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BARLETTA - I Comuni di San Ferdinando, Canosa e Trinitapoli si sono già chiamati fuori. I Consigli comunali di Trani e Bisceglie hanno giàdeliberato alla fine dello scorso anno di abbandonare l’aggregazione delle città del Nord Barese e del Sud Foggiano (la scelta sarà operativa a fine dicembre 2017).

Barletta, Andria, Corato, Minervino, Spinazzola e Margherita di Savoia (il sindaco Paolo Marrano è il presidente), dal canto loro, sono tra coloro che sono sospesi, in attesa di decisioni che tardano ad arrivare. E così il Patto territoriale Nord Barese Ofantino, nato nel 1998 come progetto-pilota di collaborazione sovracomunale molti anni primna della Provincia di Barletta, Andria, Trani, naviga sempre più a vista, tra soci che hanno già messo in atto l’«exit strategy», coloro che hanno cominciato a intraprenderla e chi, invece, ne vorrebbe il rilancio. Fra una strategia e l’altra, vi è la sorte dei ventidue dipendenti del Patto, sempre più preoccupati per il loro futuro.

Un nuovo elemento (decisivo?) di riflessione sulla possibile rinascita o definitiva scomparsa del Patto è ora fornito dal parere reso dal prof. Aldo Loiodice circa «la situazione giuridico-organizzativa-sociale dell’Agenzia per l’Occupazione dello Sviluppo dell’Area Nord Bareser-Ofantina-Società consortile a responsabilità limitata, in seguito all’entrata in vigore del decreto legislativo 19 agosto 2016, numero 175», la cosiddetta «legge Madia».

Il parere è stato reso sulla scorta della richiesta avanzata il 13 marzo di quest’anno dal Comune di Barletta, a proposito «dell’esigenza di una ricognizione sulla natura e sulle funzioni della struttura dell’Agenzia in relazione allanormativa introdotta con il testo unico sulle partecipate approvato con il decreto legislativo numero 175 del 2016», la cosiddetta «legge Madia» di cui sopra.

Cosa dice il prof. Loiodice? «Nella nuova normativa vengono individuate le ipotesi in cui una Pubblica Amministrazione può assumere o mantenere una partecipazione societaria e, di converso, le ipotesi in cui, invece, una Pubblica Amministrazione sia obbligata a dismettere una partecipazione. Nel far ciò, viene introdotto uno specifico corpo di regole procedimentali che disciplinano il momento genetico dell’assunzione della partecipazione. vengono dettate poi regole in ordine alla governance della società partecipata e ai rapporti fra competenze degli organi della Pubblica Amministrazione ed esercizio dei diritti societari».

Ancora: «Vi sono poi disposizioni specifiche in ordine al personale delle società partecipate e alla vita “economico-finanziaria” di tali soggetti, disciplinando, in questo senso, anche uno specifico procedimento relativo alla crisi d’impresa».

Poste tali premesse e senza aver trascurato di sottolineare che «i programmi realizzati nell’ambito del piano di azione strategico 1998-99 e quelli realizzati nell’ambito del piano di azione strategico 2000-2006 hanno determinato l’assegnazione di risorse comunitarie, nazionali e regionali per un totale di 51 milioni 697mila euro», il prof. Loiodice compie un’articolata disamina della situazione e giunge a queste conclusioni: «Va tenuto presente che esaminando l’atto costitutivo e lo statuto della società emerge che trattasi di strumento operativo nella forma di società consortile partecipata, che ha l’espressa finalità di ridurre i costi e le spese dei Comuni consorziati e che pertanto determina in capo ai Comuni l’obbligo di utilizzare tale società».

Di più: «Appare emergere un profilo di responsabilità erariale per le Amministrazioni che non abbiano utilizzato l’Agenzia per l’Occupazione dello Sviluppo ed abbiano, viceversa, utilizzato altri strumenti per realizzare obiettivi, attività e progetti affidati ed affidabili alla società consortile stessa. In questo caso, i Comuni potranno avere la responsabilità erariale per aver speso più di quanto avrebbero speso utilizzando la società consortile».

Rimandando l’approfondimento a una ndagine specifica, il docente di diritto amministrativo sintetizza così le sue conclusioni: «Non vi è alcun obbligo di estinguere l’Agenzia per l’Occupazione e lo Sviluppo dell’Area Nord Barese Ofantina. Non vi è alcun diritto dei consorziati a receedere arbitrariamente senza giusta causa». E poi: «Non vi è alcuna possibilità dei soci consorziati di sottrarsi all’adempimento delle obbligazioni assunte dal Consorzio sia alla conservazione del posto di lavoro dei dipendenti attuali. L’unico obbligo residuo che può essere, in qualche modo, approfondito ed adempiuto, fa riferimento all’art.20 della legge Madia alla “razionalizzazione periodica delle partecipazioni pubbliche”. Questo articolo, tuttavia, non costituisce titolo né per l’estinzione del Consorzio, né per il recesso da esso».

Il parere è stato consegnato il 21 marzo scorso. La palla è di nuovo ai sindaci: cosa decideranno?

r.dal.

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