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IL COMMENTO

Il futuro di Taranto segue la nuova via tracciata dal vento

Il futuro di Taranto segue la nuova via tracciata dal vento

Il parco eolico di Taranto (foto Todaro)

Col «Beleolico» il capoluogo jonico al centro di rinnovabili, riconversione e cambiamento di rotta dell'Italia in energia

22 Aprile 2022

Maristella Massari

Taranto è il futuro. Delle rinnovabili, della riconversione, del cambiamento di rotta dell'Italia in materia di energia. La testata d'angolo di questo New Deal energetico è ancorata saldamente sul fondo del Mar Jonio. «Beleolico», parco eolico marino inaugurato ieri, è il primo off-shore nel Mediterraneo capace di sviluppare dal vento una potenza di 30 megawatt. È una nuova rivoluzione che parte, simbolicamente, proprio dalla città che negli anni '60 del secolo scorso aveva rappresentato il futuro - appunto - diventando fattore propulsivo del Paese e del Mezzogiorno.

C'è Taranto, oggi come allora, al centro della Storia. Nel '900 il fuoco plasmava l'acciaio, oggi è il vento che si trasforma in forza prometeica, capace di sconvolgere ancora una volta il rapporto tra l'uomo e la natura. Se il Ventesimo secolo è stato quello in cui la scienza ha trasformato il mondo e la nostra conoscenza di esso, il Ventunesimo ci ha portato la cruda consapevolezza che non siamo infallibili. L'accanimento con cui perseveriamo nello sfruttamento delle energie fossili ci sta portando all'annientamento. Lo sanno anche i bambini che, non a caso, hanno eletto Greta Thunberg a stella polare del cambiamento. I mutamenti climatici sono solo il sintomo della sofferenza della Terra.

Oggi c'è l’esigenza concreta di sviluppare le rinnovabili. Più che una necessità, è una questione di sopravvivenza. Una via d'uscita è possibile, ma servono scelte coraggiose e rapide. Per avere l'eolico nel mare di Taranto, però, ci sono voluti 14 anni. Un tempo lunghissimo dilatato dai bizantinismi di cui sa essere maestra la burocrazia italiana. Eppure oggi la transizione energetica offre un potenziale straordinario di ripensamento anche delle catene di produzione industriale. Il cambiamento porta sviluppo. E lo sviluppo, lavoro. E così torniamo sempre al punto di partenza: a Taranto, luogo d'osmosi tra passato e futuro che mostra sullo stesso sky-line le affusolate e bianche pale dell'energia pulita e le ciminiere della fabbrica che fu manifesto del '900.

Oggi questa città segna la rotta per l'intero Paese anche grazie al quadro di riferimento indicato dal Pnrr. Qui, prima che altrove, il futuro non è solo una promessa. La sua proiezione si staglia a ridosso della costa. E accogliendo il vento tra braccia d'acciaio, trasforma la forza della natura nell'energia che serve alla vita degli uomini. Oggi è arrivato il momento per Taranto di riscrivere il rapporto tra la tutela dell'ambiente e quella del profitto. Non un aut aut, ma un orizzonte di equilibrio possibile tra due diritti universalmente riconosciuti, quello della salute e quello del lavoro.

«Scusate il ritardo» c'era scritto su uno striscione esposto ieri al porto dagli attivisti di Legambiente in occasione dell'inaugurazione dell'impianto Beleolico. L'industrializzazione del territorio, dal '60 ad oggi, ha sollevato una dialettica intensa legata all'impatto economico e ambientale della fabbrica dell'acciaio e al modello di sviluppo ad essa legato. Oggi si può ripartire su questa strada nuova. L'arcivescovo di Taranto, monsignor Santoro ha parlato di “segni” di una inversione di rotta reale, auspicando «il passaggio graduale, progressivo, dal ciclo completo del carbone nelle Acciaierie d’Italia al ciclo integrato, ad una realtà che abbia come riferimento il bene della persona, la salvaguardia della salute, dell’ambiente e quindi del lavoro e dell’economia». L'obiettivo resta quello della tutela della bellezza che si declina nella cura della vita. Ed è incredibile pensare che quando il presente è cupo e il futuro è incerto, si torna sempre ai capisaldi del passato. Quello che fu il mare della Magna Grecia che oggi accoglie questa complessa tecnologia capace di trasformare il vento in energia, era già noto a Diogene Laerzio, filosofo stoico secondo il quale «vivere secondo natura equivale a vivere secondo ragione». Oggi nelle stesse acque dello Ionio ritroviamo la coincidenza della natura con il «Lógos» che governa l'universo. Adeguarsi a questa armonia universale, ci insegnano gli stoici, è il compito dell'uomo virtuoso. E il premio che a lui è destinato è la felicità.

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