La sinistra accusa Giorgia Meloni di voler politicizzare il referendum sulla giustizia trascurando i temi della riforma. I sondaggi di Antonio Noto e di Alessandra Ghisleri per «Porta a Porta» dicono esattamente il contrario. Secondo Ghisleri, nel giro di pochi giorni il 25% degli elettori del Partito democratico favorevoli alla riforma si è asciugato fortemente virando verso l’astensione o il No perché è cambiato il clima politico.
Secondo Noto, i Sì sarebbero in vantaggio per 53 a 47. Ma mentre il 75% di quelli che votano Sì lo fanno perché condividono i contenuti della riforma e soltanto il 25% vota per sostenere il governo, sul fronte del No il 70% degli elettori vuole esprimere dissenso nei confronti di Meloni e solo il 30% boccia la riforme.
L’aspetto paradossale è che quando si chiede al campione un giudizio sulla istituzione di due distinti consigli superiori della magistratura il rapporto tra favorevoli e contrari è di 51 a 29, che sale a 52 contro 27 quando si parla dell’Alta corte di giustizia disciplinare. In questi casi, mentre è scontato l’altissimo consenso da parte degli elettori del centrodestra, si registra un’adesione molto forte da parte dei simpatizzanti di Azione e Italia viva e una tutt’altro che trascurabile nel Pd (più di un elettore su cinque) e del M5s (più di un elettore su quattro). Ma alla fine la motivazione politica del No prevale su qualunque altro ragionamento.
Senza arrivare al sorprendente paradosso di un magistrato di grande esperienza come Nicola Gratteri, capo della più grande procura della Repubblica d’Europa, quella di Napoli, che iscrive al fronte del No le persone perbene e al fronte del Sì i delinquenti, i comitati contrari alla riforma usano temi e argomenti squisitamente politici.
Sostengono che l’Alta corte disciplinare sarebbe influenzata dalla politica, quando soltanto tre membri su quindici verrebbero sorteggiati in un canestro scelto dal parlamento in seduta comune, come accade per la designazione dei sedici cittadini che integrano la Corte costituzionale quando il capo dello Stato viene giudicato per alto tradimento (e su questo nessuno ha mai avuto niente da obiettare). E una persona garbatissima e moderata come Giovanni Bachelet, presidente del comitato Società civile per il No, parla di «tecnica eversiva del governo» per le proteste sulla presenza di magistrati impegnati politicamente nell’ufficio centrale della Cassazione che ha modificato il quesito referendario, raccomandando di votare No «per resistere alla barbarie».
Gli elettori di sinistra sono dunque politicamente molto motivati. Gli elettori di centrodestra sono ancora molto freddi. Secondo Noto, le possibilità di vittoria del Sì aumentano sensibilmente se cresce la percentuale dei votanti.
È evidente che a questo punto è prevedibile che Giorgia Meloni scenda in campo per motivare suoi sostenitori. Non pensa minimamente a dimettersi se perdesse il referendum, ma cercherà in ogni modo di evitare la sconfitta.














