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Allarme a Bari, «saldi della droga»: pasticche di benvenuto a un euro

Dilaga in città la «moda» delle offerte di stupefacenti a basso costo con messaggi e chat

Allarme a Bari, «saldi della droga»: pasticche di benvenuto a un euro

BARI - Quando lo spacciatore diventa virtuale e il web condiziona le regole del mercato. Una dose «in rete» costa molto meno ed ecco che per allettare i clienti, fidelizzarne di nuovi e iniziare i neofiti al fantastico mondo dello sballo per comprare una «pasticca» basta un euro. Chiamatele offerte di «Benvenuto!». Quello della droga segue le stesse logiche economiche di qualunque mercato di fronte alla concorrenza, e quella online è sempre più aggressiva. Trovare il punto di equilibrio tra domanda e offerta, al giusto prezzo sta innescando a Bari una specie di asta al ribasso.

«I prezzi sono scesi ancora, si comprano dosi di eroina gialla anche a 3 euro, per una media sui 5. La coca viaggia dai 5 ai 6 euro, per una dose delle due sostanze che serve da “speed ball”, c’è il forfait sotto ai 10 euro» racconta alla “Gazzetta” uno di quei ragazzi dello «zoo» della Stazione centrale, una specie di corte dei miracoli dove alla controra e alla prime ombre della sera vedi bustine passare di mano. Qui bastano 3 euro per comprare la nuova droga dei poveri, un ansiolitico (il più delle volte si tratta di Rivotril, Suboxone, Contramal,) che dà lo stesso effetto dell’eroina se lo butti giù insieme a un bicchiere di birra o di vino. Questi psicofarmaci spacciati per strada, anche low cost. sono facilmente reperibili anche per i ragazzini.

L’erba ai livelli più bassi Ci sono poi l’hashish (con meno di 10 euro se ne compra un grammo, viene bagnato con il metadone, per creare dipendenza da oppiacei) e la marijuana, ormai affondate in un mercato di basso livello con sostanze chimiche che accentuano lo sballo. Si parla di eroina tagliata con oppiodi sintetici arrivato in strada. Si producono dosi micro, piccolissime, e si tengono bassi i costi con l’aiuto di sostanze dieci volte meno care e molto potenti. Per chi ha qualche euro in più c’è l’insostenibile leggerezza della marijuana «geneticamente modificata» venduta con un messaggio “w”hatsapp, che a Bari è diventata la droga numero uno, tra le feste sulle terrazze della Bari che conta e la «kid generation», la generazione dei ragazzi. La marijuana pura e semplice non basta più, se non è «spruzzata» (espressione utilizzata nel giro dello spaccio), arricchita, potenziata nel suo principio attivo, venderla è difficile.

L’era di whatsapp Dall’analisi sull’andamento del mercato fatta attraverso le risultanze delle inchieste della polizia giudiziaria, emerge un altro dato importante: venditori e acquirenti hanno oggi un alleato prezioso che si chiama «Whatsapp messenger». Per prendere accordi chi vende utilizza le «app» per la messaggistica. La trattativa si svolge nell’etere. Ora e luogo per la consegna vengono fissati via chat. Per l’appuntamento lo spacciatore sceglie il più delle volte il suo territorio, quello in cui si sente più protetto e sicuro. Oppure le cosiddette «zone franche», le terre di nessuno, fuori dai domini dei clan, da Mungivacca a Parco 2 Giugno fino a Torre a Mare.

La «skunk» Più dell’8% della popolazione fuma regolarmente. Il dato accomuna il capoluogo a tutte le altre grandi città italiane. Cresce la domanda a Bari e di pari passo l’offerta si fa più «qualificata». Salgono le quotazioni della cosiddetta marijuana con certificato di qualità, detta «skunk», una varietà ottenuta incrociando semi di cannabis colombiani, messicani e afghani, con un principio attivo fra l’8 e il 16%. L’innalzamento della domanda di questa droga «geneticamente modificata» smerciata con un prezzo al dettaglio superiore di 3-4 volte alla quotazione base di 3 o 4 euro al grammo (con offerte speciali di un euro) per la marijuana semplice. Insomma se non è «spruzzata» (espressione utilizzata nel giro dello spaccio) la cannabis non tira. Il «cliente» ha bisogno di novità, è più attento, è informato, è esigente. «Sballare» per alcuni è la regola, anche fra studenti e lavoratori. Allora chiedono droghe diverse. A seconda del momento.

I laboratori domestici Oggi si consumano più droghe allo stesso tempo. E molti le fabbricano in casa. Si parla di «laboratory kitchen». In rete si possono trovare e comprare centinaia di tipi di semi. Non è più la tipica sativa o indica. C’è quella che agisce sulla mente e quella che stimola il fisico. La biotecnologia ha alterato anche il mondo degli stupefacenti. Ne esistono di tutti i tipi. E se non trovi quello che cerchi puoi sempre fabbricarlo.

Pochi grossisti A gestire la piazza barese è la malavita organizzata che si rivolge a pochi e selezionati grossisti. Non c’è grande concorrenza, non ci sono conflitti. Le famiglie dei clan piazzano la merce acquistata dai grossisti ai propri gruppi affiliati i quali sono tenuti a servirsi in esclusiva dai «mammasantissima». I problemi in questa filiera dello spaccio nascono al livello più basso, ossia nel controllo da parte dei picciotti sui venditori al minuto, che devono lavorare rispettando una serie di regole severe. Non possono vendere fuori dalle zone sotto il controllo della «famiglia», non possono acquistare da picciotti di altri clan. I margini di guadagno realizzati da chi opera nei due livelli più bassi è sempre più ridotto.

Gli storici quartieri Grossisti e boss invece continuano a lucrare. Japigia, Libertà, Madonnella, San Paolo sono le grandi piazze di spaccio, dove il controllo dei clan è ancora fortissimo. Bari Vecchia, San Girolamo, Enziteto sono rioni satellite dei primi. A Carrassi, San Pasquale, Murat la situazione è più fluida. Ci sono anche delle nicchie legate allo smercio di droghe particolari, come le sintetiche: krokodil, lsd, ecstasy, yaba, cobret, shabu, popper, ketamina. In questo settore il controllo della malavita organizzata è molto limitato (sia sulla fabbricazione che sullo smercio) e gli spacciatori riescono ad avere più ampi margini di autonomia e di manovra.

I buchi della giustizia Ultima annotazione. Ci sono venditori dalla fedina penale immacolata che pure vantano una sfilza di precedenti di polizia. Fermati, arrestati non sono stati processati e giudicati. I tempi della giustizia non fanno paura. Il timore dei venditori di marijuana, cocaina, eroina e hashish non è quello di passare qualche giorno in gattabuia e di finire, chissà quando, in un tribunale, ma di perdere la merce, il guadagno e soprattutto la clientela.

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