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Un treno chiamato desiderio nel triste destino dei ragazzi che vogliono tornare al Sud

Un treno chiamato desiderio nel triste destino dei ragazzi che vogliono tornare al Sud

Un treno chiamato desiderio nel triste destino dei ragazzi che vogliono tornare al Sud

 
Lino Patruno

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Lino Patruno

L'ingordigia del Nord: loro più autonomi. E i servizi al Sud?

L’isolamento del Sud, se non premeditato, non è certamente casuale. Anzi tutto lascia credere che sia addirittura ideologico.

Venerdì 23 Dicembre 2022, 13:49

Non devono lasciare ogni speranza i ragazzi terroni che dal Nord vogliono tornare a casa questo Natale. Ma se non fanno almeno un mutuo è difficile che ci riescano. Perché lo «svantaggio di luogo» non guarda in faccia neanche la festa più cara. Lasciamo stare gli aerei, più cari di un gelato a Montecarlo. E lasciamo stare la macchina, con benzina e diesel che costano quanto un gioiello di Bulgari. Allora il bus. Anzi da Milano per il secondo anno hanno dovuto inventare il «bus sospeso», come quel «caffè sospeso» o quella «pizza sospesa» con cui da tempo il Sud esprime la sua capacità di solidarietà e di resistenza. Infine c’è il treno, che pur essendo più alla portata oscilla fra i 150 e i 300 euro. A parte i disagi di una velocità che almeno sulla linea adriatica non sarà mai quella dei Frecciarossa. E per alcune tratte con cambi lungo la strada tanto per farti capire che sei meridionale, cioè diversamente italiano.

Il termine spagnolo per dire «destinazione» è «destino» (30 km «para el destino»). E un destino è appunto quello di chi vuole viaggiare al Sud o verso il Sud. Che nostro Signore deve aver creato il settimo giorno o in un momento di distrazione, tanto lo ha fatto periferico. Non un problema teologico se non gli togli i collegamenti per farlo anche emarginato. E mica perché il suo territorio sia più improbabile di un Pd che vinca una elezione. Hanno sfondato l’Appennino per far andare lorsignori velocemente da Firenze a Bologna. E solo adesso 161 anni dopo l’unità d’Italia hanno capito che si può scavare una galleria anche in Irpinia per far andare direttamente da Napoli a Bari.

Perciò l’isolamento del Sud, se non premeditato, non è certamente casuale. Anzi tutto lascia credere che sia addirittura ideologico. Il fatto è che non è improbo soltanto andare o scendere dal Nord. È improbo anche andare da una città del Sud a un’altra. Provate un Lecce-Campobasso. O un Bari-Crotone, roba da littorine del Far West. Per non parlare di un Crotone-Reggio Calabria, 110 chilometri, tre ore e mezza (stessa distanza fra le sopradette Bologna e Firenze, 38 minuti). Ormai un mito da premiare con l’Unesco (bene unico al mondo e irripetibile) Matera solo capoluogo italiano senza ferrovie dello Stato. Anzi per scaramanzia hanno approntato una stazione pretenziosa come un’opera d’arte. Monumento all’attesa.

Del resto basta confrontare qualsiasi orario di partenza e di arrivo per capire come al Sud i treni corrano (si fa per dire) alla velocità media di poco più di 64 chilometri orari. Né bisogna scomodare uno studio dell’università Federico II di Napoli (professor Cascetta e staff): il Pil italiano sarebbe cresciuto di un 3,3 per cento se il Frecciarossa ci fosse stato anche al Sud, dove spacciano per Alta velocità i 200 chilometri all’ora (quand’anche ci fossero). Quindi uno spreco che è costato al Sud ma anche al resto d’Italia. A conferma di quanto i Calderoli e compagni rifiutano di ammettere anche se lo sanno. E cioè che se si dà al Sud non si toglie al Nord. Insomma che il Sud è una addizione e non una sottrazione. E che in Italia ci vuole più Sud non meno Sud.

Altri dati soltanto per mettersi la coscienza a posto sul Paese delle diseguaglianze. Negli ultimi anni i passeggeri sull’Alta velocità sono cresciuti del 114 per cento, quelli degli Intercity sono diminuiti del 47 per cento. Risultato: la minore velocità ha ridotto drasticamente la possibilità e la voglia di spostamento. E impedito un aumento del reddito, direttamente proporzionale (o s-proporzionale) ai collegamenti. Non roba nuova, figuriamoci. Quando nella ricostruzione dell’Italia dopo la guerra e in clima di miracolo economico si decise di ricucire il Paese da Nord a Sud, si fece l’Autostrada del Sole. Ma la ricucitura anche allora si fermò a Napoli, essendo tutto il resto troppo poco Italia perché fosse ricucito.

La verità è che il Sud deve essere scucito non solo col Nord ma anche al suo interno. L’ideologia. Se nella prosopopea risorgimentale le ferrovie furono spacciate come il mezzo per «fare gli italiani», furono uno dei principali mezzi per non fare il Sud. Perché un Sud diviso è un Sud cui non venga in mente di mettersi insieme, di diventare un unico popolo e un unico territorio. Di fare massa critica di interessi, rapporti, scambi commerci, appuntamenti. Di avere un pericoloso comune sentire. Di avere, vade retro, un suo mercato che prescinda da quello del Nord.

Impediamoglielo a cominciare dai treni, un treno chiamato desiderio. E poi piazziamogli una autonomia differenziata al Nord. Ragazzi belli che tornate per Natale, sentite, fatevi buone feste. Per ora.

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