Martedì 19 Marzo 2019 | 11:40

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I casi all'ospedale pediatrico

Bari, morbillo scambiato per mononucleosi: coinvolte 3 famiglie no-vax

Continua l'indagine sui contagi: 4 dei 5 minori sono parenti

Ospedale Pediatrico Giovanni XXIII, Via Giovanni Amendola, 207, 70126 Bari, Italia

Ospedale Pediatrico Giovanni XXIII di Bari

Il 23 ottobre una bimba di 8 anni si presenta al pronto soccorso dell’ospedale pediatrico «Giovanni XXIII» con la febbre alta e difficoltà respiratorie. I medici la trattengono in osservazione e poi la ricoverano in Malattie infettive, dove la diagnosi di dimissione è «mononucleosi». Quella bimba, figlia di genitori convintamente no-vax, era invece malata di morbillo: l’ospedale lo ha scoperto solo il 30 ottobre, tre giorni dopo averla rimandata a casa. È questo il caso-indice da cui è nata la catena di contagi di Bari. Catena che non può dirsi interrotta e che ha coinvolto tre famiglie. Tutte imparentate. Tutte, evidentemente, anti-vaccini. 

Man mano che passano i giorni, la situazione appare più chiara. E conferma che nel meccanismo di sorveglianza qualcosa potrebbe non aver funzionato. «C’è stato un ritardo nella diagnosi», riconosce Matilde Carlucci, direttore sanitario del Policlinico che da ieri ha preso le redini del Pediatrico. «La diagnosi di mononucleosi? Sì, in effetti è andata così. Ma il morbillo è difficile da riconoscere fino a quando non appaiono gli esantemi, e i sintomi possono essere simili». Resta tuttavia da capire perché il direttore del presidio, la dottoressa Maria Giustina D’Amelio, abbia informato il Dipartimento di prevenzione della Asl solo il 6 novembre (la legge imponeva di farlo entro 12 ore dalla conferma). Perché nel frattempo si erano ammalati anche il fratellino di 11 anni del caso-indice e un loro cuginetto di due anni (ricoverati il 1° novembre), ed era stato infettato un bimbo di 11 mesi che si trovava in reparto per otite. Il 6 novembre, poi, è stato il turno dell’ultimo minore, un terzo cugino di 16 anni, tuttora ricoverato. I minori tra loro imparentati hanno cognomi diversi (sono della provincia), e nessuno di loro era vaccinato nonostante le numerose sollecitazioni fatte della Asl negli anni.


Tre dei cinque minori sono ancora ricoverati, in condizioni che non destano preoccupazione. Per quanto riguarda i tre adulti, una guardia giurata di 20 anni in servizio nel reparto Infettivi del Pediatrico, una mamma di 43 (una delle due figlie era stata ricoverata lì, entrambe vaccinate) e una donna di 37, si trovano al Policlinico alle prese con possibili complicanze del morbillo. Il laboratorio di Epidemiologia diretto dalla dottoressa Maria Chironna ieri ha confermato anche la diagnosi dell’ultimo caso (la mamma), mentre per la donna di 37 l’indagine epidemiologica dovrebbe aver escluso la correlazione con il Pediatrico. Anche qui, però, vanno approfonditi alcuni aspetti, perché un contagio potrebbe essere avvenuto al Pronto soccorso del Policlinico.
L’indagine epidemiologica andrà avanti insieme alle attività di post-esposizione, che hanno riguardato - tra l’altro - le scuole frequentate da alcuni dei minori. Ma non quelle del caso-indice e di suo fratello, perché il Dipartimento di prevenzione è stato informato quando ormai il tempo di incubazione della malattia (10 giorni) era già passato: il vaccino può essere efficace nel post-esposizione solo se somministrato entro le 72 ore. I genitori hanno riferito ai medici della Asl che i fratellini mancavano da scuola da oltre due settimane prima dei sintomi: il Dipartimento sta comunque continuando la verifica sulla copertura vaccinale di tutti i compagni. Anche il 16enne era assente dai banchi da molto, mentre gli altri due sono troppo piccoli e non frequentano scuole.


Il ministero della Salute, che ieri ha chiesto un report epidemiologico alla Regione «per eventualmente predisporre mirate attività ispettive», ritiene che si tratti di «un classico “episodio atteso” di un focolaio familiare ospedaliero», focolaio che «è sotto controllo» ma che è scoppiato «nonostante le ottime percentuali di copertura vaccinale della Puglia». E, annunciando le nuove regole di sorveglianza integrata di morbillo e rosolia, il ministero sottolinea che «il solo obbligo vaccinale non basta»: serve un aggiornamento del Piano strategico di eradicazione per «aumentare la consapevolezza del valore dell’immunizzazione attraverso i vaccini come strumento di prevenzione lungo tutta la vita».

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