprese la responsabilità di recuperare ritardi non loro.

Come se non bastasse, oggi molte Amministrazioni ritardano anche i pagamenti. Le imprese, obbligate a correre per rispettare scadenze irrealistiche, si ritrovano a finanziare di fatto le opere pubbliche, diventando creditrici forzate dello Stato. Un paradosso che mina la loro stabilità economica e mette a rischio la tenuta dell’intero Sistema produttivo.

Non mancano esempi virtuosi: alcune stazioni appaltanti hanno saputo recuperare il tempo perduto e garantire pagamenti puntuali. Ma sono eccezioni, non la regola. Intanto, dirigenti, tecnici e operai vivono sotto una pressione costante con ripercussioni psico/fisiche sempre più evidenti.

Il PNRR doveva essere il simbolo della rinascita. Rischia invece di diventare il monumento alle contraddizioni di un Paese che chiede alle sue imprese di essere efficienti, rapide e resilienti, mentre la macchina pubblica procede a passo lento. E il prezzo di questa incoerenza lo pagano proprio coloro che avrebbero dovuto essere i protagonisti della ripresa.

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