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Bari, «buio in sala»: caro, vecchio indimenticabile cinema Marilon

Il cinema, chiuso da 28 anni, fu fondato da Maria Lonigro. Dai film colti alle luci

Caro, vecchio indimenticabile cinema Marilon

BARI - «Buio in sala»: non è solo la condizione che precede una proiezione, ma anche l’oscurità che cala quando chiude una sala cinematografica. Mentre il cinema è alle prese con una ripresa molto difficile, ricostruiamo a partire da oggi un reticolo della memoria dedicato alle sale baresi che non ci sono più.

Se c’è una sala cinematografica, entrata nel mito della narrazione cittadina, a Bari, il Marilon stravince per distacco netto su tutte le altre. Scomparsa ormai da 28 anni, non rimane nulla degli originari 3000 metri quadri (tremila!), sostituiti e inglobati da un condominio e un garage. Anzi, no: resiste indomita, con scritta rossa ancora ben visibile su fondo giallo (l’unico cromatismo giallorosso che i baresi adorino), l’insegna «Cinema Marilon», in via Ettore Carafa 61/B. Ma prima che pensiate unicamente all’«educazione sentimentale» che quella sala ha regalato a migliaia di spettatori (e Flaubert c’entra ben poco), è opportuno ripercorrere la doppia vita del Marilon, l’unica sala barese ad aver vissuto due ere cinematografiche con lo stesso nome.

Già, perché «Marilon» viene da Maria Lonigro (nata Scannicchio), che il 6 giugno 1953 tagliava il nastro di quella sua prima avventura imprenditoriale. Ammirata dalle maggiori cariche cittadine e dal marito Luigi Lonigro, titolare di un oleificio e un saponificio. L’occhio della signora Maria - in seguito titolare e gestore di altri due pezzi di cuore, il Supercinema e l’Arena Giardino -, guardava già oltre: il Marilon sorgeva come cinema di prima visione nel quartiere Picone (in grande espansione), nell’epoca di colossi come il Margherita, il Petruzzelli, il Kursaal Santalucia, il Gran Cinema Galleria.

E quella sala, nell’allora via Trani, diventò subito la più moderna ed elegante, dall’acustica bilanciata e progettato da Felice Battisti Laforgia. Con tanto di balconcino-palco che dall’attigua abitazione dei proprietari, sul tetto mobile lamellare di 120 metri quadri, si protendeva direttamente in sala: «800 posti a sedere e un potere ricettivo di oltre 1100 persone». Primo film in proiezione fu «Da quando sei mia» (1952) di Alexander Hall, in cui la voce del grande tenore Mario Lanza «bucava» la sala. Oggi i nipoti di Maria Lonigro continuano a portare alto il nome di famiglia: Patrizia Lonigro è responsabile della Class Cinematografica di Bari, e Luigi Lonigro è direttore generale della 01 Distribution di Rai Cinema. «Ricordo ancora le notti insonni dopo aver visto «Orfeo negro» di Marcel Camus - spiega Luigi -, proprio per la facilità con cui dall’abitazione dei nonni si accedeva al cinema. Ma anche numerosi altri capolavori, come “La montagna sacra” di Jodorowski».
Nel 1973 Maria Lonigro decise di vendere il Marilon a una società di dipendenti, la Ariston.

Film di arti marziali, l’avvento della commedia sexy, ma anche autori come Wenders, Fassbinder o Herzog. Fino allo scavallo fra anni ‘70 e ‘80, in cui la cinematografia a luci rosse toccava i suoi apici commerciali. È da lì in poi che il Marilon è diventata la sala «cult» del cinema hard, rigorosamente «only for adults», come si leggeva nei mitologici flani sulla Gazzetta, nei quali le parti intime delle star di allora - Cicciolina, Moana Pozzi, Marina Lotar e tante altre - venivano coperte da stelline d’ordinanza.

Fino al 24 gennaio 1992, ultimo giorno in cui nella pagina dei cinema, su Gazzetta, figura ancora il Marilon, con un mesto «Film per adulti», ormai senza neanche il titolo. Il mercato stava cambiando, le videocassette imperversavano e a Bari resisteva il Salottino, a luci rosse. Qualcuno, però, sostiene che fosse una fortuna l’ubicazione del Marilon, a due passi dal Policlinico. Soprattutto per i deboli di cuore.

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