BARI - Gigi Garzya da San Cesario di Lecce, ex calciatore e oggi allenatore, partito dal Salento e passando - tra le altre destinazioni pallonare - da Roma, Cremona e Bari. Senza dimenticare le parentesi con la Nazionale. Le Under 20 e 21 sia da giocatore che da collaboratore tecnico. Un pedigree di enorme spessore che ha scritto pagine importanti del calcio pugliese e italiano nel ventennio compreso tra il 1985 ed il 2005. Tra queste, le transizioni vissute a Cremona e Bari: biennio lombardo in A dal ‘94 al ‘96 e a seguire quadriennio biancorosso fino al 2000 per una promozione dalla B e tre annate di massima serie. Ospite d’onore ieri mattina nello spazio Agorà nel Consiglio Regionale di Puglia per presentare «Tutti i colori della Puglia», appuntamento con le maglie storiche dei club regionali organizzato da CasaBari e Museo del Bari.
Garzya, che effetto le ha fatto rivedere le sue maglie di Bari e Lecce indossate a cavallo degli anni ‘80 e ‘90?
«Grande emozione davanti alla maglia creata ad hoc per la partita del Bari contro il Milan, stagione ‘97/’98. Bellissima, con i lacci sul giro collo. Idem quella firmata Alaska del Lecce, quella del primo anno di A dei giallorossi».
Ripartiamo da Bari-Cosenza. Che partita è stata?
«Il Bari ha giocato bene. A differenza dell’anno scorso, vedo una squadra più quadrata. Moreno Longo è bravo, lo conosco bene. Sono convinto che non si penerà per la salvezza. Mi sembra un gruppo proiettato verso l’alto, per quanto ci siano diverse formazioni più forti e accreditate per salire. Poi, è una B con organici organizzati. Penso a Cesena e Juve Stabia».
Gara condizionata dalla sala Var. L’espulsione di Lella ed il rigore per il braccio di Saco hanno lasciato perplessità e strascichi polemici. Che ne pensa?
«Il rosso a Lella ha condizionato il risultato finale perché credo che, senza, il Bari l’avrebbe condotta in porto. Il rigore ci può stare. L’ingenuità del difensore no».
La reazione di Caporale non è sembrata il massimo della sportività.
«Il calciatore del Cosenza ha esagerato, ma questo non toglie l’errore di Lella. Ormai il calcio moderno è un “Grande Fratello”, non puoi permetterti nulla che non sia al vaglio delle telecamere. Da comprendere, tuttavia, perché penalizzare nel dubbio. Come la difficoltà nel comprendere l’entità del colpo del giocatore biancorosso».
Ai suoi tempi, queste situazioni come sarebbero state valutate?
«Il Var è stata una fortuna per le piccole squadre. Una volta, le provinciali erano sempre penalizzate».
Da alcune settimane, si vede un Bari in costante crescita sul piano tattico e caratteriale. Quali i margini di miglioramento?
«Il Bari perderà poche partite, ma per la A serve altro sul piano tecnico. Se giochi bene, al San Nicola avrai sempre l’appoggio dei tifosi. I problemi sono altri, cioè societari».
All’orizzonte c’è la delicata sfida di Cremona. Allo «Zini» il Bari fece intravedere aspetti positivi nella sfida di Coppa ad agosto.
«Era calcio d’estate. Il Bari affronterà una squadra costruita per vincere il campionato. Se servirà, a gennaio interverranno per l’obiettivo».
Longo e Stroppa, entrambi inclini al 3-5-2. Che confronto si profila tatticamente?
«Con Giovanni ho fatto tutte le Nazionali giovanili e il corso allenatori a Coverciano. Sarà una sfida molto tattica. La Cremonese spingerà, anche perché ha più soluzioni davanti e può cambiare modulo durante la partita. Il Bari sta bene e a Cremona lo sanno».
Nasti nei grigiorossi e Falletti nei biancorossi. Potrà essere la partita degli ex incrociati?
«Non credo. Sono due buoni giocatori, però il fattore dell’ex è relativo».
Cinquanta presenze in due anni a Cremona prima delle 116 nel successivo quadriennio barese con tanto di fascia di capitano e tre stagioni nella massima serie. Due esperienze diverse, ma significative. Cosa hanno lasciato?
«Ho tanti amici a Cremona. Della parentesi cremonese ricordo i due anni in A con il maestro Gigi Simoni. Bari, con Fascetti, è stata un’esperienza bellissima, una scossa per la mia carriera in una delle squadre più forti della storia del club».
Nel Bari degli ultimi anni, il capitano è stato un difensore. Prima Di Cesare e oggi Vicari. C’è un calciatore che nella rosa attuale assomiglia a Garzya per proprietà tecniche e caratteriali?
«Come caratteristiche non credo. Però, a livello carismatico, penso a Pucino e Vicari. Gente tosta e brava anche a spingersi sotto la porta avversaria. Io ero l’ultimo baluardo difensivo e non avevo possibilità di sganciarmi».
















