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Un brindisino tra i big rapper di New York: ecco Jay-Carter, originario di Latiano

L’«ascesa» di Mimmo Francesco Attanasi, che sta spopolando in America

Un brindisino tra i big-rapper di New York

Dal Brindisino a New York per inseguire un sogno che - pian piano - si sta realizzando a colpi di beat e metriche come i veri rapper newyorchesi. Mimmo Francesco Attanasi, rapper italiano originario di Latiano con padre (Franco, poliziotto in congedo) di Oria, non ha ancora trent’anni. Scopre il suo grande talento in un letto di ospedale. Fu allora che un sogno rivelatorio gli indicò la strada del rap.

Così, Mimmo Francesco, in arte Jay-Carter music, vola a New York per imparare la vita da rapper.

Dopo aver vinto nel Bronx una competizione free style con trenta barre in due minuti, è entrato nel circolo dei rapper di New York. Tre singoli all’attivo, di cui due lanciati dal canale musicale Vevo, Jay-Carter non gioca solo a fare il rapper indossando collane, diamanti, orologi d’oro ma prova a fare sul serio.

Per lui questo genere musicale è affermazione della sua identità del suo riscatto.

«Qui a New York il rap - dice il giovane artista - porta avanti valori come la fratellanza e la solidarietà”.
Tre mesi in ospedale hanno segnato questo ragazzo. Poi, è arrivato il sogno...
“Ho avuto come un’illuminazione - spiega -. Ho sognato di essere in sala di registrazione e di incidere canzoni rap. Ho interpretato quel sogno come un messaggio rivelatorio: era il rap la mia strada. Prima ascoltavo molta musica rap e lavoravo nel settore informatico, sentivo che mi mancava qualcosa. Dopo quel sogno e tre mesi di degenza sono partito per New York, mi sono messo a studiare il rap americano, ho cominciato a mettere giù rime. Sono partito da zero. Sono arrivato a NY e non conoscevo nessuno, non parlavo l’inglese. E’ stata durissima e lo è spesso ancora ma il mio sogno è più forte di qualsiasi ostacolo”.

Tante le difficoltà, dunque, per inserirsi in un ambiente decisamente nuovo e pieno di insidie.
“E’ davvero una bella sfida ma anche molto difficile - racconta -. All’inizio ho anche rischiato di essere vittima di una faida tra gang all’uscita di una discoteca. Tutto è molto complicato nel mondo del rap di NY e per questo è necessario conoscere a fondo la loro cultura, vedere come si muovono, cosa mangiano, dove vanno, per capire come nascono i loro testi che affondano nella vita quotidiana di quartieri del Bronx, Brooklyn, Harlem. Storie di droga, soldi, donne ma non solo. Il mondo del rap gira intorno al rispetto, alla fratellanza, alla solidarietà, la famiglia. Per me all’inizio è stato difficile ma oggi posso dire che mi sento accolto nella comunità di alcuni rapper newyorchesi”. Cosa li ha convinti? “Il fatto di aver vinto una free-style competition nel Bronx. Sono rimasti molto stupiti che un ragazzo italiano bianco, cresciuto in Italia, sia riuscito a vincere su un rapper di NY con 30 barre in due minuti. Da quel momento tutto è cambiato e oggi mi sento parte di loro. Mi hanno accolto, mi trattano come un fratello”. I suoi singoli sono stati lanciati dal canale musicale VEVO, con cui ha firmato un contratto ma resta ancora il sogno di un album.

“Sto lavorando a nuovi progetti - conclude -, a nuovi singoli che poi faranno parte di un album. Per me ora è importante trovare un produttore che creda nella mia musica e trasferirmi a New York».

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