Venerdì 13 Febbraio 2026 | 17:29

Diplomazia o psicologia? Gli istinti guidano i potenti della Terra

Diplomazia o psicologia? Gli istinti guidano i potenti della Terra

 
Gino Dato

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Gino Dato

Kissinger, l’addio all’amico americano e i futuri scenari

Alla fine, chi vince? Freud o Kissinger? Gli istinti ingovernabili della psicologia prevarranno sulla diplomazia?

Venerdì 13 Febbraio 2026, 13:30

Alla fine, chi vince? Freud o Kissinger? Gli istinti ingovernabili della psicologia prevarranno sulla diplomazia?

La prima non potrà mai essere soppiantata nello studio di cui è maestra, l’individuo e la sua psiche, gli impulsi, i desideri, i sentimenti, le vendette.

La seconda continuerà a essere la regina segreta delle relazioni internazionali fra gli Stati, come insegna un grande dei nostri giorni, disciplinando le attività che le istituzioni pongono in essere nel rispetto di principi, convenzioni e metodi disciplinati dal diritto internazionale.

Non è facile prevedere il trionfo per l’una o per l’altra, ma mai come in questo scorcio di secolo vediamo le due regine ciascuna in azione in una combinazione di circostanze e fattori scatenanti.

I principali dei quali nascono proprio dalla compresenza. L’una e l’altra, la psicologia e la diplomazia, si prodigano appunto nello scorticare vivo il povere uomo e il suo carattere, da un lato, alternando attacchi feroci e belluini a intrecci di favori e di offerte e scaramucce.

Il fatto è che tutte e due queste regine (o arti?) attingono a un magma che rimane segreto e che non sempre si riesce a decodificare: da un lato la profondità dell’essere e la sua aggressività, dall’altra la necessità di impostare le relazioni tra gli uomini al realismo che tutto consente ma è rivolto al bene.

Per esempio che un’invasione non venga riconosciuta come tale. Oppure che non si parli più di nemici e di un casus belli, ma di semplici esseri in balia di un caos ridotto a presente senza futuro.

A voler considerare solo le ultime settimane non c’è chi non veda incarnarsi questo conflitto e scontro tra mente e cuore in una figura come quella di Trump che consideriamo campione del suo tempo e oggetto di analisi accurata.

In una ennesimo fuoco d’artificio del suo scoppiettante ego ipertrofico se l’è presa con gli europei: «Se diranno di no sulla Groenlandia ce ne ricorderemo»; ha minacciato: «Solo gli Usa possono garantire la sicurezza con la Groenlandia», terra che non manifesta gratitudine nei loro confronti; infine ha piatito: «Gli Usa sono stati trattati molto male dalla Nato».

L’uomo più potente del mondo getta tra le anticaglie l’arte della diplomazia, fa il piccioso e induce tutti a interrogarsi sul grande quesito: perché sula terra accade quel che sta accadendo? E dove si annidano le ragioni di una repentina mutazione che mette in gioco la pace nel mondo?

Appunto, tutti strappano convenzioni e civiltà delle buone maniere e cercano una risposta negli strumenti della psicologia.

È tale la densità dei fenomeni che a interrogarsi sui destini della terra sono non solo gli uomini importanti che costruiscono la storia, ma anche e soprattutto gli esseri comuni. Stravolgimenti immani squassano la quotidianità. All'ordine mondiale e alla sapienza della legge non ci si più affidare, in un gioco di specchi le pedine sono immobili sulla scacchiera, vale solo la legge del più forte o del tirannosauro che dispone le sue volontà.

Ma passano solo poche ore e lo scenario cambia improvvisamente. Il bambino più grande della Terra – avete visto – incarta un accordo informale con il segretario della Nato, Rutte, lascia la posa donchisciottesca e rientra nei ranghi dello statista che gestisce accordi sui dazi prima minacciati, che sorride dopo avere detto che lui la forza, no, non la vuole usare. E che dire dell’altro capolavoro di diplomazia con cui vorrebbe cellofanare la strage di Gaza?

Stremati, alla fine, spuntate le armi sia della diplomazia che della psicologia restiamo aggrappati all’una e all’altra.

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