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In Puglia e Basilicata

L'intervista

Cavasin spinge il Bari: «Cheddira uomo in più»

Cavasin spinge il Bari: «Cheddira uomo in più»

La squadra biancorossa rappresenta per Alberto Cavasin la più lunga esperienza da calciatore: 100 presenze dal 1983 all’86, con il doppio salto dalla C1 alla A

10 Marzo 2022

Davide Lattanzi

Il Bari resta in qualche modo sempre nel suo destino. La squadra biancorossa rappresenta per Alberto Cavasin la più lunga esperienza da calciatore: 100 presenze dal 1983 all’86, con il doppio salto dalla C1 alla A. Dopo aver girato l’Italia da allenatore conquistando due strepitose salvezze in serie A con il Lecce (nel 2000 e nel 2001: la prima impresa gli valse anche la «panchina d’oro») e aver contribuito alla rinascita della Fiorentina (ottenendo la promozione dalla C2 alla C1, poi diventata B con l’intervento della giustizia sportiva), oggi c’è un altro Bari nella sua vita: il Bari… Sardo, comune del nuorese con meno di 4mila abitanti ed una squadra che milita in Prima Categoria. «La mia storia può sembrare incredibile: ho deciso di allenare tra i dilettanti, ma sono felice. Il calcio non ha memoria: bastano un paio d’annate storte e ci si trova fuori dal giro», racconta il tecnico trevigiano. «Ho avuto una bellissima proposta dalla nazionale del Congo, ma quando è arrivata questa chiamata, ne sono rimasto conquistato. Il club è gestito come se fosse tra i professionisti, la società è ambiziosa, ci alleniamo cinque volte a settimana e stiamo dominando il campionato: su 18 incontri ne abbiamo vinti 17 e pareggiato uno. Ammetto che nella decisione ha contato anche il mio trascorso biancorosso: tornare in una città che ha Bari nel suo nome mi è sembrato un segno del destino. Anche quando mi sono trasferito in Puglia ho compiuto un balzo indietro perché venivo dalla A, ma mi sono ripreso sul campo il massimo palcoscenico. Chissà magari mi riesce di nuovo…».

Approdò al Bari proprio dal Catanzaro: le sue ex squadre si giocano domenica una fetta di serie B.

«Con entrambe ho militato in serie A, fa effetto vederle in C. Bari non c’entra nulla con questa categoria: chi ha vissuto momenti esaltanti come me, conosce il potenziale di una piazza così appassionata. Deve averlo intuito la famiglia De Laurentiis: se porterà i Galletti in A il loro investimento sarà ampiamente ripagato. Anche Catanzaro è una città di grande tradizione calcistica. Lo scontro diretto, in realtà, è determinante solo per i biancorossi: se vinceranno, la promozione sarà davvero ad un passo. Ma anche in caso di sconfitta, un vantaggio di quattro punti a sette giornate dal termine è un patrimonio prezioso».

Da mister a mister: che cosa pensa di Michele Mignani?

«A quasi 50 anni, la sua carriera è ad un bivio: vincere con il Bari rappresenterebbe la svolta nel suo percorso, dopo tanta gavetta. L’ho ascoltato più volte: mi sembra una persona serena ed equilibrata. Doti fondamentali quando si deve gestire un gruppo con così tanti prim’attori. Lui ha sempre mantenuto la barra dritta, scegliendo per il bene della squadra, senza guardare i nomi. Se porterà a compimento la missione, dovrà poi confermarsi al piano superiore».

Catanzaro-Bari è anche la sfida tra la miglior difesa e l’attacco più prolifico del girone C: chi la spunta?

«Solitamente chi subisce poco ha sempre un vantaggio, ma il Bari ha troppa qualità per temere la pur solida retroguardia del Catanzaro: D’Errico, Botta, Antenucci e Galano possono risolvere un match in qualsiasi momento. E ho un debole per Cheddira: se gli si lascia spazio, diventa imprendibile».

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