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«Salviamo i neonati
dall'aria inquinata»

L'allarme dell'Isde Modugno dedica un giardino al piccolo Lorenzo Zaratta

«Salviamo i neonati dall'aria inquinata»

LEO MAGGIO

«I bambini pugliesi continuano a diminuire al ritmo di circa 9mila all’anno mentre sono in aumento i tassi di ospedalizzazione pediatrica e, soprattutto in alcune città, rischi di malformazioni congenite, aborti spontanei e tumori». L’allarme è di Isde Italia, l’associazione nazionale Medici per l’Ambiente, che, dati alla mano denuncia come nel 1995, in Puglia, si contavano circa 752mila bambini nella fascia tra 0-14 anni mentre nel 2016 se ne contano poco meno di 563mila. «In 21 anni, in media, 9mila bambini pugliesi in meno all’anno – spiega Agostino Di Ciaula, referente nazionale Isde - se continua così tra 60 anni saremo estinti».

Di Ciaula torna ad accendere i riflettori sui danni provocati dall’inquinamento ambientale in Puglia. «Nessuno può scegliere dove nascere ma il tasso standardizzato di mortalità tra 0 e 14 anni è più alto in una regione meridionale – spiega Di Ciaula – e nascere in Puglia significa nascere in una regione con il più alto tasso di ospedalizzazione in età pediatrica. Inoltre, in alcune città della Puglia come Manfredonia, Brindisi e Taranto – incalza il referente dei Medici per l’Ambiente – c’è qualche probabilità in più di nascere malformato». Se nella denuncia di Isde Italia la Puglia non è una regione a misura di bambino, parte però dal quartiere Piscina dei Preti, a Modugno, la lotta delle comunità contro i danni provocati dall’inquinamento ambientale.

Simbolo di questa lotta il piccolo Lorenzo Zaratta, un bambino nato a Taranto e morto il 30 luglio 2014 all’età di cinque anni, per le conseguenze di un carcinoma al cervello scoperto a soli tre mesi dalla nascita. Al piccolo Lorenzo, l’amministrazione guidata dal sindaco Nicola Magrone ha dedicato l’altro giorno un’area verde attrezzata con parco giochi in fase di realizzazione in via Magna Grecia, nel quartiere Piscina dei Preti, proprio davanti ad una scuola elementare. La prima in Puglia nel nome di Lorenzo.

«Lorenzo non tornerà più ma sapere che un pezzo di lui resterà nella storia di questa città è un motivo di grande gioia ed orgoglio per me» dice il suo papà, Mauro Zaratta, 39 anni, militare di marina, sposato con Roberta, un figlio primogenito, Claudio, 10 anni. Un luogo significativo quello scelto da Magrone, perché ubicato alle porte della zona industriale di Bari e in un quartiere a forte rischio inquinamento anche a causa di una pesante viabilità stradale che imperversa con i suoi fumi a poche decine di metri dalle aule, con le strade statali 96 e 98 e l’autostrada A14 solcate ogni giorno da migliaia e migliaia di macchine.

«ll gesto simbolico di scoprire una targa in quest’area verde è una forte sottolineatura dell’assoluta importanza da attribuire ai principi di precauzione e alle attività di prevenzione che si possono e si devono mettere in campo per tutelare il nostro ambiente e metterlo al riparo dai pericoli dell’inquinamento industriale» ha spiegato il sindaco Magrone.

Ad uccidere Lorenzo, infatti, è stata una patologia tumorale probabilmente causata dall’inquinamento ambientale a cui era sottoposto sin dal suo concepimento.

Il dramma di Lorenzo, nato il 27 luglio 2009, inizia quando aveva poco più di tre mesi. «La lesione cerebrale è stata diagnosticata il 17 novembre 2009, quel giorno è iniziato il nostro calvario – spiega il papà – con 27 interventi di cui tre da 12 ore ciascuno». Nel piccolo cervello di Lorenzo furono trovate tracce di ferro, acciaio, zinco e persino silicio e alluminio. «Non si può affermare che Lorenzo si sia ammalato per i veleni dell’ambiente inquinato – dice Mauro - ma c’è uno studio che stabilisce come l’inquinamento industriale possa procurare patologie oncologiche simili a quella che ha colpito Lorenzo».

La proposta di intitolare al piccolo Lorenzo Zaratta un pezzo della città di Modugno è stata lanciata al sindaco Magrone proprio di Di Ciaula, di Isde Italia, l’associazione nazionale Medici per l’Ambiente, da sempre in prima linea contro i danni alla salute provocati dall’ambiente inquinato. «Lorenzo è diventato, suo malgrado, simbolo dei tanti bambini costretti ad un’inaccettabile condizione di discriminazione, quella di vivere deliberatamente nelle aree inquinate del nostro paese e subirne le conseguenze, pagando il prezzo dell’imposizione del bene privato sul bene pubblico». Secondo uno studio di Isde Italia, infatti, la mortalità infantile è maggiore nelle regioni meridionali rispetto a quelle del nord. ‹‹In Puglia - sottolinea Di Ciaula - abbiamo uno dei più alti tassi di ospedalizzazione pediatrica e, soprattutto in alcune città, alti rischi di malformazioni congenite, aborti spontanei e tumori››.

Fonti dell’Associazione Medici per l’Ambiente stabiliscono infatti che nel 1995, in Puglia, si contavano circa 752mila bambini nella fascia 0-14 anni. Mentre nel 2016 se ne contano poco meno di 563mila. «Ho proposto al Comune di Modugno di ricordare Lorenzo per dire basta alla discriminazione e all’indifferenza – conclude Di Ciaula - ci stanno togliendo ciò che abbiamo di più prezioso, i bambini e, con loro, il futuro».

Il Comune di Modugno è il primo in Italia a dedicare uno spazio pubblico al piccolo Lorenzo, diventato simbolo delle comunità in lotta contro l’inquinamento ambientale il 17 agosto del 2012. Quel giorno, infatti, il suo papà Mauro si presentò ad una manifestazione mostrando su di un cartellone una foto del piccolo intubato su un lettino di rianimazione. «Mostrando la foto di Lorenzo - spiega Mauro - volevo mostrare in quel modo cosa l’inquinamento provoca alle persone, ai bambini e alle loro famiglie. Oltre a tanta sofferenza – aggiunge papà Mauro - Lorenzo in cinque anni è costatato al servizio sanitario nazionale circa un milione e mezzo di euro. Se l’inquinamento provoca malattie che senso ha sovvenzionare industrie inquinanti, sono risorse che potrebbero essere utilizzate per la prevenzione e non per la cura delle patologie».

La storia di Lorenzo, tuttavia, non è l’unica. «Sono tante le vittime dell’inquinamento e del ricatto occupazionale o di un lavoro svolto precariamente in nome del profitto come Alessandro Rebuzzi, e Francesco Zaccaria – continua Mauro Zaratta – il mio non è un caso particolare. Vivere la malattia di un figlio è una cosa intima e personale ma ho deciso di condividerla per far capire quanta sofferenza può esserci in una situazione del genere. Nascondere non ha senso - conclude - la gente deve capire cosa succede».

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