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«Parabellum», a Foggia una performance sull’in-utilità della guerra

«Parabellum», a Foggia una performance sull’in-utilità della guerra

L'arte in campo contro la guerra

Il 29 maggio la videoinstallazione partecipata che il collettivo Mediante realizzerà dinanzi alla villa comunale

25 Maggio 2022

Redazione online

FOGGIA - Parabellum, una parola per la guerra è la videoinstallazione con performance partecipata che il collettivo foggiano Mediante realizzerà dinanzi al pronao della villa comunale di Foggia domenica 29 maggio, dalle ore 19 alle 22, per «stimolare una riflessione sulla (inutile) produzione d’armi, sull’uso superficiale di parole e oggetti nel nostro uso quotidiano che fanno parte di un lessico e di situazioni belliche». Il collettivo Mediante di Foggia e la società AVL con il sostegno del Teatro della Polvere si interrogano sull’«in-utilità» di molti gesti e alcune parole.

«Parabellum, una parola per la guerra» è «un’idea sfidante, provocatoria, di forte impatto visivo, e non solo, che ha lo scopo di scuotere la polvere dell’ovvio, dell’abitudine e di stimolare interrogativi e nuovi pensieri.  Un lavoro del 2017 che viene riproposto a distanza di 5 anni a sottolineare non solo l’attualità, ma la necessità di parole, gentili e di condivisione, al posto della guerra. Da qui il significato di “una parola per la guerra”: nei conflitti armati non vi sono parole. La mancanza di parole genera situazioni non di pace».

La performance

Due ledwall verticali, dall’altezza superiore ai due metri, ai lati del pronao della villa, uno proietta il video di una donna di origine ucraina che legge il significato della parola pace nella sua lingua natia e sull’altro il video di una donna russa che legge anche lei il significato della parola pace, ma in russo. Al centro, dal vivo, due performer che trasportano una custodia di ferro, scomoda e pesante, la aprono, iniziano a montare quella che sembra un’arma da guerra: un fucile o un bazooka. Il rumore di ferraglia che caratterizza il montaggio evoca, inizialmente, sentimenti di paura, di instabilità e, in seguito, di stupore quando, inaspettatamente, quella che sembra un’arma si palesa, invece, come un leggio su cui viene poggiato un dizionario di lingua italiana. Anche i due attori, entrando in dialogo con le due donne, leggono il significato della parola pace nella loro lingua di origine. I performer lasciano spazio a chi vorrà avvicinarsi a leggere una parola qualsiasi del dizionario. È un NO, chiaro ed evidente, alla inutilità della produzione bellica.

Il leggio è una realizzazione dell’artista visivo Pasquale Oa, del collettivo Mediante. Ogni singolo pezzo del manufatto è stato pensato, attraverso un disegno ossessionato, esasperato, per avviare una riflessione su quei linguaggi, quei codici stilistici propri di alcuni oggetti del nostro quotidiano e che ci legano, in maniera drammatica, alla guerra. Le performer del progetto saranno Deborah Carlucci e Mariangela Conte.

Il significato

Perché esistono giacche che rievocano una divisa militare? Perchè diventano un capo di abbigliamento di moda? E ancora, perché Cartier, nel 1917, in piena Prima guerra mondiale, presenta “Cartier tank”, una collezione di orologi ispirata ai carri armati? Vi è una legittimazione della guerra in questo uso improprio degli oggetti, e ancora di più della creatività, che il collettivo Mediante vuole porre sotto i riflettori. Da una parte, quindi, una ricerca e una riflessione sul rapporto tra uomo e oggetto e dall’altra un omaggio alla parola. L’abitudine all’impiego delle cose in maniera propria o impropria corrisponde, per gli artisti della performance, all’utilizzo proprio o improprio delle parole ed è per questo motivo che è possibile confrontarsi con il loro significato: mentre alcuni progettano oggetti per risolvere problemi quotidiani, altri si occupano della progettazione, minuziosa e dettagliata, di oggetti pensati per distruggere, uccidere. Alcuni usano parole per incitare odio, altri parole per creare ponti.

«Può creare straniamento vedere montare un leggio come se fosse un fucile. Questo sentimento di confusione è lo stesso che provo ogni volta che vedo oggetti dell’ambiente bellico utilizzati dai bambini o da adulti più o meno coscienti di quello che hanno nelle loro mani - sottolinea Pasquale Oa, ideatore della performance -. L’interrogativo ha prodotto “Parabellum. una parola per la guerra” che è una ricerca che segue una mia precedente indagine sul concetto di rifiuto legato all’essere in-utile».

«L’incontro con il Collettivo Mediante di Foggia è un incontro fortunato. Condividiamo lo stesso approccio all’arte e alla riflessione: lo strumento del visual è, non solo d’impatto, ma fortemente simbolico. Per questo motivo, abbiamo deciso di condividere l’avventura della produzione di Parabellum. una parola per la guerra, coinvolgendo anche gli artisti del Teatro della Polvere» ha dichiarato Andrea Pontone, presidente di AVL.

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