Mercoledì 01 Aprile 2026 | 17:01

Domenico Progna spera per il Lecce: «Il livello c’è, ora però basta errori»

Domenico Progna spera per il Lecce: «Il livello c’è, ora però basta errori»

Domenico Progna spera per il Lecce: «Il livello c’è, ora però basta errori»

 
Antonio Calò

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Antonio Calò

Domenico Progna spera per il Lecce: «Il livello c’è, ora però basta errori»

Progna è cresciuto dal punto di vista calcistico nel vivaio del Lecce, facendo tutta la trafila sino alla prima squadra, con la quale ha giocato in B. «Quest’anno la quota mi sembra più alta. Serve un colpo inaspettato»

Mercoledì 01 Aprile 2026, 14:58

È nato a San Donato di Lecce, Domenico Progna, che è cresciuto dal punto di vista calcistico nel vivaio del Lecce, facendo tutta la trafila sino alla prima squadra, con la quale ha giocato in B. Il ciclo più importante della sua carriera, però, lo ha vissuto con la maglia dell’Atalanta, dal 1986/1987 al 1990/1991, disputando quattro campionati di A ed uno di B, centrando la promozione. L’ex difensore, che ricopre il ruolo di responsabile del settore giovanile del Campobasso di Lega Pro, e quindi un doppio ex della compagine giallorossa e di quella nerazzurra che si troveranno di fronte lunedì, alle 15, al “Via del Mare”.

«Il campionato del Lecce è in linea con il cammino di una formazione che ha la salvezza quale obiettivo - afferma Progna - Sino ad oggi ha fatto bene la propria parte, mettendo in mostra qualcosa in più rispetto alla precedente stagione. Al contempo, però, si è alzato il livello dei team in lizza per la permanenza e, per conservare la categoria, bisognerà raggiungere una quota più alta rispetto ai 32 punti sufficienti nel 2024/2025. A complicare i piani ci si è messo il colpo a sorpresa messo a segno dalla Cremonese a Parma prima della sosta. Ci sarà da soffrire sino in fondo, lottando a denti stretti». Come ha dichiarato il direttore sportivo Stefano Trinchera in una recente intervista alla Gazzetta, il Lecce deve “pedalare”: «È così. Servirebbe una vittoria inattesa, magari contro una big. Ma bisognerà anche sfruttare a dovere gli scontri diretti. Non ci sono alternative. Del resto, vale per il club salentino come per tutti gli altri sodalizi che battagliano per restare in massima serie».

La prossima rivale dei giallorossi allenati da Eusebio Di Francesco sarà l’Atalanta: «La “Dea” oramai va annoverata tra le “grandi” del calcio tricolore. In questa annata agonistica ha perso un po’ terreno rispetto a ciò che ha saputo fare nel recente passato, pagando il pessimo avvio di torneo fatto registrare sotto la guida di Juric. Con Padalino in panchina si sta comportando molto meglio. Insomma, per Falcone e compagni si preannuncia un match assai complicato, ma lo saranno tutti da qui alla fine della stagione, anche perché c’è bagarre per la conquista di quasi tutte le posizioni che contano, sia nella prima metà della graduatoria che nella seconda».

Sulla carta, il gap tra Lecce ed Atalanta è marcato: «È comprensibile che sia così, sul piano della cifra tecnica, in quanto si tratta di due complessi che sono stati costruiti per traguardi diametralmente opposti. I nerazzurri sono partiti per sgomitare nelle alte sfere della classifica e per farsi apprezzare in Champions League, manifestazione nella quale hanno pagato dazio contro il Bayern Monaco, una delle corazzate del calcio europeo. L’organico giallorosso, dal canto suo, è stato messo su con l’intento di ottenere un’altra memorabile permanenza, che nel Salento equivale alla vittoria di uno scudetto. Il Lecce dovrà provare ad imporsi, tentando di colmare la differenza qualitativa con doti quali l’intensità, la compattezza, l’abnegazione, l’organizzazione».

Ylber Ramadani e soci hanno messo in evidenza queste caratteristihce contro Napoli e Roma, ma hanno perso: «Purtroppo, hanno pagato talune sbavature difensive ed alcune imprecisioni in fase di finalizzazione che contro le big costano sempre a caro prezzo. Serve attenzione e concentrazione nel rintuzzare gli attacchi avversari, ma anche cinismo nel concretizzare le poche opportunità create. Le “grandi” concedono spazi e permettono di giocare, ma puniscono ogni errore».

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