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Decontribuzione Sud, il miglior antidoto allo spopolamento

Decontribuzione Sud, il miglior antidoto allo spopolamento

La misura sarebbe scaduta fra pochi giorni, lasciando all’improvviso le aziende meridionali schiacciate da costi di produzione insostenibili

25 Giugno 2022

Sergio Fontana

Le imprese pugliesi e meridionali possono tirare un sospiro di sollievo: la Commissione europea ha autorizzato la proroga della decontribuzione sul lavoro nelle regioni del Sud Italia.

La misura sarebbe scaduta fra pochi giorni, lasciando all’improvviso le aziende meridionali schiacciate da costi di produzione insostenibili, perché nel Mezzogiorno - non dobbiamo dimenticarcelo - ai rincari folli delle materie prime e dell’energia di questi mesi, si aggiungono anche i costi degli annosi svantaggi competitivi del territorio meridionale. Le imprese erano molto preoccupate. Nelle ultime settimane infatti ho ricevuto frequenti telefonate d’allarme da imprenditori associati a Confindustria, grandi e piccoli, che temevano di non farcela a contenere i costi e temevano persino di uscire dal mercato, se fosse venuta meno la decontribuzione del 30% sugli occupati.

Di questo, circa un mese fa, scrissi alla Ministra per il Sud e per la Coesione territoriale, Mara Carfagna, che prese subito a cuore la questione. Oggi devo pubblicamente ringraziare Mara Carfagna e la sua squadra per aver ottenuto con prontezza la proroga della «decontribuzione Sud», che è gran bel risultato. E vorrei precisare che è un successo non solo del Sud per il Sud, ma del Sud per l’Italia, perché è ormai dimostrato che la prosperità del Mezzogiorno giova anche al Nord e che ogni euro speso al Sud rende quasi il doppio al Nord.

Ora però dobbiamo guardare avanti, ed osare di più. Ed è bello constatare che anche il Ministro Carfagna nutra la stessa nostra coraggiosa ambizione, quando afferma che è sua «intenzione esplorare ogni strada per rendere la decontribuzione una misura strutturale, che sostenga lo sviluppo del Sud in un arco pluriennale».

Ebbene, io sono convinto che questa misura debba e possa diventare strutturale. E non soltanto perché rappresenta un dovuto risarcimento agli svantaggi di contesto che i meridionali devono affrontare ogni giorno; non soltanto perché il divario Nord-Sud si è spaventosamente allargato dal 2008 fino ad oggi, come ha certificato qualche giorno fa il governatore della Banca d’Italia Ignazio Visco.

Questa misura deve essere prorogata perché il Sud sta vivendo un’autentica emergenza storica, che non è solo quella - pur grave - della guerra in Ucraina, ma è un’emergenza che avrà effetti ben più duraturi nel tempo, ed è il dramma dello spopolamento. La popolazione meridionale diminuisce, infatti, ad un ritmo doppio rispetto al resto d’Italia e triplo rispetto ai Paesi dell’Unione. Si riduce infatti dello 0,6% all’anno contro lo 0,3 % dell’Italia e lo 0,2% della UE.

Se non sarà fermata, questa emergenza priverà le imprese del capitale umano e delle competenze necessari per crescere. Questo è un male silenzioso, ma terribilmente grave nelle sue conseguenze economiche e sociali. Un fenomeno che, a nostro avviso, è colpevolmente sottovalutato.

L’Unione Europea deve prenderne atto. Può e deve concederci questo sostegno eccezionale, derogando al regime degli Aiuti di Stato, perché, di fronte a crisi straordinarie, il Trattato Europeo ammette strumenti straordinari. E noi dobbiamo avere il coraggio di ottenerli e di farne buon uso. Rilanciare il Sud fa bene all’Italia, perché il Sud non è il problema, ma la soluzione dei problemi del Paese.

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