Martedì 31 Marzo 2026 | 16:28

Il Bari e le due punte, un amore mai sbocciato: è l'ora di rischiare

Il Bari e le due punte, un amore mai sbocciato: è l'ora di rischiare

Il Bari e le due punte, un amore mai sbocciato: è l'ora di rischiare

 
davide lattanzi

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davide lattanzi

Il Bari e le due punte, un amore mai sbocciato: è l'ora di rischiare

Solo una volta dall’inizio attaccanti in coppia. Vero è che non restano fuori bomber consumati, ma tentar non nuoce

Martedì 31 Marzo 2026, 14:55

Moreno Longo non vede il Bari con due attaccanti puri. Non può più essere un caso. Persino nei momenti più delicati, addirittura quando c’è da tentare qualche rimonta complicata o da forzare i match che potrebbero portare punti vitali, il tecnico piemontese difficilmente deroga dall’assetto che ha eletto per la sua squadra, ovvero il 3-4-2-1. E se da un lato era doveroso fornire certezze ad un gruppo che nelle gestioni precedenti pareva in completa crisi di identità, dall’altro resta arduo comprendere perché, almeno nell’emergenza, non si provi a schierare l’artiglieria pesante in prima linea.

Doverosa una premessa. Longo non sta certo tenendo in panchina bomber consumati. Il titolare inamovibile tra le punte di ruolo è Gabriele Moncini che nei dodici incontri sotto la gestione dell’allenatore torinese è stato schierato dieci volte da titolare, subentrando comunque per ampie porzioni nelle altre due occasioni. L’attaccante toscano è il capocannoniere dei Galletti con otto reti: con il terzo mister stagionale, ha comunque realizzato tre reti. La sua posizione resta, pertanto, indiscutibile. Christian Gytkjaer e Marvin Cuni sono gli altri due componenti di una batteria avanzata che avrebbe avuto disperato bisogno di almeno un altro innesto, mancato nel mercato invernale a favore di un’infornata di trequartisti (Cavuoti, Piscopo, Esteves, De Pieri, Cavuoti) che certo non hanno nella confidenza con la rete la dote più spiccata. Ebbene, sia l’esperto danese, sia l’albanese sono a secco nella gestione Longo. Gytkjaer, dopo un avvio nel complesso promettente, vive un digiuno infinito che si protrae addirittura da ventuno giornate: il suo ultimo guizzo risale al 2 novembre scorso, quando di testa decise la sfida con il Cesena al San Nicola. Eppure, Longo aveva deciso di ripartire da lui, lanciandolo al centro dell’attacco proprio nel retour match con i romagnoli. E’ stata, però, la sua unica volta da titolare in oltre due mesi. Da allora, ha disputato appena 15’ contro il Palermo, 22’ con il Sudtirol, 14’ con la Reggiana e 8’ con il Frosinone. Non è molto diversa la situazione di Cuni che ha un maggior numero di presenze (nove), ma un minutaggio ugualmente esiguo: soltanto in due occasioni (con Spezia e Sudtirol) è partito dall’inizio, per il resto ha raccolto 28’ con il Palermo, 23’ con il Mantova, 13’ con il Padova, 20’ con la Sampdoria, 2’ con l’Empoli, 21’ a Pescara, 16’ con la Carrarese. Nel complesso ha lasciato pochissime tracce: proprio nell’ultima apparizione aveva trovato un gol poi cancellato dal Var perché viziato da fallo di mano. Sarebbe stata comunque una prodezza inutile, allo scadere e con la Carrarese sul 3-0.

LE DUE PUNTE NO Longo, dunque, non si sta privando di armi letali. Tuttavia, resta eclatante il «dogma» della rinuncia a priori a due attaccanti puri contemporaneamente. Basti pensare che in dodici occasioni, il tecnico dei Galletti ha scelto una sola volta di partire con due punte, ovvero nel match interno con lo Spezia. Per il resto, moltissime sono state le «staffette». A Cesena, Moncini ha dato il cambio a Gytkjaer, ma l’assetto è rimasto con un solo riferimento offensivo. Nel successivo match con il Palermo, sotto di un gol, Longo ha affiancato Cuni negli ultimi 27’ a Moncini, poi rimpiazzato da Gytkjaer: i rosanero hanno poi dilagato sul 3-0. A Mantova, match vitale in chiave salvezza, il Bari è rimasto sempre con una punta, con Cuni a dare il cambio a Moncini negli ultimi 22’. Il match era sull’1-1 ed è stato risolto dai lombardi al 94’. Quindi, le due punte (Moncini e Cuni) con lo Spezia per 77’, ma negli ultimi 23’ Pagano ha rimpiazzato Cuni ridisegnando il 3-4-2-1 puro. Nulla è servito a sbloccare lo 0-0. Per forzare la sfida al Sudtirol che era ferma a reti bianche, Longo nella ripresa ha disegnato quasi un 4-4-2 affiancando Moncini a Gytkjaer, poi sostituito da Cuni. Ma furono i bolzanini a imporsi 2-1. Lo schieramento con un solo attaccante è stato confermato per gli interi 90’ nella mini serie utile targata Padova, Sampdoria ed Empoli con Cuni a concedere riposo a Moncini nei minuti finali. Difficile interpretare Pescara: pur sotto di due gol già al termine del primo tempo, Longo ha affiancato Cuni a Moncini soltanto negli ultimi 20’, con il poker abruzzese ormai confezionato. Ancora una sola punta nel successo con la Reggiana (stavolta è Gytkjaer a rilevare Moncini verso il termine della gara), così come la mossa della disperazione è stata effettuata solo parzialmente nelle ultime due sconfitte: appena 7’ a Frosinone con Gytkjaer vicino a Moncini, solo 15’ in casa con la Carrarese con il Bari già sotto 2-0 e Cuni gettato nella mischia al fianco di Moncini.

TENTARLE TUTTE Chissà se la sosta suggerirà a Longo nuove soluzioni. Ma una cosa è certa: il Bari deve cercare ovunque e in qualsiasi maniera i dodici punti che condurrebbero alla salvezza. E avere qualcuno «del mestiere», sebbene non nell’annata più prolifica o brillante, aggiungerebbe probabilmente qualche chance in più. Almeno per aggiungere peso, fisicità e presenza ad una prima linea davvero troppo leggera e spesso staccata dal resto della squadra. Magari l’impostazione iniziale non cambierà, ma, almeno a partita in corso, sembra doveroso valutare ogni soluzione più acuminata. In fondo, se si deve tentare un arrembaggio o scagliare un pallone lungo o persino cercare il jolly in una mischia, non sarà il caso quantomeno di aumentare i presupposti per fare gol?

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