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Omicidio Scaglioso
la pista è familiare

Una lite tra sorelle poi l'esplosione di violenza tra parenti

 Omicidio Scaglioso la pista è familiare

Luca Natile

Una questione tra parenti. Nella famiglia di Antonio Scaglioso, 43 anni, un passato da sodale del capoclan Carmine Piperis, il boss che ha ripudiato la camorra e cambiato il corso della propria esistenza, i rapporti tra familiari erano tesi da tempo. Litigi, piccole guerriglie psicologiche, ripicche, pettegolezzi al veleno, rancori. Una situazione, ricostruita dagli investigatori della Squadra mobile, guidati dal primo dirigente Annino Gargano, che avrebbe portato con sé sofferenze pesanti e prolungate, capaci di rovinare la vita a tutti i componenti del nucleo familiare. Antonio, si sospetta abbia pagato con la vita il prezzo di una situazione che lunedì sera, intorno alle 18 è degenerata tra via Caravella e via dei Ciclamini, sotto la sua abitazione a Catino. Gli hanno sparato, ferendolo a morte, sotto gli occhi della moglie, della figlia e della cognata. Il movente di questo omicidio, secondo la prima ipotesi avanzata degli investigatori, potrebbe essere collegato al litigio scoppiato poco prima proprio tra sua moglie e la sorella di lei. Per il momento si tratta di una supposizione che sembrerebbe però sorretta da una serie di constatazioni. Gli agenti comunque non escludono che ad armare la mano dell’assassino possano esserci state anche altre ragioni.

Rimaniamo ai fatti. Secondo la prima e parziale ricostruzione elaborata dai detective della Sezione omicidi della Mobile, la moglie della vittima e la sorella di lei (sposata con un uomo anche lui un tempo legato agli ambienti del malaffare) , si sarebbero ritrovate una difronte all’altra nell’androne della palazzina a due piani dove vive la famiglia Scaglioso. La moglie di Antonio stava uscendo insieme ad una delle due figlie, minorenne, che avrebbe assistito e partecipato suo malgrado alla sfuriata tra la madre e la zia. Le due sorelle sarebbero venute a diverbio, passando alle vie di fatto. Ad avere la peggio, in circostanze ancora in via di definizione, pare sia stata la cognata di Scaglioso, colpita al volto con un matterello.

Potrebbe essere stato proprio il ricorso «all’arma impropria» a scatenare quella che gli investigatori ipotizzano potrebbe essere stata una incontrollabile «reazione a catena», culminata con la sparatoria. Subito dopo le «bastonate» sono stati esplosi i colpi di pistola che hanno raggiunto la vittima all’addome. Un uomo, armato di pistola, forse affiancato da un complice, si sarebbe avvicinato all’ingresso della palazzina dove le due sorelle si erano prese per i capelli, esplodendo diversi colpi all’indirizzo di Antonio, giunto forse per dare manforte alla consorte. Quando sul posto sono arrivati i soccorritori del 118, gli agenti della Squadra volante e quelli della Mobile, l’uomo era riverso sul marciapiede, oramai in fin di vita, sotto gli occhi pieni di terrore della moglie, delle due figlie e del genero. Poco distante la cognata, seduta alla guida della sua automobile, il volto pieno di sangue, che stava cercando di allontanarsi. È stata fermata, soccorsa e trasportata al Pronto soccorso del Policlinico, dove i medici l’hanno curata e infine dimessa. In Questura ha dato la sua versione dell’accaduto, raccontando quello che le era successo e ciò che aveva visto. Sulla scena del delitto gli specialisti del Gabinetto regionale di polizia scientifica hanno trovato una decina di bossoli di due calibri diversi, ossia 7,65 e 38. Una delle due pistole che hanno sparato è stata recuperata. Questo induce gli investigatori ad ipotizzare che la vittima, difronte al suo aggressore, abbia tentato di difendersi, rispondendo al fuoco. Anche in questo caso si tratta, almeno per il momento, di una deduzione alla quale gli uomini della Omicidi, stanno cercando conferma attraverso l’esame delle immagini registrate da una telecamera di sicurezza installata proprio in quel tratto di via Caravella e puntata verso il luogo dove è avvenuta la sparatoria.

Nelle ore successive al fattaccio gli investigatori, coordinati dai pm Giuseppe Gatti della Dda e Domenico Minardi, della Procura ordinaria, hanno sottoposto a stub (l’esame attualmente utilizzato dalla polizia giudiziaria per la rilevazione dei residui da sparo sulla pelle e sugli abiti) alcune persone, hanno interrogato soggetti legati agli ambienti della criminalità di Catino, i parenti della vittima, portato a termine diverse perquisizioni ed eseguito dei sequestri. Da quello che si è saputo, tutte queste attività hanno consentito di restringere in maniera decisa la cerchia dei sospettati. Ci sarebbe anche una iscrizione nel registro degli indagati. L’assassino, come si dice in questi casi, potrebbe avere le ore contate.

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