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Il bambino ha 5 anni e vive con la madre, avvocatessa trasferitasi a Bari dopo la fine della relazione. È iscritto all’asilo

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BARI - Kramer contro Kramer. Un dramma familiare e legale, la storia di una separazione tra un uomo e una donna. Lui è un imprenditore, vive a Como, lei è un avvocato che per ricominciare a vivere e farsi una nuova famiglia ha scelto Bari, alla fine di una convivenza diventata troppo dolorosa che l’ha costretta ad andare via di casa per sottrarsi, secondo la sua versione, ai comportamenti aggressivi del marito.

Regola vuole che nella separazione consensuale i coniugi siano d’accordo sia nel richiedere al Tribunale la separazione, sia sul come gestire l’affidamento dei figli, l’assegnazione della casa coniugale e tutte le questioni di tipo economico.
La speranza di trovare un’intesa in questo caso è naufragata dopo alcuni mesi e alla donna non è rimasto che chiedere ai giudici di emettere una sentenza di separazione che regoli i rapporti patrimoniali tra lei e il marito e riguardo al figlio.
In questa fase i coniugi non sono più tenuti a rispettare i doveri di coabitazione e fedeltà, mentre non viene meno l’obbligo di assistenza materiale verso il coniuge più debole, in questo caso la moglie che si è trasferita a Bari e che sta cercando di rimettere in piedi la sua attività professionale, e il dovere per entrambi di educare, mantenere ed istruire il loro unico figlio.
La risposta del marito, nel corso dell’udienza convocata per mettere a confronto le istanze dei coniugi, è stata la richiesta di ottenere l’affido esclusivo del figlio accusando la moglie e il suo nuovo compagno barese, anche lui avvocato, di volerlo screditare. Il bambino è finito al centro di una contesa i cui sviluppi stanno ora contrapponendo, nei giudizi sulla opportunità riguardo l’adozione di alcuni provvedimenti e l’attivazione di talune procedure da parte del Tribunale di Como, istituzioni ed enti di due città diverse, Como e Bari appunto.

La causa di affidamento viene combattuta sull’asse tra Puglia e Lombardia a colpi di querele, esposti consegnati nelle mani di quella magistratura inquirente di Reggio Emilia che sta indagando su casi analoghi e segnalazioni al Csm. È iniziata una battaglia legale nel corso della quale la difesa della donna ha descritto come viziate sia la perizia del consulente tecnico sulle idoneità dei coniugi che la conseguente decisione di due giudici del Tribunale comasco di affidare ai Servizi sociali della Lombardia il piccolo, per sottrarlo alla litigiosità dei genitori, «collocandolo dal padre».
Inoltre gli avvocati baresi hanno puntato il dito contro il ruolo svolto del legale dello stesso genitore, avvocato presso il foro di Como e nel contempo legale rappresentante e presidente del Consiglio di amministrazione di un Consorzio di servizi sociali costituito da diversi Comuni a cui è stato infine affidato il piccolo.

Il Tribunale di Como, che inizialmente e in via provvisoria aveva disposto la «permanenza della dimora presso la madre» ha poi ribaltato tutto. Un cambio di rotta deciso e confermato da due giudici diversi che sembrerebbe non aver preso in considerazione il fatto che il bambino di soli 5 anni, oramai iscritto nel Comune di Bari come residente, finirebbe per essere allontanato dalla madre da cui non è stato mai separato, dall’asilo di Bari che frequenta oramai da due anni e dalle amicizie che ha stretto. Tutto questo in palese contrasto con quanto indicato anche dal Garante della Regione Puglia per i Diritti dei Minori e dagli assistenti sociali di Bari chiamati in causa.
Questa vicenda, tra appelli, querele e ricorsi promossi dalla difesa della donna è diventata ora anche una corsa contro il tempo. Il Tribunale di Como, infatti ha già disposto l’esecuzione forzata, con l’intervento della forza pubblica, del prelevamento del bambino e il suo trasferimento da Bari verso la provincia di Como. La decisione, lamentano gli avvocati baresi, «punisce nei fatti la madre per la lontananza rispetto alla residenza del marito e le fa vedere il figlio un fine settimana al mese». «Inoltre - aggiungono - dispone a suo carico un assegno di mantenimento di 300 euro mensili non tenendo conto della attuale mancanza di reddito della donna che sta rimettendo in piedi la sua attività a fronte dell’alto reddito del marito».
Eppure la contesa per la separazione - diventata poi una vera battaglia legale senza esclusione di colpi che ricorda quella del film uscito nel 1979 Kramer contro Kramer (cioè il modo con cui negli Stati Uniti si fa riferimento ai cognomi delle due parti a processo) - era cominciata in un clima di apparente reciproca comprensione e disponibilità a risolvere civilmente la controversia.

La donna, dopo la decisione di trasferirsi a Bari e riprendere la libera professione, aveva presentato il nuovo compagno al marito che, a quanto pare, l’avrebbe anche autorizza ad iscrivere il figlio presso una scuola materna di Bari. Lei aveva inoltre messo nelle mani del consorte un abbozzo di accordo che prevedeva come punto principale il trasferimento a Bari con il bambino, pregandolo di prendere una decisone. Stanca di aspettare una risposta e spinta dal bisogno di ricostruire famiglia e professione, dopo tre mesi lo aveva informato che non avrebbe atteso altro tempo prima di consegnare la richiesta per la separazione giudiziale, sollecitandolo a portare avanti le trattative per la consensualizzazione della procedura. Da quel momento, dopo una prima reazione dell’uomo che sembrava assecondare il nuovo progetto di vita della moglie la situazione è precipitata. Le denunce presentate dalla donna conterrebbero il racconto (in alcuni casi documentato) degli scontri verbali, delle minacce subite e di momenti di altissima tensione come quando, riportando il bambino a casa dei parenti della moglie dopo una settimana di vacanza trascorsa insieme, l’uomo avrebbe aggredito e preso a calci e pugni il nuovo compagno della moglie minacciandolo pesantemente.

La madre continua a lottare e attraverso il suo difensore ha presentato reclamo dinanzi la Corte di Appello di Milano avverso il procedimento di collocazione del bambino dal padre con istanza di sospensione. Dopo aver emesso il provvedimento di esecuzione del trasferimento del bambino che prevede anche l’uso della forza pubblica, per il tramite degli assistenti sociali di Bari e il ricorso degli avvocati baresi, lo stesso Tribunale di Como si è riservato di prendere una decisione definitiva. Intanto il Servizio tutela minori del Consorzio Servizi Sociali competente sul territorio della provincia di Como, ha insistito per l’esecuzione forzata affinché il bambino venga tolto dalle mani della madre e ha chiesto a Bari una data disponibile per l’esecuzione.

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