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La denuncia dei genitori

«Nostra figlia è morta
e non sappiamo come»

I genitori di Rossella Pinto, di Acquaviva, senza pace 5 anni dopo l'incidente

«Nostra figlia è mortae non sappiamo come»

ACQUAVIVA - «Non ha più senso nulla, perdere una figlia in un modo così tragico ti stravolge per sempre». Filippo Pinto, dipendente comunale di Acquaviva, e Zenia Benemerita non si danno pace a 5 anni di distanza dalla tragica morte di Rossella, loro figlia, in un incidente stradale. Chiedono sia fatta luce e giustizia ma le ripetute denunce sono state archiviate dal magistrato che non ha riscontrato ulteriori motivi di indagine.
Quel maledetto venerdì 27 agosto 2011, Rossella Pinto, 21 anni (li avrebbe compiuti un mese dopo) viaggia su una Ford Fiesta con 3 amici. Hanno trascorso la serata a Torre a Mare in un locale in cui si praticano balli latinoamericani, loro passione comune. Alla guida c’è Massimo Solare, 28 anni. L’impatto lungo la strada provinciale 83, che collega Adelfia ad Acquaviva, a 3 chilometri da quest’ultima città. È all’incirca l’1 di notte. In direzione contraria, verso Adelfia, giunge una Opel Meriva. Una famiglia proviene da Cassano dove ha trascorso la serata. Nell’impatto, perdono la vita la 52enne Vita Alfarano (che si trovava sull’Opel), Rossella, Massimo e un’altra ragazza, Sabrina Perrone. Un’altra ragazza, loro amica, resta gravemente ferita ma riuscirà a sopravvivere dopo un ricovero di un mese e mezzo e alcuni interventi chirurgici.
Il signor Pinto ancora oggi non si dà pace su quanto avvenne immediatamente dopo. «Il conducente della Opel dichiarò di essere rimasto bloccato nell’abitacolo, non riuscendo ad aprire lo sportello. Affermò di essere stato aiutato da altre persone ad uscire. Chi sono queste persone che si sono allontanate? Nessuno se lo è mai chiesto - riflette Pinto -. Un testimone dichiarava di avere visto il conducente della Opel sull’asfalto. Ciò significa che qualcuno era già sul luogo dell’incidente, prima di quel testimone».
Passa un anno dalla tragedia. Il dolore non si attenua, anzi. La notte del 5 giugno 2012, Pinto, nell’affannosa ricerca di tracce, si imbatte in un sito internet con un forum. E scopre che, alle 2,01 di quella notte di nove mesi prima, un giovane aveva postato un messaggio con il nickname «Ingresso 5»: «Ho visto con i miei occhi le due auto che impattavano. Mi è sembrato subito gravissimo. Abbiamo cercato di prestare soccorso ma un mio amico si è sentito male e abbiamo dovuto portarlo a casa». «Ingresso 5» scrive ancora che «l’auto su cui viaggiava la 52enne era nella mia corsia ma contromano per così dire mentre l’altra auto era fuori strada alla mia destra, sbalzata fuori dall’impatto».
La Procura archivia ma riapre l’indagine dopo le denunce delle famiglie Pinto e Solare. Il 25 febbraio 2015 identifica «Ingresso 5» e lo interroga. Si tratta di un ragazzo di Adelfia, all’epoca 19enne. Il giovane racconta: «C’erano altre due o tre auto che mi precedevano e si sono fermate». Pinto oggi sottolinea: «Il testimone ha detto chiaramente che un’auto è finita fuori corsia ed è quella che trasportava la famiglia verso Adelfia». I Pinto ritengono vi siano state negligenze nelle indagini: «Chi sa e ha visto parli perché non può avere dimenticato. Può telefonare al mio numero privato 334/3657767».
L’inchiesta viene nuovamente archiviata. Pinto riflette: «C’erano i segni di una frenata che il perito ha dichiarato compatibile con quella dell’auto su cui viaggiava nostra figlia ma nessuno ne ha tenuto apparentemente conto».

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