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Costa Ripagnola, la Regione è prudente: «C'è il rischio di un contenzioso»

Costa Ripagnola, la Regione è prudente: «C'è il rischio di un contenzioso»

Continua il caso dei trulletti sulla Cozze-Polignano

25 Luglio 2019

Michele De Feudis

Diciassette pagine di relazione sul progetto di riqualificazione e valorizzazione dell’area Costa Ripagnola: le ha firmate il direttore del Dipartimento Mobilità, opere pubbliche e paesaggio della Regione Puglia, Barbara Valenzano. Il documento, inviato al governatore Michele Emiliano, all’avvocatura regionale, all’assessore all’Ambiente Gianni Stea e a quello alla pianificazione territoriale, Alfonso Pisicchio, offre un quadro della complessità della vicenda e rileva le criticità emerse sotto il profilo ambientale, urbanistico e paesaggistico.

La relazione parte da elementi acquisiti: il procedimento in corso scaturisce dal «provvedimento regionale n. 67 del 28 marzo 2019, propedeutico al successivo permesso di costruire rilasciato dal Comune di Polignano n. 5 del 15 maggio 2019; mentre il provvedimento regionale n. 1441 del 23 luglio 2018 ha ammesso la Serim Srl (società proponente l’intervento) alla successiva fase di presentazione del progetto definitivo prodromico alla concessione del finanziamento». A questi si aggiunge anche il Provvedimento autorizzatorio unico regionale che rilascia la Via, l’autorizzazione paesaggistica e il parere dell’Asl (del 28 marzo 2019).

La Valenzano specifica, in merito alla competenza regionale allo svolgimento della procedura di verifica di Via, di Via in connessione al finanziamento regionale, questa conclusone: «Si potrebbe approfondire se il presunto vizio di incompetenza relativo al provvedimento di verifica di assoggettabilità a Via possa inficiare anche il provvedimento di valutazione di impatto ambientale assunto all’interno del Paur». Poi si riferisce, in merito alla possibile annullabilità o revocabilità del provvedimento autorizzatorio unico regionale il rischio di arrivare a una partita giudiziaria: «un’eventuale revoca o annullamento in autotutela del provvedimento esporrebbe inevitabilmente l’Amministrazione regionale ad un contenzioso il cui esito è ontologicamente incerto».

Nel documento risaltano anche criticità edilizie: «l’assenza di una compiuta verifica circa la legittimità di tutti le costruzioni esistenti interessate dall’intervento in oggetto»; «l’abbassamento della quota di calpestio interna di tutti i manufatti insistenti nel compendio (senza distinzione di sorta tra i “trulli” veri e propri e gli ampliamenti non meglio identificabili), ai fini del conseguimento dei requisiti di abitabilità (altezze degli ambienti) imprescindibili ai fini dell’esercizio dell’attività alberghiera, si configura come un intervento di ristrutturazione edilizia non ammissibile»; «le variazioni distributive non rispettano le caratteristiche tipo-morfologiche delle antiche costruzioni rurali poiché esse appaiono strettamente funzionali alla creazione della “camera d’albergo con bagno in camera”, non propriamente riconducibile alla tipica articolazione delle attività umane svolte nelle costruzioni rurali del tipo a “trullo” e, pertanto, non coerenti con il “restauro conservativo”, in violazione della stessa compatibilità d’uso prescritta dalle norme Regolamentari comunali, in quanto più propriamente riconducibili alla “ristrutturazione edilizia” espressamente vietata (rectius non consentita)» in quella zona. L’articolato studio è stato inviato a tutti gli uffici regionali interessati, al fine procedere ad ulteriori verifiche.

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