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Buongusto

Nel calice cultura del vino a Matera 2019
Nei Sassi appuntamento per gli enologi

VIGNE LUCANE - In crescita, sono simbolo del territorio

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DI ANTONELLA MILLARTE

BUONGUSTO - Matera 2019, il vino non sarà spettatore ma protagonista. E' la sfida che la Basilicata lancia dal Vinitaly di Verona, dove in un contesto altamente competitivo e globalizzato le celebrazioni della capitale della cultura sembrano straordinariamente vicine.

Vino come complemento del made in Italy o come ingrediente essenziale di sintesi? La risposta che arriva da questa terra, nel cuore dell'antichissima Enotria, è un omaggio a quella cultura agricola che sta ritrovando sempre di più uno spazio moderno.

«La Basilicata con Matera 2019 dovrà svolgere un ruolo di cassa di risonanza del tema cultura, inteso a 360 gradi – dice Luca Braia, assessore regionale all'Agricoltura -. L'agroalimentare punterà sul vino che è il nostro prodotto più internazionale».

Braia ha avuto i primi incontri con il Vinitaly International, che potrà essere uno dei veicoli per amplificare la forza del vino, non solo Made in Sud ma italiano. «Il nostro impegno dovrà essere costruire un percorso per il vino che, spenti i riflettori di Matera 2019 – ha sottolineato l’assessore Braia – riesca ad essere di riferimento anche negli anni a seguire».

La filiera del vino, intanto, continua ad investire nella terra dei Sassi. La potente Associazione enologi italiani ha scelto Matera come sede del convegno nazionale per il quale si prevede l’arrivo di alcune centinaia di professionisti del vino.

Intanto, il contesto lucano, si caratterizza sempre di più con un volto al femminile dell’imprenditoria vitivinicola.

Le cifre del vino lucano raccontano un grande potenziale, con ampie possibilità di crescita. Ogni anno la produzione è mediamente di 2 milioni di bottiglie di Aglianico del Vulture DOC, con circa 2053 ettari di vigneto, di cui 1274 a DOC e 779 non DOC, rispettivamente pari al 62% e 38%. Si punta senza esitazioni verso il vino di alta qualità, come ha commentato Carolin Martino, presidente del Consorzio di Tutela e Valorizzazione dell’Aglianico del Vulture DOC. Il resto? E’ la spinta nuova che viene da una regione intera con gli altri Consorzi del Matera DOC, del Grottino di Roccanova, delle Terre dell’Alta Val d’Agri.

Sullo sfondo, oltre all’Aglianico del Vulture anche DOCG, c’è il Sangiovese (383 ettari) che è il secondo vitigno più diffuso. A seguire ci sono il Primitivo e il Montepulciano, di nuovo a bacca nera, rispettivamente con 185 e 145 ettari. Saranno soprattutto loro gli «ambasciatori» del buon bere e vivere italico.

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