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Barletta - La vicenda sembra richiamare il libro e l’omonimo film «Rivelazioni» di Michael Crichton: ricercando e scavando si scopre sempre qualcosa di nuovo. Anche e soprattutto ciò che ai cosiddetti «decisori politici» non risulta o pare non risultare, visti i silenzi e le inerzie accumulati e gli esiti boomerang determinati a danno della collettività.
Viene fuori così che mentre il Comune di Barletta continuava a restare, per l’appunto, inerte e silente davanti alla richiesta di «correzione cartografica» avanzata dalla società Col-Ma srl di Trani a proposito di un’«area boscata» in località Pozzelle (richiesta propedeutica a un ampliamento di 10 ettari dell’attuale cava di un ettaro), la stessa impresa veniva sanzionata dalla Sezione di Vigilanza Ambentale di Foggia insediata presso il Dipartimento Mobilità, Qualità urbana, Opere pubbliche, Ecologia e Paesaggio presso la Regione Puglia.

Quali le ragioni di tale provvedimento, inviato anche, per conoscenza, all’Ufficio Ambiente del Comune di Barletta? «Aver esercitato attività di cava - si legge nel verbale redatto in seguito al sopralluogo effettuato il 12 novembre del 2019 - pur essendo in possesso del provvedimento autorizzativo, senza la verifica di assoggettabilità a Valutazione di Impatto Ambientale».

Di più: «Dai vari sopralluoghi effettuati sulla cava in ditta Col-Ma srl sita in agro di Barletta alla località Pozzelle - prosegue il documento di accertamento e contestazione di illecito amministrativo - si accertava la presenza di attrezzature e macchinari idonei alle operazioni di scavo. Inoltre, si riscontrava che l’attività di cava era estesa anche alle particelle 149, 150, 151, 165, 166, 169 e 176, confinanti con la particella 167».

Che vuol dire ciò, oltre i numeri e il burocratese? Che nelle more dell’accoglimento o meno della domanda di ampliamento, presentata nel 2014 con richiesta di Valutazione di Impatto Ambientale (negata dal Comune nel 2016 e oggetto di un ricorso al Tar, che negò la sospensione del provvedimento e si è riservato di pronunciarsi sul merito), la società richiedente si è portata ...avanti con il lavoro.
Dal verbale del Nucelo di Vigilanza ambientale della Regione, infatti, risulta che l’attività di cava nel novembre dello scorso anno era già esercitata anche sulle particelle 165, 166, 169 e 176, che sono tra quelle sulle quali fu richiesto prima l’ampliamento (negato con lo stop alla Valutazione di Impatto Ambientale di cui sopra) e poi inserite nella «correzione cartografica» approvata dal commissario ad acta lo scorso 24 aprile.

Insomma, dopo aver vinto il primo round anche davanti al Tar nel 2016, a Palazzo di Città si sono poi incredibilmente chiusi in un silenzio inerte che ha portato alla successiva e ripetuta soccombenza davanti ai giudici amministrativi proprio per quel perdurante colpevole mutismo. E il Consiglio comunale è stato così momentaneamente espropriato della potestà di decidere (a vantaggio del commissario ad acta nominato dal Tar) ed ha prodotto nella seduta fiume tra il 22 e il 23 aprile solo un documento privo di efficacia immediata e con intenti programmatici («no all’ampliamento della cava a Pozzelle»), poi tradotti il 5 maggio scorso in un atto di giunta che ridisegna l’intero disegno programmatorio dell’Urbanistica cittadina. Guarda apparentemente lontano quel disegno, ma perde la visione immediata: sembra presbite, ma è miope. Chissà perché, infatti, la Giunta Cannito non si è ancora pronunciata sulla revoca in autotuela della delibera del 10 aprile 2018 approvata dalla Giunta Cascella su una ipotesi di transazione con la ditta Col-Ma di Trani e sul reclamo-ricorso al Tar contro la deliberazione approvata dal commissario ad acta con i poteri del Coniglio comunale, a proposito della presunta correzione dell’«errore cartografico» sull’area di Pozzelle.

Eppure, entrambi i provvedimenti il Consiglio li ha «ordinati» all’esecutivo all’unanimità dei 31 presenti (su 33) sindaco compreso.

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