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Coronavirus, mancano bagni e studi medici: ritarda l’ospedale in Fiera a Bari

Il Policlinico chiede altri lavori: l’apertura slitta a dopo il 10 febbraio

Coronavirus, mancano bagni e studi medici: ritarda l’ospedale in Fiera a Bari

BARI - Chiuso il 16 gennaio, con tanto di cerimonia di consegna. Ma in realtà gli operai non sono mai usciti dall’ospedale da campo che la Regione sta realizzando a Bari: forse finiranno entro venerdì. E l’apertura, promessa a partire dal 1° febbraio, slitta - se va bene - di almeno 10 giorni: è necessario completare i collaudi, ottenere l’agibilità provvisoria, e soprattutto chiudere un accordo con i sindacati per il trasferimento del personale. Nel verbale di consegna che la Protezione civile ha firmato con il Policlinico di Bari (che dovrà gestire la struttura) ci sono infatti una serie di prescrizioni che l’ospedale universitario ha ritenuto indispensabili per garantire l’operatività. A partire dalla realizzazione dei bagni per i degenti, inizialmente non previsti dal progetto costato finora 17 milioni di euro. Ma anche l’allestimento di studi per i medici, che hanno posto la presenza di uffici adeguati come una condizione per trasferirsi in Fiera.

La Regione ha dunque dovuto emanare un nuovo ordine di servizio per l’appaltatore, che ha riaperto le tracce nei pavimenti nuovi di zecca (per il passaggio degli impianti idrici). Gli uffici invece occuperanno il piano superiore del padiglione, quello dove una volta durante le campionarie di settembre venivano ospitati i convegni. I costi aggiuntivi non sono ancora stati determinati, ma sono nell’ordine di alcune decine di migliaia di euro. «Abbiamo ripensato la funzione della struttura - spiega Vitangelo Dattoli, commissario straordinario del Policlinico -, visto che inizialmente erano previsti solo posti di Terapia intensiva», dunque senza la necessità dei servizi igienici per i pazienti.

Il nuovo modello, che il Policlinico ha incluso nel Piano strategico aziendale, prevede invece di trasferire in Fiera anche pazienti covid parzialmente autosufficienti, cioè una parte di quelli oggi ricoverati nei reparti di medicina («Baccelli» e «Murri», attualmente allocati nel padiglione «D’Agostino» dopo la chiusura per la legionella del padiglione Chini) e di nefrologia-dialisi. A fronte di 152 posti disponibili, tuttavia, il piano del Policlinico prevede per il momento di attivare in Fiera solo 106 letti: 14 di Intensiva, 28 di Intensiva respiratoria, 48 di medicina e 16 di nefrologia.

Gli altri 46 vengono tenuti disponibili per «perfezionare processi di ulteriore utilizzo o integrazione anche con altri ospedali dell’area metropolitana »: significa che non c’è abbastanza personale disponibile, e che eventualmente dovrà intervenire anche la Asl di Bari. L’attivazione dell’ospedale prefabbricato farà dunque crescere i posti letto covid del Policlinico soltanto di 30 unità (dai 166 attuali a 196), ma tra questi ci sono anche i 16 nuovi letti di Intensiva che entro febbraio verranno realizzati in un prefabbricato esterno al vecchio padiglione Asclepios dove sono in programma i lavori di potenziamento del reparto. Lunedì Dattoli ha convocato i responsabili della sicurezza, mentre martedì toccherà ai sindacati che la scorsa settimana hanno protestato per non essere stati consultati e hanno chiesto di prevedere anche un supporto psicologico per il personale che sarà chiamato a trasferirsi in Fiera del Levante. L’ospedale prefabbricato, nelle intenzioni del Dipartimento salute, serve a far ripartire l’attività assistenziale ordinaria del Policlinico liberando alcune strutture dai pazienti covid.

È il caso ad esempio di Asclepios, dove oggi ci sono 19 posti di Rianimazione covid che vengono trasferiti: in questo modo le Intensive potranno tornare a supporto dell’attività chirurgica di alta complessità. L’accordo con medici e infermieri per il trasferimento in Fiera, tuttavia, è subordinato all’individuazione delle risorse economiche aggiuntive. Il Policlinico dovrà infatti affrontare spese oggi non previste: una parte del personale necessario dovrà essere assunto, probabilmente tramite le liste della Protezione civile. E per questo la Regione dovrà approvare una apposita delibera.

LA REPLICA: «NON C'E' STATO ALCUN ERRORE PROGETTUALE» - In merito a notizie di stampa riguardanti l’ospedale Covid nella Fiera del Levante, l’azienda ospedaliero-universitaria Policlinico di Bari precisa che non c’è stato alcun errore progettuale né di altro tipo. Gli interventi attualmente in corso sono relativi ad adattamenti organizzativi di scarsa entità che hanno richiesto alcuni servizi igienici in più. Si tratta di adeguamenti modesti ai modelli organizzativi che si sono evoluti rispetto alle nuove esigenze per contrastare il Covid: esigenze maturate nel tempo e molto comuni nella fase finale di un progetto.

Si precisa inoltre che i lavori dell’ospedale sono ultimati e che gli adattamenti sono stati richiesti anche per aumentare le possibilità di trasferimento dei reparti Covid del Policlinico in modo da consentire un ripristino più immediato dell’assistenza ordinaria in ospedale.

Si evidenzia inoltre che non è stato determinato alcun ritardo rispetto ai tempi previsti e che la data del primo febbraio, indicata come inizio dell’operatività dell’ospedale, è relativa all’inizio delle procedure di trasferimento che richiedono adempimenti tecnici e un’attività preparatoria che culminerà in tempi brevi con il trasferimento dei pazienti.

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