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Michele Abbaticchio

Bitonto, il ricordo più bello del sindaco: il riscatto della mia città quando con la cultura cancellammo la mafia

Eletta capitale meridionale della cultura 2020, da oscura cittadina diventava città turistica

Bitonto, il riscatto della mia città quando con la cultura cancellammo la mafia

BITONTO - Se qualcuno ne volesse trarre ispirazione artistica, non mi stupirebbe.
Solo uno sceneggiatore di film in salsa agrodolce avrebbe potuto immaginare quello che accadde a Bitonto due anni e mezzo fa : in soli 20 giorni ci trovammo dal baratro alla speranza.
Ferite e ricordi che mi hanno segnato per sempre, mentre la cittadinanza assisteva attonita a quella fredda mattina del 30 dicembre 2017.

In quella data la mia Città morì per l'ennesima volta, per un miserabile regolamento di conti tra clan storici del territorio barese, con il corpo senza vita della prima vittima innocente di mafia, Anna Rosa Tarantino.

L' inerme signora, a 84 anni, non sopravvisse ai colpi delle 6 del mattino nei pressi di una porta del centro antico, lontana dalle abituali mete turistiche della parte più suggestiva di Bitonto.
Immaginate cosa possa significare per il rappresentante di una Comunità vivere il lutto di una perdita così grande.

Tutte le televisioni italiane si occuparono della tragedia, le immagini del territorio furono indissolubilmente legate a quel vicolo macchiato di sangue e alle nostre lacrime.

Il Prefetto convocò il comitato per la sicurezza pubblica ed il ministro degli Interni venne personalmente a Bari.
Le mie prime parole furono: «Queste pallottole le abbiamo pagate anche noi».
Avevo tanto dolore da sopportare, tanta rabbia per quei ragazzi che compravano droga e alimentavano l'acquisto di armi di questi criminali.
Giovanissimi soprattutto. I loro visi, nella mia mente, furono coperti da cento divise delle forze dell'ordine arrivate per rastrellare la Città.

Era guerra. Lo Stato aveva giurato di eliminare tutte le infrastrutture sulle quelli le organizzazioni criminali avevano messo le mani su Bitonto .
Non vi furono solo arresti continui e centinaia di perquisizioni, ma la eliminazione di decine di telecamere della mafia installate nei vicoli della città antica e della zona 167, piazzate per controllare l'arrivo delle forze dell'ordine.

Molti cittadini si sentirono rinfrancati e cominciarono a scrivermi in privato, facendo segnalazioni puntuali che il Questore mise a frutto con l'Arma dei Carabinieri, la Gdf e, ovviamente, la Polizia di stato.

Ma io non trovavo pace. Anna Rosa, la sua vita persa, la comunità mortificata da tutto quanto.
Le stesse giovani attività commerciali che avevano conquistato terreno sottraendolo, con la loro presenza, a 50 anni di attività illegali stavano mollando.

Qualcuno mi scrisse che i forestieri avevano paura a entrare in Città. Altri che avrebbero chiuso di lì a breve.
Il 20 gennaio 2018 ero in consiglio comunale. Completamente estraneo alla discussione, riflettevo sul da farsi, su come reagire. L'idea stessa delle dimissioni in testa mi accompagnava costantemente: questa volta era davvero troppo.

Avevo vissuto assalti al Comune di un migliaio di disperati in corteo, minacce ed intimidazioni, auto saltate in aria di dirigenti comunali, tradimenti politici. Ma nulla in confronto a quello che era accaduto.
Proprio durante quel consiglio comunale, arrivò una notifica sul cellulare. In piena euforia post rigenerazione urbana la mia giunta candidò il dossier dei nostri progetti ed iniziative per entrare nella top ten (finalisti) un anno prima della nomina di capitale italiana della cultura 2020.
Avevamo raccontato la nostra storia ed i nostri risultati in quel dossier, di una Bitonto che da oscura diventava turistica con una strategia precisa.

Quella notifica sul cellulare fu il Momento : Bitonto era tra le dieci finaliste.
Unica pugliese superò tanti, forse troppi, comuni più blasonati che restarono fuori dalla finale (per esempio Paestum, Agrigento, Caserta, Ravello, Fasano, Gallipoli, etc) : la giunta esultò, io piansi.
A casa vidi il buio e crollai in un sonno profondo di tanto tempo. Per troppo non avevo neanche chiuso occhio.

Poco dopo la mia città fu riscattata da se stessa e nuovamente tornarono le televisioni. Questa volta però raccontarne la bellezza, le visioni, le prospettive. Vivemmo per un mese un'attesa meravigliosa e ci presentammo alla commissione giudicatrice con l'entusiasmo degli outsider.

Vinse, come qualcuno scrisse, chi aveva già una corona. Vinse Parma. Ma la tristezza per Anna Rosa e la gioia di quella finale non le dimenticherò più perché sono ancora dentro di me, una attaccata all'altra come in un gomitolo di lana che non vuole andare via.
L'Italia ci vide in tutta la nostra fragile grandezza e, soprattutto, le nostre potenzialità, mentre la Città ritrovò il suo orgoglio.

Nei giorni successivi la Regione Puglia, commossa da tutto quello che era accaduto, ci riconobbe ufficialmente capitale meridionale della cultura 2020. Infatti non lo avevamo neanche notato : tra le dieci finaliste Bitonto era l'unica città del Mezzogiorno.

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