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Trani, «La discarica? Colmiamola con inerti di cave e cantieri»

L’appello di Legambiente per occupare definitivamente i volumi ancora disponibili

Trani, «La discarica? Colmiamola con inerti di cave e cantieri»

TRANI - Lo aveva affermato per primo l’ex amministratore unico, Alessandro Guadagnuolo. Lo aveva ribadito l’ex direttore e progettista, Michele Zecchillo. Lo avevano lasciato intendere, soltanto pochi giorni fa, presentando il progetto di messa in sicurezza finanziato con 6 milioni e mezzo, sia il sindaco, Amedeo Bottaro, sia l’assessore all’ambiente, Michele Di Gregorio.

GLI INERTI Adesso, a richiederlo formalmente, è Legambiente: «Il terzo lotto della discarica di Trani va colmato con inerti». Non si può lasciarlo mezzo pieno o mezzo vuoto, a seconda dei punti di vista, poiché, così facendo, non si risolverebbe mai il problema della messa in sicurezza, chiusura e bonifica definitiva del sito di contrada Puro vecchio.
Ad affermarlo è il presidente di Legambiente Trani, Pierluigi Colangelo, chiarendo in un articolato documento che ciò si sta facendo per la discarica, a distanza di oltre quattro anni, dalla chiusura, è sicuramente importante, ma non sarà mai risolutivo se non si riempissero i volumi ancora disponibili: non potendo farlo con rifiuti solidi urbani, perché anche Legambiente è contro la riapertura della discarica, l’unica soluzione sarebbe il materiale di risulta prodotto dalla coltivazione della pietra e dall’attività edilizia.

I TRE LOTTI In principio la discarica fu una cava e Legambiente vuole seguire proprio quel modello, per chiuderla e bonificarla: «Siamo al cospetto di una ex cava - osserva Colangelo -, la cui ultima destinazione non può che essere un intervento che la ricolmi completamente e la riporti al piano di campagna. Solo con un tale obiettivo le attività di bonifica potranno garantire una concreta e duratura messa in sicurezza».
I tre distinti lotti sono frutto di tre, diverse epoche di esercizio del sito: il primo, dal 1994 al 2003; il secondo lotto dal 2003 al 2010 (sulla carta), ma fino al 2014 per effetto dell’ordinanza regionale per affrontare l’emergenza ambientale; il terzo, dal 2008 al 2014.

CONTINUITÀ E RISCHIO «Vi è una continuità tra i lotti - fa sapere Legambiente - che, separati dal sottosuolo da guaina e strati protettivi e, in alto, dalle acque meteoriche mediante le tanto invocate coperture, non conoscono tuttavia soluzione di continuità nella loro interazione. Ne consegue che il terzo lotto, più basso rispetto ai primi due ed al ciglio di cava, per l’elementare principio dei vasi comunicanti, subisca la ricezione e fuoriuscita di percolato che proviene dai lotti superiori».
A giudizio del cigno verde, quindi, «isolare il singolo lotto e non l’intera ex cava con le coperture antipioggia significherebbe creare delle isole montagnose nel bacino della cava, con la conseguenza che le acque meteoriche, scivolando sulle coperture, si raccolgano comunque sul fondo della cava, mischiandosi al percolato. Ben vengano, dunque, i finanziamenti regionali, ma gli stessi devono collocarsi in una generale visione di soluzione definitiva».

I PASSAGGI Legambiente, quindi, prospetta due soluzioni preliminari: «Rimozione di parte dei rifiuti presenti nel terzo lotto - scrive Colangelo -, per operare l’intervento di ricucitura delle pareti in cui si è individuata la potenziale perdita verso il sottosuolo, altrimenti l’intera discarica costituirà un permanete pericolo ambientale; riabilitazione del pozzo spia sospettato di presentare rotture nella camicia di protezione, tali da intercettare inquinanti che possono alterare la lettura dei valori».
Fatto questo, l’ultimo passaggio sarebbe quello di ricolmare l’intero bacino della discarica: «Il territorio di Trani - ricorda il presidente cittadino di Legambiente -, conosce una enorme produzione di inerti, in parte oggi raccolti dal consorzio Cogeser, nato all’indomani delle denunce di Legambiente contro l’abbandono indiscriminato sul territorio di detriti della lavorazione della pietra. Tali residui, insieme con possibili, altre molteplici categorie di inerti, non andrebbero che a restituire alla ex cava, attuale discarica, la stessa tipologia di materiale originariamente presente».

In altri siti da bonificare si utilizzano materiali di riempimento specifici, dall’elevato costo, mentre a Trani, con gli inerti, «Amiu avrebbe anche un introito, con un recupero finanziario che, unitamente al contributo regionale, consentirebbe di garantire le indispensabili risorse economiche per la concreta e definitiva chiusura del sito inquinante».
L’appello finale di Legambiente, a tutte le istituzioni, parti politiche e sociali, è «ad un leale e costruttivo confronto scientifico sul tema».

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